Metano: Alessandro Volta l’ha scoperto 250 anni fa. Ora gli scienziati lavorano per limitarne i danni

250 anni fa, Alessandro Volta studiava per la prima volta il metano, gas naturale che si sviluppava nelle aree umide del Lago Maggiore, tra Angera e Ispra. Proprio in questi giorni, scienziati da tutto il mondo si sono riuniti per firmare l’Angera Declaration on Methane Action e mettere a fattor comune le tecniche per limitarne la dannosa influenza
Dal 31 marzo al 1° aprile 2026, il Joint Research Centre (Jrc) di Ispra ospita la conferenza internazionale Methane Action for People & Planet: From Discovery to Solutions, appuntamento chiave per la comunità scientifica impegnata nella lotta al cambiamento climatico, decarbonizzando tutte quelle attività che hanno a che fare con il metano.
L’evento organizzato dal Jrc, che ricordiamo è il laboratorio di ricerca della Commissione europea, si inserisce nel quadro delle iniziative globali per la riduzione delle emissioni di metano, uno dei gas serra più potenti e determinanti nel breve periodo.
Con il 2030 sempre più vicino – anno target del Global methane pledge per una riduzione del 30% rispetto ai livelli del 2020 – la conferenza rappresenta un momento strategico per fare il punto sui progressi e definire le prossime azioni.
Gli scienziati presenti sono tutti d’accordo: sappiamo quanto sia stata importante la scoperta del metano – fatta da Alessandro Volta 250 anni fa proprio in questa zona nelle aree umide di Angera e ispra sul Lago Maggiore – e conosciamo i danni che nell’ultimo secolo ha causato e sta causando questo gas climalterante.
La buona notizia è che le soluzioni per limitare i danni di questo gas serra ci sono. Ora ci vuole la volontà politica (l’appello viene dagli scienziati chiamati a Ispra a portare la loro conoscenza in termini di decarbonizzazione), ma anche la collaborazione dei cittadini è importante, come ha affermato Giuliana Panieri del Cnr, Isp Istituto superiore di scienze polari.
“Abbiamo urgenza di limitare questo gas serra” è l’appello di molti scienziati. La Lombardia, non foss’altro perché è in questa regione che ha sede Jrc, risponde – lo sottolinea Giacomo Basaglia Cosentino, vicepresidente del Consiglio regionale – che ha trovato nell’idrogeno una delle risposte più efficaci.
Tanto da identificare nella zona di Brescia-Edolo l’Idrogeno valley. Tuttavia, Cosentino ammette: “abbiamo l’umiltà di ascoltare tutte le soluzioni scientifiche“.
La coscienza è che malgrado gli alert, le emissioni di metano sono in aumento da tutte le fonti: allevamenti intensivi compresi. In tutto il mondo. Senza confini.
“Meno promesse e più soluzioni su cosa fare” dice il rappresentante brasiliano Adalberto Maluf, del ministero di ambiente e cambiamento climatico, ricordando come sia un problema politico. Preoccupa che in fondo a oggi tutte le Cop sono fallite (anche) su questo tema.
Dalla scoperta scientifica alle politiche globali
Il filo conduttore è chiaro: trasformare la conoscenza scientifica sul metano in azioni concrete. Con un focus ora particolare sulle soluzioni concrete per ridurre le emissioni e con particolare attenzione al ruolo dei dati, delle tecnologie e dei sistemi di monitoraggio.
Dai satelliti alle reti di osservazione a terra, le nuove piattaforme stanno rivoluzionando la capacità di misurare e verificare le emissioni in tempo quasi reale, rendendo più trasparenti e verificabili gli impegni climatici.
In questo contesto, la conferenza esplora anche come migliorare i sistemi di Measurement, reporting and verification (Mrv), fondamentali per rafforzare l’efficacia delle politiche climatiche.
Parallelamente, istituzioni finanziarie, governi e organizzazioni internazionali discutono strumenti e modelli di cooperazione per accelerare l’adozione delle soluzioni su larga scala.
Momento centrale di questa 3 giorni è la presentazione della Angera Declaration on Methane Action, un documento che mira a definire una visione condivisa tra comunità scientifica e decisori politici per rafforzare l’integrazione tra ricerca e politiche nei prossimi anni.
Nel documento – un vero e proprio decalogo da seguire e diffondere – anche tutti gli scienziati che stanno lavorando per il nostro benessere.
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