L’UE conferma il ruolo centrale dell’ETS nella transizione climatica. Pronte azioni “temporanee e su misura” per i costi dell’energia
Bruxelles – Se non proprio un buco nell’acqua, sicuramente un bicchiere mezzo vuoto. I vertici dell’UE – e i leader di Francia, Germania e Spagna – ricacciano indietro l’offensiva del governo italiano contro l’ETS, il mercato di quote di carbonio. Dal summit dei capi di Stato e di governo, Giorgia Meloni torna però a Roma con un’apertura sul decreto bollette, al vaglio della Commissione europea, e con la conferma che Bruxelles presenterà una riforma dell’Emission Trading System entro luglio.
Al netto di un dibattito che la premier italiana ha definito “utile” e della diverse concessioni – già nel brevissimo termine – che Ursula von der Leyen proporrà per venire incontro alle industrie energivore, la sconfitta del governo italiano è politica. La nuova crisi in Medio oriente e la conseguente impennata dei prezzi dei combustibili fossili hanno confermato la bontà di quel Green Deal che l’Italia cerca in tutti i modi di smantellare. “I recenti picchi dei prezzi dei combustibili fossili importati dimostrano che la transizione energetica rimane la strategia più efficace per raggiungere l’autonomia strategica dell’Europa, ridurre strutturalmente i prezzi dell’energia e garantire l’energia pulita, abbondante e di produzione interna necessaria per alimentare l’economia del futuro”, recitano le conclusioni del vertice.
Eppure, “ci sono governi che sfruttano questa crisi energetica per cercare di indebolire la politica climatica. La Spagna può dimostrare che le energie rinnovabili consentono di subire meno l’impatto della guerra”, ha rivendicato trionfante il premier socialista spagnolo, Pedro Sánchez, al suo arrivo al vertice. Emmanuel Macron si è limitato a sostenere la necessità di maggiori “flessibilità” all’ETS, mentre Friedrich Merz è stato perentorio: nessun intervento strutturale su mercato che “esiste da 20 anni ed è un grande successo”.

I costi insostenibili dell’energia sono però una realtà condivisa da tutti, e i leader hanno chiesto alla Commissione europea di presentare una serie di misure a breve termine per tamponare gli effetti della crisi innescata dall’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran. “È fondamentale che le misure siano temporanee e su misura“, ha affermato von der Leyen. Il piano dell’esecutivo UE è intervenire “su tutte e quattro” le componenti che determinano i prezzi dell’energia elettrica. Per compensare gli aumenti dei costi delle stesse fonti energetiche, “renderemo ancora più flessibile” il ricorso agli aiuti di Stato, ha assicurato von der Leyen. Per tagliare i costi di rete, “prepareremo una proposta legislativa per migliorare la produttività delle infrastrutture”.

La terza componente dei prezzi dell’energia è più ostica, perché è costituita da tasse e imposte nazionali. “La situazione varia notevolmente da uno Stato membro all’altro: in alcuni casi l’elettricità è tassata molto più del gas, fino a 15 volte di più, e così non può essere“, ha ammesso von der Leyen, annunciando una proposta per “abbassare le aliquote fiscali sull’elettricità, per garantire che sia tassata meno dei combustibili fossili”.
Infine, la tariffazione del carbonio. Per “modernizzare e rendere più flessibile” il sistema, la Commissione presenterà “già nei prossimi giorni” alcune misure a brevissimo termine. “Aggiorneremo i parametri di riferimento per le quote gratuite e terremo conto delle preoccupazioni dell’industria”, ha affermato von der Leyen. Il vero nocciolo della questione è che ad oggi, l’UE punta a eliminare progressivamente, entro il 2034, i permessi a titolo gratuito – introdotti per prevenire il rischio di delocalizzazione fuori dall’UE delle imprese che vogliono evitare i costi ambientali -. La riduzione delle quote gratuite rende l’acquisto all’asta o sul mercato sempre più caro. E meno sostenibile per le imprese.
Per questo, Bruxelles sta lavorando – nel medio termine – a “una revisione dell’ETS, che includa una traiettoria più realistica, quote gratuite per le industrie oltre il 2035 e condizioni di parità per il nostro settore marittimo”, ha annunciato la leader UE. Tale revisione, si legge nel documento finale del vertice condiviso dai 27 capi di Stato e di governo, dovrà essere presentata “al più tardi entro luglio 2026“. Ma dovrà “preservare al contempo il ruolo essenziale dell’ETS nella transizione climatica ed energetica attraverso un segnale di prezzo basato sul mercato per le emissioni di carbonio che stimoli gli investimenti e l’innovazione”. Per quest’ultimo obiettivo, von der Leyen ha annunciato che proporrà l’istituzione di un fondo da 30 miliardi, l’ETS Investment Booster, con cui – attraverso “400 milioni di quote ETS” – i Paesi membri, soprattutto i più fragili, potranno finanziarie progetti per la decarbonizzazione.
La riforma dell’ETS, ha sottolineato la stessa von der Leyen, “affronterà questioni rilevanti per l’Italia, come l’estensione delle quote gratuite per le industrie ad alta intensità energetica”. L’UE, se Meloni abbandonerà la sua battaglia contro l’ETS, sembra pronta a un’altra concessione: il ‘sì’ al decreto bollette italiano adottato a febbraio, con cui il governo ha introdotto un meccanismo per neutralizzare il costo dell’ETS per i produttori di energia elettrica da gas naturale. La misura è al limite dell’illegalità ai sensi delle norme degli aiuti di Stato. Ma sotto l’ombrello delle “specificità nazionali” e delle “misure mirate”, von der Leyen potrebbe farsi da parte. “Ci sarà una trattativa, ma sono confidente”, ha affermato Meloni. La leader UE, pochi minuti dopo, in conferenza stampa, ha confermato l’avvio delle consultazioni tra Bruxelles e Roma già da lunedì, esprimendo fiducia nella possibilità di “affrontare nel breve termine le specificità italiane”.
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