Iran, gelo delle opposizioni dopo l’appello di Meloni. Schlein: “Posi la clava”
“Fuori tempo massimo”. Con l’unico scopo “di rilanciare la palla nel campo avversario, l’unica cosa che sa fare”. Giorgia Meloni “chiama”, le opposizioni rispondono; ma se non è un due di picche, poco ci manca. La premier al mattino è in Senato e, chiudendo le sue repliche, si dice “disponibile a un tavolo” per confrontarsi “tutte le volte che sarà necessario, anche per le vie brevi”.
Opposizioni: “Appello-trappola”
I leader del campo progressista si coordinano e decidono di “non cadere” in quello che definiscono “un appello-trappola”. “Non è che veniamo a Chigi e ci facciamo due chiacchiere – taglia corto a stretto giro Giuseppe Conte, che per l’occasione fa capolino a palazzo Madama – Andiamo a far cosa? Chiariamoci, perché il confronto è qui, oggi, il tavolo già c’è oggi in Parlamento”.
Il leader M5S provoca: “Se sono in difficoltà ci chiamino, e noi ci siamo”. “Dodici giorni. Questo è il tempo trascorso dall’attacco israelo-americano all’Iran prima che la presidente del Consiglio venisse in quest’Aula. Ora apre un tavolo? – fa i conti il capogruppo Pd al Senato Francesco Boccia – Noi ci siamo ma vogliamo vedere un’apertura vera. Perché la prima e ultima volta che la Premier ha aperto un tavolo, il tavolo era sulle riforme e sappiamo tutti come è finita”.
Matteo Renzi attacca la premier duramente per aver “aumentato le accise“, poi prova ad aprire, ma mostra tutto il suo scetticismo. “Se davvero” Meloni “vuole un dibattito nel quale non ci attacchiamo e non attacchiamo le opposizioni, lo dica a chi, a cominciare dal suo ministro degli Esteri”, Antonio Tajani, “ha attaccato tre ex presidenti del Consiglio di centrosinistra”.
Meloni attacca
Alla Camera, nel pomeriggio, Meloni ribadisce che il suo appello “è in piedi”, ma i toni nei confronti delle opposizioni cambiano. Accusa il Pd di “strabismo” sulle “bombe” Usa. “Viva gli americani che liberano l’Europa dal nazifascismo, ma no agli americani che liberano dalla dittatura altri popoli in altre parti del mondo? – attacca – Un bombardamento o la rimozione di un dittatore vanno bene quando a capo degli Stati Uniti c’è un governo democratico e non vanno più bene quando a capo degli Stati Uniti c’è un governo repubblicano”.
La presidente del Consiglio poi prende di mira direttamente Giuseppe Conte. “Davvero considerate insufficiente dire che l’obiettivo del governo è evitare un’ulteriore escalation che rischierebbe di superare un punto di non ritorno? Che siamo preoccupati ma soprattutto vigili, che stiamo facendo e faremo il possibile per garantire la sicurezza ai nostri militari? È insufficiente questo? È da vigliacchi? Perfetto, molto interessante colleghi – scandisce – perché queste sono le parole utilizzate dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte all’indomani dell’attacco unilaterale con il quale gli Stati Uniti nel gennaio del 2020 uccisero in territorio iracheno il generale iraniano Qasem Soleimani, fuori dalle regole del diritto internazionale, rischiando un’escalation militare che avrebbe avuto conseguenze pesanti”.
La premier ricorda quindi le parole pronunciate in quell’occasione dall’allora leader di FdI, all’opposizione: “‘La complessa questione mediorientale non merita tifoserie da stadio ma necessita di grande attenzione’, dissi. Non dissi ‘complimenti Giuseppe Conte’ come ha fatto il M5S in questi giorni con la sottoscritta, parlando di rincaro dei prezzi, facendo credere che la crisi fosse colpa mia. Non chiesi a Conte di condannare quell’attacco e non lo definì un vigliacco o un servo per fare un po’ di propaganda a buon mercato su una crisi che non dipendeva da Conte”.
