Il Messico propone una riforma elettorale per ridurre costi e numero dei parlamentari
Il governo del Messico ha presentato una proposta di riforma costituzionale del sistema elettorale con l’obiettivo di ridurne i costi complessivi di circa il 25 per cento, diminuire il numero dei legislatori e modificare il metodo di elezione del parlamento. Lo ha annunciato la presidente Claudia Sheinbaum nella serata di ieri, 25 febbraio, durante una conferenza stampa.
L’iniziativa rappresenta il quarto tentativo di riorganizzazione del sistema elettorale promosso dal partito di governo Morena, dopo tre precedenti proposte avanzate dall’ex presidente Andres Manuel Lopez Obrador tra il 2018 e il 2024, che non avevano raggiunto la maggioranza necessaria in parlamento per modificare la Costituzione. Secondo l’esecutivo, il sistema attuale è eccessivamente oneroso e non ha impedito presunti episodi di frode elettorale in passato.
“L’eccesso di spesa nelle elezioni in Messico va ridotto. È una richiesta dei cittadini”, ha affermato Sheinbaum, spiegando che il progetto è stato elaborato da una commissione composta da sette suoi collaboratori più stretti. La presidente ha inoltre respinto le accuse dell’opposizione e di parte degli esperti, secondo cui la riforma mirerebbe a rafforzare il controllo governativo sul sistema elettorale e a blindare le maggioranze legislative. “Non vogliamo un partito di Stato, né un partito unico. Vogliamo che sia riconosciuta la diversità politica del nostro Paese”, ha dichiarato.
Il piano prevede tagli al bilancio dell’Istituto elettorale nazionale, alla sua struttura territoriale, al finanziamento pubblico dei partiti e ai tribunali elettorali. È inoltre prevista l’eliminazione del sistema di conteggio rapido ufficiale dei voti (Prep), la riduzione degli stipendi dei funzionari e una diminuzione delle spese di funzionamento dei Congressi federale e statali. Un punto centrale della riforma riguarda il sistema di rappresentanza proporzionale. Il progetto propone l’abolizione delle liste plurinominali, attraverso le quali oggi vengono eletti 200 dei 500 deputati federali e 32 dei 128 senatori. In base alla proposta, tali seggi verrebbero eliminati e il Senato sarebbe ridotto a 96 membri complessivi. Secondo la presidente, la riforma mira a rafforzare il ruolo del voto diretto degli elettori rispetto alle decisioni delle direzioni dei partiti. “Si eliminano le liste dei partiti. È qualcosa che, in tutti i sondaggi, la popolazione ha detto di non volere”, ha sottolineato Sheinbaum, aggiungendo che l’obiettivo è fare in modo che sia il voto popolare, e non le élite politiche, a determinare chi accede alle cariche legislative.
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