PA, al tavolo FLP smart working, rinnovi CCNL e formazione: “Serve una svolta”
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Smart working ridotto in diversi ministeri, rinnovi contrattuali in corso, formazione e nuove sfide legate alla digitalizzazione. Sono alcuni dei temi emersi dal tavolo di lavoro promosso da FLP il 12 marzo a Roma, dedicato al futuro del lavoro pubblico.
Il confronto, intitolato “Innovazione nella pubblica amministrazione, rinnovi contrattuali, percorsi di carriera e qualità del lavoro pubblico”, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del sindacato, della dirigenza pubblica, della ricerca e della politica per discutere come accompagnare la trasformazione della macchina amministrativa con modelli organizzativi più moderni.
Il tavolo FLP sull’innovazione nella pubblica amministrazione
L’incontro, con la regia di FLP e moderato dal giornalista RAI Roberto Inciocchi, ha rappresentato un momento di confronto su alcune delle questioni più urgenti per il lavoro pubblico.
Al tavolo hanno preso parte Marco Carlomagno, segretario generale FLP, Antonio Naddeo, presidente ARAN, Giovanni Anastasi, presidente Formez PA, Gabriella Ancora, presidente nazionale CIU Unionquadri,
Michele Camisasca, direttore generale ISTAT, Marcello Fiori, direttore generale INAIL, Ilaria Mariotti, professoressa associata di Economia applicata al Politecnico di Milano, Alessandra Pedone, ricercatrice INAPP, Giulio Francisci, ricercatore e membro del Centro di ricerca Leopoldo Elia dell’Università LUMSA, oltre ai deputati Andrea Casu, Francesco Emilio Borrelli e Vito De Palma.
L’obiettivo è stato quello di aprire una riflessione condivisa su una fase in cui rinnovi contrattuali, riforme organizzative e nuove tecnologie stanno ridefinendo il funzionamento della PA.
Smart working nella PA: l’allarme di FLP
Tra i temi centrali del tavolo c’è stato il ridimensionamento dello smart working nella pubblica amministrazione, indicato da FLP come uno dei segnali più evidenti delle tensioni che attraversano oggi il lavoro pubblico.
A sollevare la questione è stato Marco Carlomagno, secondo cui in molti ministeri e uffici pubblici si starebbe registrando una riduzione significativa del lavoro agile. In diverse amministrazioni centrali, ha spiegato, i giorni di smart working sarebbero stati tagliati fino al 50%. Alla Presidenza del Consiglio, per esempio, si sarebbe passati da due giorni settimanali a uno. Negli uffici centrali del Ministero della Giustizia la situazione è simile, mentre in alcuni tribunali si sarebbe arrivati anche all’azzeramento.
Riduzioni si registrerebbero anche al Ministero dell’Economia, al Ministero della Difesa e nei dipartimenti dell’Università e della Ricerca. In altre amministrazioni il quadro appare più stabile, ma per FLP la tendenza complessiva merita attenzione.
Carlomagno ha richiamato anche il progetto europeo REMAKING, finanziato dal programma Horizon, al quale la federazione ha partecipato e che ha analizzato l’organizzazione del lavoro da remoto in diversi Paesi europei. Dalle ricerche, ha osservato, emerge che il modello più efficace non è né il ritorno totale alla presenza né il remoto integrale, bensì un modello ibrido regolato, capace di tenere insieme efficienza, benessere dei lavoratori e qualità dei servizi.
Lavoro ibrido, qualità della vita e aumento della natalità
A dare una più approfondita descrizione del progetto REMAKING, è intervenuta anche Ilaria Mariotti, professoressa associata di Economia applicata al Politecnico di Milano che ha evidenziato gli impatti rilevati del lavoro a distanza sugli individui, sulle imprese e in particolar modo sul territorio. Nello specifico, sono state studiate le determinanti di soddisfazione di vita (Personal Wellbeing Index), su cui il lavoro ibrido è risultato avere un peso determinante in positivo.
Su un campione di 14 mila intervistati, uno dei risultati più interessanti riguarda il rapporto tra lavoro agile e incremento della natalità, come dimostrato anche dall’Università di Stanford. Il tema della decrescita demografica in Italia è centrale e urgente e la flessibilità nelle modalità di lavoro potrebbe concretamente aiutare a risolvere il problema.
