Il nuovo Piano quinquennale cinese: ambiente, energia, innovazione e impatti globali

Ieri, nella Grande Sala del Popolo a Pechino, Xi Jinping e altri leader del Partito Comunista Cinese (PCC) e dello Stato hanno presenziato alla solenne cerimonia di apertura della quarta sessione della XIV Assemblea Popolare Nazionale (APN) che segna l’avvio del 15esimo Piano Quinquennale (2026-30).
Il Quotidiano del Popolo, organo ufficiale del Comitato centrale del PCC, scrive che «La convocazione con successo delle "due sessioni" nazionali riveste un'importanza fondamentale e di vasta portata per l'efficace svolgimento del lavoro di quest'anno e anche dei prossimi cinque anni, per la pianificazione e il raggiungimento dei principali obiettivi e compiti di sviluppo socio-economico, nonché per gettare solide basi e accumulare le forze necessarie per realizzare sostanzialmente la modernizzazione socialista. Attraverso la comprensione delle "due sessioni", i paesi di tutto il mondo acquisiranno una comprensione più profonda dell'essenza della governance cinese. I legislatori discuteranno sulla bozza del piano nei prossimi giorni. Una volta approvato, accompagnerà la Cina fino alla fine del decennio, promuovendo l'obiettivo a lungo termine del Paese di costruire un grande Paese socialista moderno sotto tutti gli aspetti entro la metà del secolo».
in un editoriale pubblicato il 28 febbraio su Eurasia Review, l'analista geostrategico Imran Khalid spiegava che nlle intenzioni di Xi e della leadership della Repubblica popolare cinese il nuovo piano quinquennale dovrebbe innescare «Un cambiamento radicale verso un futuro più sofisticato, guidato dalla tecnologia e dai consumi, con effetti a catena che si estenderanno ben oltre la Cina, ha scritto». Secondio lui le decisioni che si prenderanno in questi giorni all’APN potrebbero essere «Un momento spartiacque per l'economia globale».
Tra le misure legislative da esaminaree ci sono una bozza di codice ambientale, una bozza di legge sull'unità etnica e una bozza di legge sulla pianificazione dello sviluppo nazionale. Il Quotidiano del Popolo fa notare che «La proposta di codice ambientale giunge mentre la Cina si avvicina al suo obiettivo di raggiungere il picco di emissioni di carbonio entro il 2030».
Wu Fenggang, consigliere politico nazionale ed economista industriale dell’Istituto del Socialismo di Jiangxi, ha detto che «Il nuovo piano si basa su una solida base che abbiamo costruito durante il periodo del 14esimo Piano Quinquennale. Grandi progressi, come quelli nel campo delle energie rinnovabili, ci danno la fiducia necessaria per continuare a spingerci verso la fase successiva.
Guardando al futuro, la Cina si trova ad affrontare crescenti ostacoli esterni derivanti da tensioni geopolitiche, unilateralismo e protezionismo, nonché da un'economia globale stagnante. Le sfide interne includono una domanda insufficiente, la pressione demografica e la transizione verso nuovi motori di crescita.
Il 15esimo Piano Quinquennale cinese ha alcuni obiettivi e compiti principali: Ragionevole crescita del PIL: Crescita della spesa totale in Ricerca e Sviluppo a un tasso medio annuo di oltre il 7%: Diminuzione cumulativa del 17% delle emissioni di anidride carbonica per unità di PIL; Valore aggiunto dei principali settori dell'economia digitale attestato al 12,5% del PIL: Durata media di scolarizzazione della popolazione in età lavorativa aumentata a 11,7 anni: Aspettativa di vita aumentata a 80 anni; Capacità produttiva complessiva di cereali di 725 milioni di tonnellate; Capacità complessiva di produzione energetica di 5,8 miliardi di tonnellate di carbone standard.
