Asia, corner mirati e testimonial: la nuova agenda di Ic! Berlin

Mar 24, 2026 - 05:30
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Asia, corner mirati e testimonial: la nuova agenda di Ic! Berlin
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Ic! Berlin investe oltre confine, Italia compresa. Davide Lunghi racconta in quest’intervista a Pambianconews le startegie messe in atto per potenziare la brand awareness e la distribuzione del marchio eyewear. Durante un evento speciale all’interno dell’headquarter berlinese nel quartiere di Marzahn, dove vengono prodotti oltre 200mila paia di occhiali l’anno, il general manager racconta le nuove strategie in occasione dei trent’anni di Ic! Berlin, dal 2023 di proprietà di Marcolin, player veneto entrato recentemente nell’orbita del colosso statunitense Vsp Vision. Il marchio si distingue per la progettazione e realizzazione di montature ultra-leggere e flessibili; sin dalla nascita Ic! Berlin produce montature minimaliste in acciaio inossidabile laminato a freddo, affiancate anche da modelli in acetato, corno di bufalo, 3D print, e ha introdotto la cerniera senza viti, rinomata per leggerezza, durata e comfort.

Ic! Berlin compie trent’anni, da quanti è in Italia?
Abbiamo esordito una ventina di anni fa, attualmente siamo in 3.200 door worldwide di cui 80 in Italia che è nella top 10 dei mercati principali e ha un peso high single digit. In Italia vogliamo lavorare sulla visibilità, più pop up, con spazi anche nei department store che permettono di avere un universo della marca più olistico. Non solo dagli ottici, in cui siamo affiancati ad altre marche, ma creare spazi tutti nostri. Dal 2027 inizieremo con i primi corner. Il mercato italiano è molto variegato, c’è una differenza sostanziale tra sud e nord, il primo predilige acetato colorato, vistoso mentre il settentrionale apprezza le doti teniche come la leggerezza e lo stile understatement.

Nuovo modello Xenon. Courtesy of Ic! Berlin

E per quanto riguarda gli store monomarca?
Ne abbiamo uno storico qui a Berlino, che rinnoveremo a giugno, due a Bangkok e uno a Taipei, nel breve termine guarderemo ancora in Asia. Su mercati come l’Italia, la Francia e in generale in Europa stiamo lavorando prima sulla brand awareness, sulla notorietà della marca e sulla brand equity in modo molto più globale. Oggi, soprattutto in aree come l’Italia, a differenza della Germania, della Tailandia o anche dell’America, Ic! Berlin non è visto come un house brand ma una label di nicchia, per conoscitori. In futuro per i primi store in Italia ci sono Milano, Roma e Napoli.

Dopo la Germania quali sono le aree più importanti?
Il modello ultra light è molto apprezzato in Asia perché è alla portata di quel consumatore. Dopo la Germania ci sono Taiwan e Thailandia, poi arrivano gli Stati Uniti.

Da cosa scaturisce il successo in Asia?
È iniziato già quando il fondatore (Ralph Anderl affiancato dagli amici Philipp Haffmans e Harald Gottschling, ndr), ha capito il bisogno di un occhiale leggero, ultra flessibile, tecnico, perfetto per i visi asiatici. Quindi ha costruito in questi mercati, Thailandia e Taiwan ma anche Corea, un rapporto con i distributori locali, dei veri imprenditori, con cui ha dato vita a una distribuzione solida. È un lavoro trentennale: dall’ottica al corner, dallo store monobrand nel mall a quello su strada. Vorremmo replicare lo stesso percorso in Cina e Giappone, nel quartiere Ginza di Tokyo, dove siamo in un large shop in shop, e magari entrare anche in quartieri come Omotesando, meno scontati e più vibranti.

Courtesy of Ic! Berlin

Avete intenzione di approdare in nuovi mercati?
Sì, soprattutto grazie all’integrazione di Marcolin. Prima eravamo presenti in 68 mercati, adesso in 125, spingendo di più del sud-est asiatico, in Cambogia e Vietnam ad esempio. Prima in Middle East eravamo sono negli Emirati Arabi, ora abbiamo ampliato la distribuzione. Resta alto il focus sulla Cina, dove siamo presenti da una decina d’anni ma dal 2025, grazie a Marcolin, abbiamo messo l’acceleratore con crescite a doppia cifra.

E il mercato statunitense?
Siamo, come tutti, soprattutto sulle due coste dove abbiamo una tipologia di clienti diversa. Quello sulla West Coast è molto più fashion, ama i modelli colorati, è più coraggioso. Invece sulla East Cost siamo apprezzati dai professionisti, medici, avvocati, il perfetto best ager con potere d’acquisto elevato, ma che non vuole esibire. Per la distribuzione negli Stati Uniti vorremmo fare leva sull’acquisizione di Vsp Vision che conta oltre 2mila punti vendita, sebbene il posizionamento sia un po’ diverso, dobbiamo capire come gestire al meglio le opportunità.

A livello globale come sono suddivise le vendite in base al genere?
La collezione uomo copre il 60%, la donna il 20% donna e il restante è invece relativo ai modelli unisex, che non riusciamo a definire perché adatti a entrambi. 

I marchi indipendenti stanno attraversando un momento positivo; sebbene adesso Ic! Berlin faccia parte di Marcolin e, di conseguenza, di Vsp Vision, lo conferma?
Questo è un momento molto positivo, soprattutto nella categoria uomo, per i brand indipendenti. È vero che l’integrazione di Ic! Berlin a Marcolin non ci rende più tali, quantomeno dal punto di vista della società, però l’immagine è quella di un brand indipendente, alla maniera di Mikita e Jacques Marie Mage. La crescita double digit del primo trimestre dell’anno ce lo conferma. Abbiamo notato il desiderio di un prodotto molto più essential, minimal. I trend di mercato sono proprio gli anni ’90: il vintage, il no logo, Brunello Cucinelli lo chiama ‘silent luxury’. Grazie a Marcolin stiamo abbiamo messo in atto un programma di selezione esclusiva dei punti vendita che espongono player simili al nostro dna per catturare il cliente giusto. Prediligiamo le boutique nelle grandi città dove c’è il cliente Ic!Berlin che guida un’auto sportiva, gioca a golf o va in barca a vela, viaggia ma non ostenta, è ‘old money’. 

A proposito, qual è il costo degli occhiali Ic! Berlin?
Si parte dai modelli da sole proposti a 390 euro fino ad arrivare 650 per quelli flex carbon, prodotti con fibra di carbonio. 

Altre collaborazioni in programma?
Abbiamo firmato con la Formula 1, da quest’anno siamo l’occhiale di Audi Revolut e stiamo lavorando in tandem per creare una capsule driving experience per il prossimo anno.

Sven Marquardt. Ph. Tarek Mawad, courtesy of Ic! Berlin

 Per questi primi trent’anni avete realizzato una campagna speciale con volti che non passano inosservati.
Trai i volti scattati da Tarek Mawad c’è Sven Marquardt, fotografo e leggendario addetto alla sicurezza del Berghain. Lo abbiamo scelto perché abbiamo iniziato a definire il target customer per la new gen, ovvero il ‘digital adventurer’ e cerchiamo di attrarlo con un’icona come Sven, che sembra senza età. Quando si pensa a cosa ha raggiunto si ha l’impressione che tutto sia possibile. Allo stesso tempo cattura anche il professionista che lo associa al proprio spirito ribelle che, magari, non è mai riuscito a liberare.

 

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Redazione Redazione Eventi e News