Omicidio e non incidente stradale, arrestato il marito di Lucia Salcone per messinscena: “Colpita alla testa, bruciata viva”

Febbraio 23, 2026 - 13:00
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Omicidio e non incidente stradale, arrestato il marito di Lucia Salcone per messinscena: “Colpita alla testa, bruciata viva”

Già all’epoca quell’incidente in cui era morta Lucia Salcone aveva sollevato perplessità in chi indagava, già allora gli inquirenti non erano stati convinti della versione dei fatti fornita dal marito della vittima. È stato arrestato e portato in carcere Ciro Caliendo, imprenditore agricolo di 48 anni, accusato di aver ucciso la moglie morta in un incidente stradale nel settembre del 2024. Il sospetto è che tutta la tragedia di San Severo, in provincia di Foggia, quasi due anni fa, fosse tutta una messinscena.

La vittima aveva 47 anni, l’incidente si era verificato sulla provinciale 13 per Castelnuovo della Daunia la sera del 27 settembre 2024. Anche Caliendo era in macchina con la vittima, anche lui era rimasto ferito. Era riuscito a tirarsi fuori dall’abitacolo a differenza della moglie, incastrata tra le lamiere. L’uomo era alla guida dell’auto, aveva raccontato di voler evitare un incidente con un’altra vettura che proveniva dal senso opposto di marcia, la sua automobile era sbandata ed era finita contro un albero fuori strada. I coniugi erano svenuti e la vettura aveva preso fuoco.

Caliendo partecipò ai funerali della donna con i due figli ma già dal primo intervento della Polizia Stradale, gli inquirenti avrebbero ravvisato delle incongruenze con i racconti dell’uomo. La Procura aveva affidato ulteriori accertamenti alla Squadra Mobile di Foggia che aveva sviluppato le indagini tra le analisi delle immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza, attività informative sul territorio e accertamenti tecnici specialistici e i pareri di consulenti esperti in diversi settori.

All’interno dell’abitacolo sarebbero state ritrovate tracce di liquido infiammabile. L’autopsia sul corpo della donna aveva svelato una ferita alla testa sulla quale si sarebbe dovuto indagare, per capire se fosse stata precedente allo schianto o meno. Già all’epoca della tragedia, vennero disposti ulteriori esami tossicologici e sul blocco cuore-polmoni e un altro controllo, nella villetta dove viveva la coppia, sui documenti di proprietà di famiglia.

Secondo le indagini la donna sarebbe stata colpita al capo con un corpo contundente, mai ritrovato, soprattutto tra fronte e nuca. Quando erano state appiccate le fiamme all’auto la donna sarebbe stata ancora viva, in quanto all’interno dei polmoni è stata rilevata la presenza di monossido di carbonio. Gli inquirenti hanno ipotizzato un intreccio tra motivazioni passionali ed economiche dietro il movente.

“Le indagini hanno dimostrato un’assoluta incompatibilità tra la dinamica dell’incidente, ricostruita dall’uomo, e le varie perizie fatte dai consulenti della Procura. Le lesioni in zona cranica, ad esempio, non sono risultate compatibili con il sinistro stradale, come dall’uomo dichiarato, ma da colpi contundenti”, ha spiegato all’ANSA il dirigente della squadra mobile di Foggia Marco Mastrangelo. “Un insieme di contraddizioni emerse tra il racconto dell’indagato, le evidenze tecniche e le acquisizioni investigative hanno portato al risultato odierno raggiunto dopo nove mesi di indagini svolte sempre alla ricerca della verità, di concerto con la Procura di Foggia”.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia