Longevità, non solo DNA: dal microbiota allo stress ossidativo, quali sono i meccanismi che consentono di vivere in salute e a lungo

Mar 13, 2026 - 14:30
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Longevità, non solo DNA: dal microbiota allo stress ossidativo, quali sono i meccanismi che consentono di vivere in salute e a lungo

Nel corso del convegno “Vivere meglio, vivere più a lungo. Le opportunità cliniche vs i falsi miti” diversi esperti, tra i quali il genetista Giuseppe Novelli e il Professor Ennio Tasciotti, hanno chiarito alcuni aspetti riguardanti la longevità: fondamentale anche la salute della pelle e la prevenzione delle malattie cardiovascolari e neurodegenerative

Integratori, test genetici, protocolli anti-aging: l’offerta promette molto, ma la scienza avverte. La vera medicina della longevità non vende formule magiche: parte dalla persona, studia i meccanismi profondi dell’invecchiamento e costruisce percorsi basati su evidenze. In un mercato affollato di soluzioni miracolose, distinguere la ricerca seria dal rumore di fondo è diventato urgente.

A questi temi è stato dedicato il convegno romano “Vivere meglio, vivere più a lungo. Le opportunità cliniche vs i falsi miti”, organizzato dal Dottor Salvatore Pennisi, medico specializzato in medicina funzionale e dei sistemi integrati. «Vivere meglio non significa rendere il corpo performante e iperattivo per tutta la durata della vita», ha spiegato Pennisi in apertura. «Solo attraverso la conoscenza dei meccanismi molecolari, biochimici e fisiologici è possibile far funzionare a lungo questa macchina progettata per essere perfetta». Una conoscenza che è anche la migliore difesa da predatori commerciali e divulgatori improvvisati: «Confondere il desiderio di vivere più a lungo con quello di vivere meglio – ha avvertito – è un errore concettuale che mescola presunzione e ignoranza».

Genetica dei processi di invecchiamento: i test del dna

Fare chiarezza sono le parole d’ordineanche nel campo della genetica applicata alla longevità: «L’invecchiamento – ha illustrato il Professor Giuseppe Novelli, già Rettore dell’Università di Roma Tor Vergata, ordinario di Genetica Medica Presidente Fondazione Lorenzini di Milano – non è determinato da un unico “gene della vecchiaia”, ma è il risultato di un’interazione complessa tra il nostro genoma, l’epigenoma (l’insieme delle modifiche chimiche che attivano o silenziano i geni) e l’ambiente». Da analizzare sono «i principali meccanismi molecolari, noti come i “segni distintivi dell’invecchiamento” (hallmarks of aging), tra cui l’instabilità genomica, l’usura dei telomeri (i “cappucci” protettivi dei cromosomi) e le alterazioni epigenetiche. Capire questi meccanismi significa gettare le basi per un intervento mirato e scientificamente fondato». Il Professor Novelli ha smitizzato inoltre il concetto di determinismo genetico: «La vera medicina della longevità – ha invece ribadito – non si riduce a un’analisi del DNA, ma si fonda su una valutazione olistica dell’individuo, in cui i dati genetici rappresentano un tassello, non la risposta definitiva. Solo così potremo restituire alla ricerca il suo ruolo di garanzia e di verità, promuovendo un invecchiamento non solo più lungo, ma davvero più sano e consapevole».

La senescenza cellulare, il motore nel fenomeno di aging

La prospettiva trova una solida base biologica nelle parole del Professor Carlo Alberto Redi, biologo cellulare, ordinario di Zoologia all’Università di Pavia, Presidente comitato di Etica Fondazione Veronesi, e Accademico dei Lincei, che ha illustrato come la senescenza cellulare sia il vero innesco dell’aging. «La senescenza cellulare – ha osservato, partecipando in video collegamento – è oggi riconosciuta come uno specifico stato indotto sia da fattori esogeni sia endogeni e caratterizzato in particolare dal blocco del ciclo cellulare, l’espressione delle proteine inibitrici la kinasi ciclino dipendente, l’attività della b-galattosidasi. Sarà la dissezione dei diversi ruoli giocati da queste sostanze a fornire utili indicazioni per lo sviluppo di interventi mirati a bloccare selettivamente le differenti senescenze cellulari: la senescenza cellulare è infatti il motore (la prima causa aristotelica) nel determinare il ruolo meccanicistico delle diverse popolazioni cellulari nel fenomeno aging».

L’architettura della cellula

All’analisi strutturale si è aggiunto il contributo del Professor Ennio Tasciotti, Direttore del Programma Longevità Umana, IRCCS San Raffaele Roma, che ha focalizzato l’attenzione sull’architettura energetica della cellula: i mitocondri. L’equilibrio dello stress ossidativo è fondamentale poiché, se l’attività è a livelli fisiologici, agisce da segnale vitale, quando invece i livelli sono in eccesso l’integrità richiede un approccio clinico, rigoroso, lontano da soluzioni di benessere superficiali. «Inquadrare il metabolismo mitocondriale e lo stress ossidativo, come componenti strutturali dell’invecchiamento, – ha illustrato – offre una base rigorosa per distinguere gli interventi fondati sull’evidenza dagli approcci eccessivamente semplicistici nella scienza della longevità. Preservare l’integrità mitocondriale non è una strategia periferica, ma un requisito centrale per mantenere la funzione cellulare e la resilienza tissutale nel corso della vita».