Secondo le raccomandazioni emanate a ottobre dal Comitato centrale del Partito comunista cinese per la formulazione del nuovo piano quinquennale, nei prossimi anni la Cina sarà caratterizzata da uno sviluppo di alta qualità. Le raccomandazioni evidenziano nuovi fattori di crescita per i prossimi anni, tra le quali i l'idrogeno e l'energia da fusione nucleare, le interfacce cervello-computer, l'intelligenza artificiale incorporata e le comunicazioni mobili 6Gi.
Zhu Lianqing, consigliere politico nazionale e professore all’università di scienza e tecnologia dell'informazione di Pechino, ha detto che «Tra cinque anni sempre più tecnologie passeranno dai laboratori all'economia reale e faranno la loro comparsa nella vita quotidiana delle persone. La ricerca del mio team sull'optoelettronica e sulla rilevazione intelligente ha già contribuito alle recenti scoperte della Cina nei settori dei nuovi materiali, dell'aerospaziale e dell'economia a bassa quota. Dobbiamo accelerare il passo nello sviluppo di settori emergenti e orientati al futuro e promuovere innovazioni e progressi reali e originali nelle tecnologie di base».
L'Iddri, un think tank internazionale per lo sviluppo sostenibile con sede a Parigi, ha dedicato un dossier al nuovo Piano Quinquennale cinese nel quale Li Shuo, direttore del China Climate Hub dell'Asia Society Policy Institute, analizza la portata dei principali obiettivi del piano in termini di ambizione climatica ed economia cinese, nonché il loro impatto sulle politiche globali di decarbonizzazione.
Per Li Shuo, «Il dato più eclatante di questo quindicesimo piano quinquennale è l'obiettivo di crescita del PIL del 4,5 – 5%, il più basso obiettivo di crescita dai tempi della riforma e dell'apertura della Cina, che indica un rallentamento strutturale della sua economia mentre il Paese entra in una nuova fase del suo sviluppo. Rispetto ad altre priorità come l'autosufficienza tecnologica, la modernizzazione economica e la potenza militare, non si prevedeva che il clima e lo sviluppo sostenibile occupassero un posto di rilievo nel piano. L'indicatore più significativo dell'ambizione climatica di Pechino risiede nel suo obiettivo di intensità di carbonio, che misura la riduzione delle emissioni per unità di crescita del PIL. Il piano prevede una riduzione del 17% entro il 2030, un livello che non consentirà alla Cina di raggiungere l'obiettivo di una riduzione del 65% rispetto ai livelli del 2005 entro la fine del decennio, come promesso nella prima serie di Nationally Determined Contributions (NDC) nell'ambito dell'Accordo di Parigi. Questo obiettivo di riduzione del 65% doveva essere attuato in due cicli di pianificazione: il 14esimo Piano Quinquennale (2021-2025) e il 15esimo Piano Quinquennale (2026-2030). Le perturbazioni economiche e una crescita del PIL molto più lenta del previsto durante gli anni del Covid, unite alla continua dipendenza dall'industria pesante, hanno ostacolato significativamente i progressi verso questo obiettivo. Di conseguenza, la seconda metà di questo decennio ha dovuto affrontare l'arduo compito di recuperare il tempo perso nella prima metà. L'obiettivo introdotto nel 15esimo Piano Quinquennale riflette il tentativo del governo di ridurre al minimo i controlli sull'intensità di carbonio, ammettendo così che l'obiettivo iniziale del 2030 è troppo difficile da raggiungere».
Ma per Li, al di là dell'obiettivo principale, vanno attentamente analizzate due dinamiche, che si svolgono in gran parte al di fuori del linguaggio ufficiale del piano quinquennale.
