Strage di Cutro, fuori radio e tv dal processo per i mancati soccorsi
La decisione è del presidente del collegio del tribunale di Crotone Alfonso Scibona, e nega il diritto ad ascoltare l’audio integrale senza mediazioni delle udienze di un processo di evidente pubblico interesse. Per quella strage del 26 febbraio 2023 in cui sono morte almeno 94 persone tra cui decine di bambini – non sapremo mai quanti, nella stiva schiantatasi a Steccato di Cutro erano stipati tanti bambini – è stato celebrato già un processo ad alcuni migranti accusati di essere “gli scafisti” del caicco.
L’integrale di quelle udienze è ascoltabile, perché l’autorizzazione alla fonoregistrazione è stata data. Il processo a quattro ufficiali della Guardia di Finanza e due membri della Guardia Costiera accusati di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo invece no, non potrà essere registrato. Dopo il rinvio a giudizio dei sei militari deciso dalla Gup Elisa Marchetto il processo era stato assegnato al presidente dell’unica sezione penale di Crotone, D’Ambrosio. La prima udienza era prevista per il 14 gennaio.
Un paio di giorni prima di quella prima udienza è uscita la notizia del cambio di collegio, le ragioni del cambio sono ignote: il presidente non è più D’Ambrosio ma Scibona. Prima della prima udienza, quella del 14 gennaio in cui sostanzialmente è stato solo comunicato il cambio di collegio del processo, il presidente Scibona, prima ancora che si costituisse il processo, firma una prima ordinanza in cui nega alle emittenti radiotelevisive ogni possibilità di registrare anche solo l’audio del giudizio che è a porte aperte al pubblico. L’assurdo è evidente: in Aula a seguirlo si può andare, ma chi non potrà fisicamente star lì non potrà ascoltarlo.
Da notare che non c’è solo la legislazione italiana a prevedere si possano registrare i processi di pubblico interesse, è la Cedu stessa a stabilire che non è limitabile il diritto di conoscenza di un processo. Nell’udienza del 30 gennaio gli avvocati di parte civile pongono il problema, sostanzialmente dicono: non c’è nessun rischio di spettacolarizzazione in una registrazione audio integrale che, anzi, è uno strumento di garanzia per tutte le parti. La pubblica accusa invece si schiera a favore della decisione del presidente del collegio. L‘avvocato Francesca Cancellaro, in rappresentanza delle ong Sos Mediterranée, Emergency e Sea Watch presenta una memoria: “Proprio il fatto che i media siano messi nella condizione di offrire una integrale e tempestiva rappresentazione del contenuto del dibattimento – ricorda – costituisce un importante strumento di tutela rispetto ad eventuali strumentalizzazioni o ricostruzioni parziali o errate, nell’interesse di tutte le parti processuali”. L’avvocato di parte civile Francesco Verri dice che sono state permesse registrazioni “con trasmissione in diretta di un processo per ndrangheta”, perché quello sulla strage di Cutro, “che ha una rilevanza internazionale” non si può trasmettere?
Il collegio penale senza ritirarsi in camera di consiglio rigetta la richiesta delle parti civili: “La trasparenza è massima, i giornalisti possono presenziare”. Nell’udienza del 10 febbraio il presidente Scibona legge un’ordinanza di 5 pagine facendo prima questa premessa: “Il collegio ha anche un’ordinanza da leggere in maniera tale da mettere una pietra tombale su ogni altra questione. Vi prego di non ritornare nuovamente su queste questioni perché oggi questa è la decisione e questa verrà mantenuta fino alla fine. Ve lo diciamo fin dall’inizio, quindi è inutile che si insiste su questioni su cui il Collegio è ampiamente convinto”. Ribadisce il divieto alla registrazione, dice che vuol privilegiare la pubblicizzazione mediata e non quella immediata integrale delle registrazioni di Radio Radicale e che le registrazioni sarà possibile richiederle dopo una valutazione del tribunale soltanto dopo la fine del processo, addirittura soltanto una volta uscite le motivazioni della sentenza. Tramite Cancelleria (il che vuol dire anche a costi alti).
Il giudice ritiene che ci sia un rischio di contaminazioni per i testimoni a venire. E non si capisce come e perché visto che il contenuto delle udienze uscirà comunque. Commenta Sergio Scandura, cronista di Radio Radicale: “Non ho mai visto in 35 anni di cronaca giudiziaria un improvvido divieto così argomentato. Questo divieto a qualcuno farà molto comodo. A mio avviso non si teme tanto l’esito finale in sentenza per la bassa truppa che sta sul banco degli imputati: quello che si teme è quanto di imbarazzante, indicibile e disumano possa venir fuori dalle testimonianze in aula”.
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