Intestino e biochimica nutrizionale

Anche il ruolo giocato dal microbiota intestinale è da considerare nella partita: «Conoscere al meglio gli aspetti correlati all’enterofenotipo ci permette di  aumentare il livello di comprensione dell’impatto dell’intestino sulla longevità, riconducendo, nelle varie fasi  della vita, il ruolo centrale del microbiota intestinale alla risposta a quegli eventi perturbativi che lo possono  influenzare, quali stili di vita, trattamenti farmacologici, cicli circadiani, fumo di sigaretta», ha descritto la Professoressa Lorenza Putignani, direttore dell’Unità Microbiomica presso l’Ospedale Pediatrico del Bambino Gesù di Roma. «Questo fa sì – ha sottolineato – che la valutazione del profilo del microbiota intestinale possa di fatto, nel contesto di una nuova visione olistica dei processi fisiopatologici umani, completare il ruolo dei processi primari ed antagonisti noti nella comprensione dei processi dell’invecchiamento».

Biochimica della nutrizione e neuro-gerontologia

La ricerca ha chiarito che l’invecchiamento biologico non è un processo “monolitico”, ma una somma di alterazioni progressive in meccanismi chiave che vanno dall’infiammazione cronica di basso grado (inflammaging) al declino della funzione mitocondriale, alla perdita di flessibilità metabolica, all’accumulo di cellule senescenti e al peggioramento dei sistemi di riparazione e resilienza.  «La novità – ha spiegato il Professor Giovanni Scapagnini, nutrizionista, biochimico e neuro gerontologo, vicepresidente SINUt, Società Italiana di Nutraceutica – è che questi meccanismi sono sempre più misurabili (con biomarcatori integrati) e, in parte, modulabili. Qui entra in gioco la nutrigeroscienza, cioè la traduzione pratica della geroscience in scelte alimentari e protocolli di stile di vita. L’idea centrale è semplice: oltre a evitare ‘fattori di danno», possiamo introdurre nella dieta elementi funzionali positivi—alimenti e composti bioattivi—capaci di agire su nodi biologici dell’invecchiamento, migliorando le prospettive di un invecchiamento in salute”.

Invecchiamento cutaneo

La pelle è l’indicatore più visibile della longevità, poiché riflette l’impatto dell’esposoma (l’insieme di fattori interni ed esterni come UV, inquinamento, dieta e stress). Questi elementi accelerano l’invecchiamento cutaneo parallelamente a quello dell’intero organismo, con la differenza che sulla pelle i processi degenerativi risultano immediatamente evidenti.«La dermatologia – ha detto la dottoressa Pucci Romano, medico specialista in dermatologia, presidente Skineco Associazione Internazionale di Ecodermatologia, sta guadagnando un ruolo centrale nella medicina della longevità con una particolare attenzione alla dermocompatibilità e alla possibilità di suggerire comportamenti mirati alla prevenzione. Promuovere e tutelare la salute della pelle, non solo per migliorare l’aspetto estetico, rappresenta una progettualità fondamentale per custodire e salvaguardare la salute dell’intero organismo durante il cammino biologico della vita, specie quando questa si allunga».

Chirurgia vascolare e medicina rigenerativa

Nella chirurgia vascolare la medicina rigenerativa si avvale di terapie cellulari e di biomateriali che consentono la formazione di un neoderma ben vascolarizzato, che viene così ripopolato dalle cellule del paziente stesso. «La medicina rigenerativa nelle patologie vascolari gioca un ruolo cruciale nella medicina della longevità, preservando la funzionalità del sistema circolatorio per “riportare dietro il tempo” a livello cardiovascolare e per garantire una migliore qualità di vita negli anni», ha dichiarato in collegamento, il Professor Massimo Danese, chirurgo vascolare, presidente SIMCRI, Società italiana di Medicina e chirurgia rigenerativa,

Neurologia e mantenimento delle funzioni cognitive

«Con oltre 55 milioni di malati di Alzheimer e 10 milioni di Parkinson nel mondo, la prevenzione delle malattie neurodegenerative è oggi una priorità sanitaria, politica e sociale urgente», ha aggiunto il Prof. Paolo Calabresi, Direttore UOC Neurologia, Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, Roma «Mentre i nuovi farmaci ‘disease modifying’ sollevano interrogativi concreti di sostenibilità economica e sicurezza, le evidenze scientifiche indicano nell’attività fisica, nella dieta mediterranea e nella stimolazione cognitiva e sociale le leve più efficaci per rallentare la progressione di queste patologie».

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