“Questa è la differenza che esiste tra le persone serie e quelle che sono disposte a usare qualsiasi cosa pur di raggranellare consenso facile. Sono molto contenta di essere diversa da voi in questo”, aggiunge, concludendo il suo intervento, tra gli applausi della maggioranza e le proteste delle opposizioni.
Il fronte progressista
In dichiarazione di voto arrivano le repliche dei leader del fronte progressista: “L’appello all’unità, il tavolo, vediamoci, discutiamo. Devo dire, sarebbe stato più saggio aspettare ancora un po’ per il tavolo – commenta sarcastico, Nicola Fratoianni – Tutto questo ‘aplomb’ è rapidamente scivolato via nel suo comizio finale, quando replica innervosita alle opposizioni”.
“Presidente Meloni, anche in un momento così drammatico non ce l’ha fatta, ha perso aplomb e ha iniziato a gettar fango – gli fa eco a stretto giro Conte – Ha detto bene, siamo diversi. A me non sarebbe mai venuto in mente addirittura di scendere a un tale livello di spregiudicatezza a dimostrare una condotta così priva di scrupoli da paragonare l’attacco di un drone americano per reazione all’attacco all’ambasciata americana a Baghdad che ha riguardato un singolo generale iraniano al silenzio complice di un genocidio per 20.000 bambini palestinesi”.
Schlein: “Presidente posi la clava”
Elly Schlein ci va giù duro: “Presidente, posi la clava. Non è il caso nella situazione in cui siamo con il mondo che scivola in guerra. Chi ci guarda, chi la guarda, merita uno spettacolo diverso, non merita di vedere la lotta nel fango dove ci vuole portare. Il suo appello all’unità, che è arrivato con 12 giorni in ritardo e durato giusto un paio d’ore, poi è tornata in lei”, taglia corto.
“Noi non vogliamo il modello Trump, ci teniamo stretti la nostra Costituzione. E saremo sempre disponibili al confronto Presidente a fare le nostre proposte come le accise mobili, ma non chiedete di votare una risoluzione che non chiede a Trump di fermarsi e che non esclude già da ora qualsiasi forma di supporto agli attacchi militari”, aggiunge.
I testi presentati dalle opposizioni
L’appello di Meloni, alla Camera, si traduce nel parere favorevole dato dal governo ad alcuni impegni contenuti nelle risoluzioni presentate dalle opposizioni. Un segnale di apertura che punta anche a mettere in luce le differenze ancora presenti nel campo avversario. Fallito il tentativo unitario, infatti, alla fine sono quattro i testi presentati: uno del Pd, uno del M5S, uno di Avs e uno – subito ribattezzato ‘Renew’ e firmato anche dalla dem Marianna Madia, in odore di uscita dal gruppo – di Iv, Azione e Più Europa. Gli alleati si votano a vicenda, ma resta il no del Pd sulle posizioni di M5S e Avs sull’Ucraina, ricambiato da pentastellati e rossoverdi.
“Oggi abbiamo perso un’occasione, presentarci uniti sarebbe stato uno schiaffo a Meloni – ragionano le colombe – Invece il titolo è di nuovo ‘opposizioni divise'”. Il cantiere per trovare un punto di caduta comune, comunque, resta aperto. Il rinnovato protagonismo di Conte trova conferma nelle parole del diretto interessato: “Il quadro internazionale è così drammatico, le violazioni del diritto internazionale così ripetute che il M5S avverte la responsabilità di compattare l’intero fronte progressista per restituire forza e dignità alla politica, alla diplomazia e dire no a escalation militari”, dice chiaro.
Dalle parti del Pd qualcuno prova a fare buon viso a cattivo gioco: “Noi siamo sempre per l’unità, evviva l’unità”, è la linea, ma non manca chi – a microfoni spenti – prova a mettere in guardia la segretaria: “Dopo il referendum, se andrà bene e il No vincerà, la situazione politica subirà un’accelerazione, Conte lo sa e ha già avviato la corsa alla premiership, Elly stia attenta o ‘non lo vedrà arrivare'”.
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