In Italia acqua razionata per oltre 1 milione di persone nei capoluoghi, soprattutto in Sicilia

Mar 20, 2026 - 17:00
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In Italia acqua razionata per oltre 1 milione di persone nei capoluoghi, soprattutto in Sicilia

Nel 2024, le misure di razionamento nella distribuzione dell’acqua potabile hanno interessato complessivamente oltre un milione di residenti nei capoluoghi di provincia/città metropolitana, pari al 5,8% della popolazione complessiva dei capoluoghi, quasi interamente concentrati nel Mezzogiorno e, in particolare, in Sicilia (726.230 residenti, quasi la metà della popolazione residente nella regione). Nel Centro le misure sono state applicate nel capoluogo di Fermo (4.110 residenti, l’11,5% della popolazione residente nel comune). Rispetto all’anno antecedente, si osserva un peggioramento sia della quota di popolazione coinvolta (+1,5 punti percentuali, quando i razionamenti interessavano 760 mila residenti), sia nel numero di capoluoghi interessati dalle restrizioni, passati da 14 a 17 e configurando il secondo valore più elevato tra i capoluoghi a partire dal 2010. I fattori che incidono sulla scarsa o insufficiente disponibilità della risorsa idrica in questi territori sono molteplici. Tra i principali si segnalano la marcata obsolescenza delle infrastrutture acquedottistiche e il protrarsi, anche nell’anno di osservazione, di significativi deficit di precipitazioni, in particolare nel Sud e nelle Isole (-18% rispetto alla normale climatologica 1991-2020). In Sicilia la gravità della situazione ha condotto la Regione a dichiarare lo stato di emergenza nel 2024. Il quadro è stato ulteriormente aggravato dalle temperature record registrate a livello nazionale, con valori minimi e medi ai massimi livelli misurati, risultando il 2024 l’anno più caldo mai rilevato a scala nazionale. La combinazione di tali fattori ha determinato, in molti casi, una riduzione della disponibilità idrica negli invasi, anche nei territori già interessati da misure di razionamento, come in Sicilia dove il livello complessivo è diminuito del 30%.

