La casa come infrastruttura: Rebuild 2026 rilancia la sfida dell’abitare sostenibile

Il 12 e 13 maggio a Riva del Garda torna Rebuild, alla sua dodicesima edizione, con un tema che rispecchia l’urgenza del momento: Housing Remix. Non un convegno sull’emergenza abitativa, ma un luogo di confronto tra istituzioni, filiera delle costruzioni, finanza e innovazione per ripensare modelli, strumenti e politiche. Per la prima volta, l’intera manifestazione sarà certificata sul piano della sostenibilità degli eventi
Nato dodici anni fa come evento sulla tecnologia e l’innovazione nelle costruzioni Rebuild ha nel tempo ampliato il suo perimetro, seguendo la complessità crescente del settore.
L’edizione 2026 rappresenta un ulteriore passo avanti, molto ambizioso: non si tratta più solo di come si costruisce, ma per chi, a quali condizioni e con quali politiche.
Una domanda che riguarda l’intera struttura economica e sociale delle città europee – e che a Riva del Garda, il 12 e 13 maggio, troverà un tavolo di discussione all’altezza delle sfide future del settore dell’edilizia – che dovrà nei prossimi anni coinvolgere i temi della mobilità e della connessione digitale per stare al passo del cambiamento dello scenario italiano.
Una novità di metodo accompagna l’edizione 2026: per la prima volta, l’intero evento Rebuild sarà certificato sul piano della sostenibilità. Riva del Garda Fierecongressi dispone già da anni di una certificazione specifica per la gestione sostenibile degli eventi, ma quest’anno la certificazione viene estesa a tutto Rebuild – una scelta coerente con i valori che la manifestazione racconta e con la sua vocazione a essere non solo un luogo di dibattito, ma un esempio pratico degli standard che promuove.
Casa: una crisi che non si improvvisa
Entrando nel dettaglio degli argomenti che caratterizzeranno l’edizione 2026 di Rebuild, la crisi della casa è testimoniata da numeri che, purtroppo, parlano chiaro.
Secondo i dati della Commissione europea e di Eurostat, tra il 2015 e il 2025 i prezzi delle abitazioni nell’Unione europea sono aumentati in media di oltre il 50%, con picchi del +209,5% in Ungheria, +135% in Lituania e +124,4% in Portogallo.
Solo nel terzo trimestre del 2025, i prezzi delle case sono cresciuti di oltre il 5% su base annua, gli affitti di oltre il 3%. Circa il 10% della popolazione europea sostiene oggi un costo superiore al 40% del proprio reddito per l’affitto.
A questo si aggiunge un paradosso distributivo: l’edilizia sociale rappresenta appena il 6-7% dello stock abitativo europeo, contro l’11% del 2010, mentre in diversi Paesi fino al 20% degli immobili risulta vuoto o sottoutilizzato. La crisi non è solo quantitativa, ma anche – e forse soprattutto – di allocazione e di modello.
È in questo contesto che Rebuild 2026 assume il tema Housing Remix: non una risposta preconfezionata, ma un invito a ricombinare gli elementi già disponibili – politiche, capitali, regole, tecnologie, modelli sociali – per costruire una nuova agenda dell’abitare europeo.
Il filo conduttore dell’edizione 2026 è quindi un’idea che attraversa l’intero programma: la casa non è una merce come le altre, ma un’infrastruttura sociale ed economica.
Ezio Micelli, docente Iuav e presidente del Comitato scientifico di Rebuild, sottolinea come decenni di deregolazione abbiano portato a trattare l’abitazione come un bene di mercato ordinario, con conseguenze oggi visibili: esclusione delle fasce vulnerabili, erosione del ceto medio, perdita di competitività delle città.
Una città incapace di garantire accesso all’abitare non è in grado di attrarre talenti né di sostenere crescita collettiva.
Ripensare la casa come infrastruttura significa tornare a politiche a spettro ampio, che combinino regolazione, incentivi e investimenti pubblici e privati. Non in tutti i segmenti del mercato, ma dove il mercato da solo non arriva.

Cinque pilastri per un programma organico
Rebuild 2026 ha quindi deciso di strutturare il proprio programma attorno a cinque filoni tematici, pensati – come spiega Laura Risatti, project leader dell’evento – per abbracciare tutte le sfide dell’abitare senza lavorare per compartimenti stagni.
Il punto di partenza sono le Politiche e il quadro europeo: il programma si apre con una riflessione sull’imminente Piano Casa europeo e su come le sue indicazioni si declinino a livello nazionale e territoriale.
Il confronto coinvolgerà anche amministratori locali – sindaci, province, regioni – chiamati a raccontare cosa stanno già facendo e come si stanno preparando alla sfida abitativa dei prossimi anni.
La finanza è la leva che rende possibile l’housing, ma la domanda non è solo dove trovarla: è come attivarla e dove indirizzarla. Nel secondo pilastro – Capitali – si esplora la finanza pubblica, privata e d’impatto, con un’attenzione particolare all’affordable housing – non solo come si costruisce, ma come si gestisce nel tempo, sia economicamente sia socialmente.
La pianificazione urbanistica ha progressivamente perso il tema della casa dai propri radar. Regole è il terzo pilastro che si confronta con la necessità di reintegrare la dimensione abitativa nella pianificazione urbana, superando la separazione tra strumenti regolatori e politiche abitative che ha caratterizzato gli ultimi decenni.
La Commissione europea, nelle raccomandazioni per il nuovo Piano Casa, individua nell’innovazione industriale una delle leve principali per rendere l’abitare più accessibile.
Costruire – che è il nome della quarta sezione – meglio e a costi inferiori è una condizione necessaria per aumentare l’offerta di alloggi a prezzi sostenibili. Rebuild approfondisce le tecnologie e i processi produttivi che possono contribuire a questo obiettivo, con la cornice valoriale che caratterizza l’evento da sempre: sostenibilità, circolarità, efficienza energetica.

Il quinto pilastro – Abitare – è anche la novità più significativa di questa edizione. Alessandra Albarelli, direttrice generale di Riva del Garda Fierecongressi, lo descrive come un tentativo di rimettere al centro le persone – non solo la casa come prodotto o come oggetto di mercato, ma chi la abita e come i bisogni sociali stiano cambiando.
Cambiamenti demografici, nuovi modelli familiari, trasformazione degli stili di vita: capire questi trend è condizione preliminare per qualsiasi politica abitativa che voglia essere efficace nei prossimi anni.
E deve focalizzarsi anche sul tema di come facilitare e rendere più sostenibili gli spostamenti da casa verso il lavoro, le infrastrutture commerciali, sanitarie e logistiche. Anche in un’ottica di recupero dei borghi e delle periferie.
Sul tema è chiarissima la posizione di Ezio Micelli: “negli anni, c’è stata una grande concentrazione verso i poli metropolitani; oggi, proprio perché i valori sono così elevati – sia da un punto di vista del mercato che della locazione – iniziamo a vedere un ritorno alla dispersione nei grandi bacini metropolitani.
Se noi non interveniamo prontamente con forme di intervento sulla mobilità collettiva, rischiamo di riattivare un percorso assolutamente non sostenibile, basato sulla mobilità privata. Per cui, provocatoriamente, rispondo che il tema della mobilità è assolutamente centrale” perché per gestire un patrimonio, spesso sottoutilizzato, riconnettendolo e rendendolo di nuovo fruibile, non serve tanto e solo un intervento edilizio, quanto piuttosto restituendogli accessibilità e mobilità.
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