In conclusione, mentre molti Paesi rafforzano modelli organizzativi basati su obiettivi e risultati, in Italia si rischia un ritorno a un’impostazione centrata soprattutto sulla presenza fisica.
Contrattazione e rinnovi: il ruolo del CCNL
Nel suo intervento introduttivo Carlomagno ha posto al centro del dibattito il ruolo della contrattazione collettiva nella trasformazione della pubblica amministrazione.
“La contrattazione, ora, deve diventare uno strumento centrale per accompagnare le riforme e non per subirle”, ha spiegato, aggiungendo che per FLP il contratto collettivo deve essere la leva per riconoscere diritti, tutele e dignità al lavoro pubblico, ma anche per fornire alle amministrazioni regole moderne e coerenti con la trasformazione digitale e con i nuovi modelli di servizio.
Nel dicembre 2025 si è aperta la trattativa per il rinnovo del CCNL Funzioni Centrali 2025-2027, avviata per la prima volta nel primo anno del triennio di riferimento. La nuova stagione contrattuale si inserisce in un quadro che prevede il finanziamento di tre tornate di rinnovo fino al 2028-2030, per un valore complessivo di circa 31 miliardi di euro.
“Si tratta di un passaggio di sistema che leggiamo anche come esito di una pressione sindacale costante. Abbiamo contribuito a superare un lungo periodo di stallo”, ha detto Carlomagno, sottolineando inoltre che nel negoziato con l’ARAN la FLP insiste sul rafforzamento del lavoro agile e da remoto, in collegamento con il dibattito su smart working, nuove modalità di lavoro e organizzazione dei tempi.
Non solo smart working nel lavoro pubblico: produttività, welfare e carriere
Per FLP, però, il confronto contrattuale non può fermarsi al lavoro agile. Molti aspetti che dovrebbero essere regolati dalla contrattazione continuano infatti a essere condizionati da vincoli legislativi che ne limitano l’efficacia.
Tra le priorità indicate dalla federazione figura l’estensione e il rafforzamento della detassazione dei fondi di produttività nel settore pubblico. Si tratta della rimozione della norma introdotta a fine 2024 che impedisce l’utilizzo delle risorse di bilancio per il welfare aziendale. Altra priorità è il superamento del blocco dei fondi di produttività fermo ai valori del 2016.
Carlomagno ha poi richiamato la necessità di rafforzare la partecipazione dei lavoratori, attribuendo a organizzazioni sindacali e RSU un ruolo più incisivo nella definizione dell’organizzazione del lavoro, e ha insistito su formazione continua e sicurezza nei luoghi di lavoro come condizioni indispensabili per costruire un benessere organizzativo reale e misurabile.
Altro tema centrale è quello dei percorsi di carriera, a lungo frenati da norme che hanno reso molto difficile la crescita professionale del personale. In questo quadro pesa anche il nodo dell’area delle elevate professionalità, che in molte amministrazioni non è stata ancora formalmente istituita. Secondo FLP, alcune disposizioni del DL 80/2021 hanno favorito l’accesso dall’esterno a posizioni che potrebbero essere coperte da professionalità già presenti nella PA. Da qui la richiesta di definire quote chiare di posizioni, procedure dedicate e misure in deroga che consentano di valorizzare il personale interno.
Naddeo: nei contratti già diversi strumenti di innovazione del lavoro pubblico
Sul tema della contrattazione è intervenuto anche Antonio Naddeo. Il presidente dell’ARAN ha richiamato il ruolo della negoziazione come punto di equilibrio tra le esigenze delle amministrazioni e quelle dei lavoratori. I contratti, ha osservato, nascono sempre da un confronto tra le parti. Quando vengono firmati, significano che esiste una volontà condivisa di introdurre regole e strumenti destinati poi a essere applicati concretamente.
Secondo il presidente ARAN, nei contratti degli ultimi anni sono già stati inseriti numerosi strumenti di innovazione organizzativa. Il CCNL 2019-2021, ad esempio, contiene una regolamentazione della disciplina dello smart working. Tuttavia la sua applicazione concreta dipende dalle scelte delle singole amministrazioni e dalla capacità della dirigenza di gestire modelli di lavoro diversi da quelli tradizionali. In alcuni casi, ha osservato, permane una resistenza culturale legata a una gestione ancora fondata sulla presenza fisica.
