Lo scontro sui Pasdaran divide l’Ue, con Berlino contro Roma e Parigi

Gen 17, 2026 - 14:00
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Lo scontro sui Pasdaran divide l’Ue, con Berlino contro Roma e Parigi

L’ultima a puntare il dito contro Italia, Francia e Spagna per il loro no all’inserimento dei Pasdaran nella lista di quelle che l’Unione europea considera organizzazioni terroristiche è stata Hannah Neumann, eurodeputata tedesca dei Verdi e presidente della delegazione per i rapporti con l’Iran. «Questo è inaccettabile, alla luce della brutalità degli ultimi giorni. Esorto questi governi a riconsiderare rapidamente questa posizione e li contatterò personalmente», ha scritto giovedì su X. Il giorno prima era toccato a Manfred Weber, anche lui europarlamentare tedesco. Il leader del Partito popolare europeo (di cui fa parte Forza Italia, guidata dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani) aveva definito «folle» l’argomentazione secondo cui tale designazione potrebbe mettere a repentaglio i canali diplomatici con Teheran. «Come possiamo stabilire canali di comunicazione con un regime del genere?», aveva detto. «Abbiamo a che fare con un regime terroristico. Il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica è un’organizzazione terroristica».

Mentre Roma, Francia e Madrid frenano, Berlino spinge. Respingendo la partecipazione del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco di metà febbraio, il ministero degli Esteri tedesco ha dichiarato: «La posizione del governo tedesco su questo tema è chiara. Data la sanguinosa repressione delle proteste in Iran, riteniamo la sua partecipazione inappropriata». E ancora: «Abbiamo sconsigliato questo invito e abbiamo ribadito questa posizione».

L’inserimento dei Pasdaran nella lista è uno storico cavallo di battaglia del Parlamento europeo, che ha sempre dovuto arrendersi alla contrarietà di diversi Stati membri. Si tratta di una decisione che va presa all’unanimità. E neppure il passo compiuto dagli Stati Uniti in quella direzione nel 2019 ha mai convinto alcuni Paesi dell’Unione europea.

Come scriveva ieri il giornale tedesco Der Spiegel, ci sono due motivi che vengono citati per sostenere le ragioni del no. Da un lato, alcuni Paesi non vogliono spezzare l’ultimo filo di dialogo con il regime e sperano ancora di poter esercitare un’influenza sugli islamisti al potere a Teheran. Dall’altro, si temono ritorsioni. Nelle carceri iraniane, infatti, sono detenuti anche cittadini europei, che si cerca di riportare a casa per via diplomatica. Nel peggiore dei casi, si teme che questi prigionieri possano essere giustiziati qualora l’Unione europea decidesse di procedere con la designazione come organizzazione terroristica.

Ma ci sono anche ragioni particolari dei singoli Stati. La Spagna si oppone perché Israele è favorevole alla misura. Francia e Italia, invece, puntano a poter un giorno rinnovare i loro profondi legami economici con l’Iran, soprattutto nel settore energetico.

La questione è particolarmente complessa in quanto i Pasdaran non sono un gruppo armato indipendente, ma una parte integrante dello Stato iraniano, prevista dalla Costituzione e centrale nel sistema di potere. Sanzionarli come organizzazione terroristica significherebbe colpire direttamente un organo statale, non un attore non statale. Una designazione del genere equivarrebbe, di fatto, a trattare l’Iran come uno Stato terrorista, complicando i rapporti diplomatici, il dialogo sul nucleare e la gestione di crisi.

Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha annunciato un inasprimento delle sanzioni nei confronti dell’Iran, senza però fornire maggiori dettagli. Quanto sta accadendo, ha commentato, «è abominevole» e l’uccisione di giovani «è una tragedia». Kaja Kallas, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, è al lavoro per raggiungere un accordo al Consiglio Affari esteri che si terrà il 29 gennaio. L’agenda provvisoria per l’incontro prevede discussioni sull’invasione russa dell’Ucraina, sulla situazione in Medio Oriente e sulla regione dei Grandi Laghi, ovvero quella che include Ruanda, Burundi, Uganda, Repubblica Democratica del Congo, Tanzania e Kenya.

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Redazione Redazione Eventi e News