Sotto nei sondaggi, Orbán denuncia un piano ucraino contro l’energia ungherese

Febbraio 26, 2026 - 10:00
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Sotto nei sondaggi, Orbán denuncia un piano ucraino contro l’energia ungherese

«L’Ungheria non può essere ricattata». Con un video diffuso sui canali social del portavoce Zoltan Kovacs, il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha annunciato di aver ordinato una maggiore protezione delle infrastrutture critiche e il dispiegamento di truppe per difendere «strutture energetiche chiave». Secondo quanto riferito dal premier, sulla base dei rapporti dei servizi di sicurezza nazionale, «l’Ucraina sta preparando ulteriori azioni per interrompere il sistema energetico ungherese». Tra le misure: maggiore presenza della polizia e divieto di utilizzo dei droni nella contea di Szabolcs-Szatmár-Bereg, che si trova nella parte nordorientale del Paese, al confine con la Slovacchia, con la Romania e con l’Ucraina

La mossa, che come obiettivo ha ancora una volta l’Ucraina aggredita dalla Russia di Vladimir Putin, arriva in un momento politicamente delicato. Il 12 aprile si vota e, proprio nelle stesse ore, un sondaggio realizzato da Medián per hvg.hu – considerato tra i più affidabili nel Paese – accredita l’opposizione guidata da Péter Magyar e dalla sua Tisza di un vantaggio netto: 55 per cento contro il 35 della coalizione Fidesz-KDNP di Orbán. Un distacco che, se confermato, varrebbe una supermaggioranza parlamentare.

Il timore è che il dispiegamento militare possa alimentare lo scenario di un’emergenza di sicurezza nazionale, con il rischio di una stretta sull’opposizione o di interventi sul processo elettorale. Il team del premier respinge queste letture, come riportano i giornalisti locali, ma il passaggio dell’esercito a tutela degli impianti energetici introduce un elemento di forte tensione nella campagna.

Sul piano europeo, il caso si intreccia con il braccio di ferro tra Budapest e Bruxelles. I vertici europei, rientrati dalla visita in Ucraina per il quarto anniversario dell’invasione russa, si preparano ad affrontare il doppio veto ungherese: sul ventesimo pacchetto di sanzioni a Mosca e sul prestito da 90 miliardi destinato all’Ucraina. Commissione e Consiglio sono pronti a forzare la mano su quest’ultimo, ritenendo che l’Ungheria abbia violato una decisione del Consiglio europeo. Al tempo stesso, l’Unione europea si dice pronta ad aiutare Budapest sul fronte energetico, lavorando a soluzioni alternative per evitare crisi di approvvigionamento. Ma nelle cancellerie europee la pazienza verso i veti di Orbán appare sempre più sottile. Tuttavia, una sua vittoria elettorale potrebbe non spostare molto, considerato che a Orbán si è recentemente unito, sulle interruzioni al petrolio via oleodotto Druzhba, il premier slovacco Robert Fico, che ha minacciato di sospendere le forniture elettriche all’Ucraina se il petrolio non riprende.

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Redazione Redazione Eventi e News