Il CCNL 2022-2024 inoltre prevede in via sperimentale la settimana lavorativa corta. Ovvero la possibilità di concentrare l’orario di lavoro in quattro giorni invece che in cinque, senza ridurre il monte ore complessivo. L’esperimento, ha spiegato, non è ancora stato adottato in modo diffuso, ma potrebbe essere ulteriormente sviluppato nella prossima stagione contrattuale.
Welfare, gestione generazionale e intelligenza artificiale nella PA
Naddeo ha poi richiamato il tema del welfare aziendale, che può rappresentare una leva importante. Questo soprattutto in fasi di risorse limitate, pur in presenza di vincoli normativi che ne frenano l’efficacia. Ha sottolineato anche l’importanza dell’age management. È necessario gestire le differenze generazionali in amministrazioni in cui oggi convivono giovani neoassunti e dipendenti prossimi alla pensione, dopo oltre quindici anni di blocco del turnover.
Tra le novità della trattativa in corso figura anche l’intelligenza artificiale nella PA. Naddeo ha spiegato che l’ARAN ha inserito nel confronto contrattuale norme dedicate alla regolamentazione dell’uso dell’AI, soprattutto quando incide sull’organizzazione del lavoro e sulla gestione del personale. In particolare, lavoratori e sindacati devono poter conoscere gli algoritmi utilizzati, mentre la responsabilità delle decisioni resta in capo alla dirigenza. Il contratto prevede inoltre specifiche misure di formazione del personale per un utilizzo consapevole delle nuove tecnologie.
ISTAT: analizzare i dati per individuare le priorità
Michele Camisasca, direttore generale ISTAT, ha messo in evidenza come la complessità delle sfide da affrontare sia in diretta proporzione alla complessità della PA, o meglio, delle tante PA.
La PA è il più grande datore di lavoro in Italia e conta oltre 3 milioni e 60mila lavoratori. È estremamente importante, dice Camisasca, l’osservazione del fenomeno PA e come cambia. E questo è possibile attraverso l’analisi di dati raccolti da ISTAT ma anche da altre fonti importanti, come per esempio i risultati degli studi delle co-relatrici presenti al tavolo FLP, Ilaria Mariotti del Politecnico di Milano e Alessandra Pedone, ricercatrice INAPP.
I posti di lavoro inoltre sono in costante aumento per via della fase PNRR e perché è cambiato il modello di lavoro. Nel momento in cui si ha consapevolezza di “quanti siamo e come cambiamo” si potrà capire come intervenire.
Le priorità evidenziate da ISTAT sono la modernizzazione organizzativa e tecnologica delle città, l’investimento sulla forza lavoro, la valorizzazione delle competenze attuali. In particolare, spiega Camisasca, va valutato come le riforme della PA stanno facendo breccia e la percezione dei cittadini rispetto al cambiamento.
La raccolta dei dati non si ferma e ISTAT annuncia un nuovo censimento di tutte le istituzioni pubbliche che verrà presentato nel corso del Forum PA del prossimo giugno. Una “mega indagine” che l’ente metterà a disposizione per una conoscenza dettagliata di tutti gli aspetti della trasformazione in atto.
La sfida della modernizzazione della PA
Dal confronto emerso al tavolo FLP si rafforza la consapevolezza che la pubblica amministrazione italiana stia attraversando una fase di transizione decisiva. Innovazione digitale, nuovi modelli organizzativi e rinnovi contrattuali possono rappresentare un’opportunità concreta per rafforzare l’efficienza dei servizi pubblici e migliorare la qualità del lavoro.
Per FLP, la contrattazione può svolgere un ruolo decisivo a condizione che non si limiti a gestire l’esistente, ma accompagni davvero il cambiamento. È questa la direttrice lungo cui si è mosso il confronto di Roma. Fare in modo di tenere insieme innovazione, diritti dei lavoratori e qualità dei servizi in una fase cruciale per il futuro del lavoro pubblico.
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