Primo, la traiettoria delle emissioni assolute della Cina: «Un numero crescente di evidenze indica che le emissioni della Cina sono entrate in una fase di stabilizzazione strutturale – si legge nel dossier IDDRI - Secondo il Centre for Research on Energy and Clean Air (CREA), si prevede che le emissioni di CO2 legate all'energia diminuiranno leggermente nel 2025, prolungando la stabilizzazione o il trend discendente iniziato all'inizio del 2024. Questo cambiamento è dovuto a fattori strutturali che non sono temporanei: un rallentamento economico generale, un calo della domanda di materiali ad alta intensità di carbonio come acciaio e cemento e la rapida integrazione delle energie rinnovabili nella rete elettrica».
Il governo comunista cinese esita a riconoscere queste ultimi trend in materia di emissioni, «In parte a causa di una cultura burocratica conservatrice - spiega Liu - e in parte perché un picco precoce alimenterebbe aspettative di ulteriori tagli alle emissioni, il dibattito in Cina si sta gradualmente spostando dalla questione del momento in cui le emissioni raggiungeranno il picco a quella della velocità con cui dovrebbero poi diminuire. A questo proposito, la rapida integrazione di fonti energetiche a zero emissioni di carbonio come l'eolico e il solare, insieme al ruolo crescente delle batterie nella gestione delle fluttuazioni di carico sulla rete elettrica cinese, potrebbero ridurre la consolidata dipendenza della Cina dal carbone, creando più spazio di manovra per compiere progressi nella lotta al cambiamento climatico nei prossimi cinque anni. Anche le batterie, in quanto nuovo settore strategico, dovrebbero ricevere un maggiore sostegno politico nei prossimi piani settoriali quinquennali della Cina».
Secondo, la competitività del settore delle tecnologie pulite: «Poiché la decarbonizzazione è sempre più legata alla politica industriale – fa notare LI - l'attenzione deve essere focalizzata, oltre che sulla misurazione delle emissioni, sulle industrie che contribuiscono a mitigare il cambiamento climatico. In questo ambito, la Cina rimane dominante a livello globale: rappresenta circa l'80% della produzione globale di pannelli solari fotovoltaici e oltre il 70% della produzione di turbine eoliche e batterie per veicoli elettrici. Sebbene il 15esimo Piano Quinquennale ponga l'accento sulla gestione delle sfide interne legate all'ipercompetizione, tra cui le incessanti guerre dei prezzi e gli investimenti eccessivi in alcuni segmenti, questi problemi non possono essere risolti nel settore delle tecnologie pulite semplicemente incrementando i consumi interni. Nel settore solare, ad esempio, nonostante lo straordinario ritmo di sviluppo della Cina, la capacità produttiva rimane tre volte superiore al consumo nazionale. Il resto del mondo deve quindi prepararsi a un continuo afflusso di pannelli solari, turbine eoliche e veicoli elettrici cinesi a prezzi competitivi».
L’IDDRI evidenzia che «Il vantaggio comparato della Cina in questi settori è diventato strutturale. Riflette una scala economica senza pari, catene di approvvigionamento profonde e integrate e un forte sostegno politico al settore da oltre un decennio. In questo senso, questo predominio è una caratteristica, non un difetto, della strategia economica di Pechino. La questione strategica per gli altri Paesi non è quindi più se la Cina rimarrà al centro della produzione di energia pulita, ma come sceglieranno di rispondere a questa realtà».
Li Shuo conclude: «La narrativa prevalente in alcune economie sviluppate negli ultimi anni – secondo cui potrebbero liberarsi dalle importazioni industriali dalla Cina e al contempo creare rapidamente catene di approvvigionamento alternative – si basa su presupposti economici discutibili e su una sottovalutazione della competitività strutturale della Cina. Non ha ancora portato a una sostituzione su larga scala dei prodotti cinesi, né alla definizione di una tempistica compatibile con gli obiettivi climatici. Il dilemma centrale per i policymaker occidentali è quindi come trovare un equilibrio tra decoupling e decarbonizzazione. Mentre la retorica suggerisce che entrambi gli obiettivi possano essere raggiunti simultaneamente, nella pratica, dare priorità a uno ostacola inevitabilmente l'altro».
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