Nell’ultimo anno le auto elettriche hanno fatto risparmiare 46 milioni di barili di petrolio in Ue

Abbattere la domanda di combustibili fossili è la strategia migliore per difendere i cittadini dai rincari legati all’ennesimo shock energetico in corso – dettato dalla guerra scatenata da Usa e Israele contro l’Iran, ormai allargata all’intero Medio Oriente –, e la diffusione delle auto elettriche è un pilastro fondamentale di questa strategia.
È quanto emerge dalla terza edizione del rapporto “State of European Transport", la nuova analisi di Transport & Environment (T&E), dove si evidenzia quanto tale strategia stia già pagando. Mentre l’Europa sta affrontando l’ennesimo shock energetico, con prezzi del petrolio oltre i 100 dollari al barile, gli 8 milioni di auto elettriche già circolanti in Europa hanno consentito di risparmiare, nel 2025, circa 46 milioni di barili di petrolio.
«I veicoli elettrici rappresentano la leva più strategica per porre fine alla dipendenza europea dal petrolio importato – commenta William Todts, Direttore esecutivo di T&E – La narrativa secondo cui saremmo troppo indietro rispetto alla Cina e dovremmo, per competere, indebolire la regolamentazione sulle emissioni di CO₂ delle auto è profondamente errata. La regolamentazione non è il problema: è ciò che mantiene l’Europa nella competizione globale sull’elettrico. Dobbiamo accelerare, non capitolare».
In Cina, politiche industriali e di mercato coerenti a tutti i livelli hanno sostenuto una crescita continua del settore. In Europa invece, dopo l’accelerazione legata al target di riduzione delle emissioni di CO₂ 2020-2021, la normativa ha smesso di stimolare i carmaker e ha permesso alla Cina di guadagnare terreno.
Nel 2020, l’UE e la Cina avevano la stessa quota di mercato nelle vendite di veicoli elettrici, ma il quadro regolatorio ha fatto la differenza. E potrebbe farla ancora: mantenendo i target climatici oggi in vigore, secondo T&E questo gap potrà essere colmato da qui al 2030. Inoltre, con sette auto elettriche su dieci vendute in Europa già prodotte in Europa, una transizione più rapida può garantire la competitività dell’industria automobilistica dell’Unione e simultaneamente il progressivo affrancamento dalla dipendenza dal petrolio importato. Le aziende cinesi producono infatti il 60% delle auto elettriche vendute a livello globale, e la loro produzione di batterie è venti volte superiore a quella europea. Parallelamente però l'industria europea delle batterie si sta trasformando, anche in partnership con la Cina: aziende europee e cinesi, insieme a operatori sudcoreani già presenti, stanno ampliando la produzione di batterie nell’Ue.
«Il Green deal europeo – sottolinea nel merito Todts – è la tabella di marcia verso l’economia delle tecnologie pulite del futuro e il modello per rafforzare la sicurezza europea riducendo la dipendenza dalle importazioni di petrolio. Eppure, è sotto attacco da parte dell’industria automobilistica europea, più concentrata sui profitti a breve termine che sulla sicurezza e sulla sostenibilità di lungo periodo».
Il risultato più eclatante di questa lotta intestina emerge proprio dall’Italia, dove a fine 2025 le auto elettriche rappresentano appena lo 0,9% dell’intero parco circolante (363mila auto elettriche su oltre 40 milioni totali, stima Unrae), nonostante i progressi compiuti nell’ultimo anno. Se in Europa le immatricolazioni di auto elettriche hanno doppiato quelle diesel, anche in Italia l’anno che ci siamo lasciati alle spalle si è chiuso con un +46,1% dei veicoli a batteria, tuttavia il market share dei veicoli Bev si arresta al 6,2%, una percentuale ben lontana dal 19,6% della Francia (in crescita di 2,5 punti rispetto allo stesso periodo del 2024) e dal 18,8% in Germania (+5,4 punti vs 2024), per non parlare del 22,8% nel Regno Unito (+4,1 punti vs 2024).
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