Nel 2024, sono state adottate misure di razionamento in tutti capoluoghi della Sicilia, tranne Siracusa, in tutti quelli della Calabria, ad eccezione di Crotone, nonché a Fermo, Pescara, Chieti, Campobasso e Potenza. Tra i Comuni coinvolti figurano anche i capoluoghi di città metropolitana di Reggio di Calabria, Messina, Palermo e Catania. Quasi raddoppiato il numero complessivo dei giorni oggetto di misure emergenziali. In quattro capoluoghi le restrizioni nella distribuzione dell’acqua potabile hanno interessato tutto il territorio comunale. La situazione più critica è ad Agrigento, dove l’erogazione dell’acqua ai residenti è stata sospesa o ridotta in tutti i giorni dell’anno, con turnazioni settimanali, differenziate in base alla zona e serbatoio di distribuzione. Anche a Vibo Valentia la sospensione nella distribuzione dell’acqua avviene tutto l’anno durante le ore notturne, al fine di consentire il ripristino dei livelli nei serbatoi di accumulo e garantire la disponibilità idrica nei periodi di maggiore consumo. A Enna l’impatto è stato altrettanto grave, anche se con razionamenti in tre quarti dell’anno. A Trapani, invece, l’erogazione è stata ridotta per poco meno della metà dell’anno, sempre per il ripristino dei livelli di accumulo. Nei tre capoluoghi siciliani sopra citati, la combinazione di siccità prolungata e scarsità delle risorse idriche ha reso necessario il ricorso al servizio sostitutivo di autobotti comunali per garantire il rifornimento di acqua potabile ai cittadini, mentre in tutti gli altri capoluoghi italiani che hanno affrontato il razionamento idrico il disservizio ha interessato solo una parte del territorio comunale. Nel dettaglio, le situazioni di massima criticità hanno coinvolto tutta la popolazione ad Agrigento, dove la distribuzione dell’acqua è stata sospesa per 209 giorni e ridotta per 157; a Vibo Valentia con sospensioni per tutto l’anno nelle ore notturne, mentre a Enna per 275 giorni. A Trapani l’erogazione è stata sospesa per 165 giorni e ridotta per 28. Criticità severe, che pur interessando una parte del territorio hanno coinvolto una quota significativa di popolazione, si sono manifestate a Chieti, Cosenza e Caltanissetta, dove oltre l’80% della popolazione residente è stata interessata da sospensioni e/o riduzioni dell’erogazione idrica. A Cosenza le sospensioni sono state programmate con cadenza giornaliera dal tardo pomeriggio alle prime ore del mattino, per consentire il riempimento dei serbatoi di distribuzione; a Caltanissetta nel periodo tra aprile e dicembre l’erogazione è avvenuta con turnazione settimanale (una fornitura ogni sette giorni), supportata da servizi sostitutivi mediante autobotti e dall’installazione di serbatoi fissi di accumulo dislocati in diverse aree della città; a Chieti il servizio è stato sospeso per 113 giorni e ridotto per 105 giorni, con conseguente applicazione di misure di gestione emergenziale per garantire i livelli minimi essenziali di approvvigionamento, tra cui il ricorso a un servizio sostitutivo con autobotti destinato alle utenze più penalizzate. Situazioni mediamente critiche sono state rilevate a Potenza (il 78,2% della popolazione, per un totale di circa 50mila residenti interessati), Messina (71,1%, 154.614 residenti), Campobasso (65,3%, 31mila residenti), Ragusa (61%, 45mila residenti) e Palermo (il 44,5%, 280mila residenti). Minori disagi hanno coinvolto Pescara, Catania e Reggio di Calabria, dove la riduzione dell’erogazione ha interessato rispettivamente il 26,2%, 19,9% e 14,8% della popolazione, mentre disservizi marginali si sono occasionalmente verificati a Catanzaro (11,9%), a Fermo (11,5%) e Trapani (5,4%), in quest’ultimo capoluogo con riduzioni estese all’intero territorio.

Le opinioni delle famiglie in merito al servizio idrico e alla presenza di irregolarità nell’erogazione dell’acqua, rilevate attraverso l’Indagine “Aspetti della vita quotidiana”, arricchiscono il quadro emerso dalle osservazioni dirette della Rilevazione “Dati ambientali nelle città”. La scarsità d’acqua e la difficoltà di accedervi rappresentano una criticità soprattutto per le famiglie residenti nel Mezzogiorno. Nel 2025, il 10,2% delle famiglie dichiara di aver riscontrato irregolarità nel servizio di erogazione dell’acqua nell’abitazione, una quota in aumento di 1,5 punti percentuali rispetto al 2024. Il disservizio interessa 2 milioni 700mila famiglie, in modo disomogeneo sul territorio. Di queste, oltre due terzi sono residenti nel Mezzogiorno (1,8 milioni di famiglie); la Calabria si conferma la regione più esposta ai problemi di erogazione dell’acqua nelle abitazioni (lamenta questo problema il 37,3% delle famiglie, con un aumento di 7,4 punti percentuali rispetto al 2024), seguita da Abruzzo e Sicilia (rispettivamente con il 30,3% e il 29,5% delle famiglie). Decisamente meno critica la situazione nel Nord (Figura 5), dove denunciano un servizio di erogazione irregolare solo il 3% circa delle famiglie, mentre nel Centro lamenta il problema l’8,4% delle famiglie (in aumento di 2,3 punti percentuali). A livello nazionale, il 38% delle famiglie che lamentano questa criticità segnala un disservizio continuativo nel corso dell’anno, il 31,7% lo rileva solo nei mesi estivi e il 28,8% lo descrive come un evento sporadico.

a cura di Istat, dal rapporto “Le statistiche sull’acqua - Anni 2023-2025”

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