Una nuova “Baia di Porci”? La Guardia costiera cubana spara su un'imbarcazione registrata in Florida

In un tempo della Storia in cui le tensioni sono diventate così palpabili che, in molti casi, potrebbero tagliarsi a fette, giunge ancora a rafforzarne la consistenza la notizia che “forze cubane hanno ucciso quattro esuli e ferito altri sei”. Vediamo di capirne la dinamica e cercarne le motivazioni. Fonti cubane hanno fatto sapere che mercoledì (ieri per chi legge) sono entrati in acque territoriali cubane a bordo di una piccola unità risultata essere iscritta nei registri delle imbarcazioni da diporto della Florida diversi e ancora non meglio precisati “esuli”, che hanno aperto il fuoco su un pattugliatore della Guardia Costiera cubana.
Nei successivi comunicati stampa, il ministero dell'Interno cubano ha diffuso la notizia che il gruppo presente a bordo dell’unità è risultato essere composto da cittadini cubani antigovernativi, alcuni dei quali erano già ricercati per aver pianificato attacchi terroristici nel territorio cubano. Gli esuli cubani - secondo informazioni fornite dalle agenzie stampa cubane - provenivano dagli Stati Uniti e indossavano tuta mimetica, armati con fucili d'assalto, pistole, esplosivi artigianali, giubbotti balistici e mirini telescopici. Secondo quando affermato da Cuba si trattava, quindi, di un vero e proprio commando, composto da esuli cubani pesantemente armati e provenienti dagli Stati Uniti; l'incidente è avvenuto in un clima di tensioni crescenti che si sono sviluppate nei mesi scorsi tra Stati Uniti e Cuba, anche se il Segretario di Stato degli Stati Uniti, Marco Rubio, si è affrettato a dichiarare che “nessun personale statunitense coinvolto, non si è trattato di un'operazione militare voluta dagli Usa”.
L’imbarcazione entrata nelle acque territoriali cubane è stata intercettata da un’unità della Guardia costiera a circa un miglio dalla costa settentrionale di Cuba, nei pressi della località di Cayo Falcones, nella provincia di Villa Clara.
Il comandante del pattugliatore cubano risulta ferito insieme ad altri sei esuli, oltre ai quattro morti che ci sono stati tra gli esuli.
Le autorità cubane hanno, doverosamente, informato immediatamente gli Stati Uniti del conflitto a fuoco scaturito tra l’unità americana e il pattugliatore cubano, ma l'ambasciata statunitense dell’Avana ha subito risposto che gli Stati Uniti disporranno autonome verifiche per stabilire quanto è accaduto, tentando di stabilirne cause e dinamiche.
Riteniamo opportuno sottolineare il fatto che l'incidente accade con un tempismo sbalorditivo: mentre gli Stati Uniti hanno di fatto bloccato tutte le spedizioni di petrolio dirette a Cuba e che hanno costretto la popolazione cubana ad ulteriori sacrifici, minando la sopravvivenza stessa del popolo cubano.
Per chi ha memoria della cronaca accaduta nella “Baia dei Porci” nei primi anni ’60, richiamarsi a quei fatti diventa un esercizio mnemonico consequenziale. Gli esuli cubani, concentrati in gran parte a Miami (Florida), sognano di rovesciare il governo cubano o di vederlo cadere e, in passato - che sembrava lontano ma, invece, sembra ritornare - hanno complottato contro il governo fondato dal defunto leader rivoluzionario Fidel Castro (morto nel 2016 alla veneranda età di 90 anni).
Ricordiamo, per dovere di cronaca, che esuli cubani, con il sostegno e il finanziamento della Cia (Central Intelligence Agency), tentarono senza successo l’invasione della Baia dei Porci (1961), un evento che finì per rafforzare Fidel Castro e che lo spinse ad avvicinarsi ancor di più all'Unione Sovietica.
Queste attività di sabotaggio non si sono mai completamente estinte e, negli ultimi anni, gli oppositori del governo comunista cubano potrebbero sentirsi incoraggiati dai recenti eventi che hanno promosso un'immagine di debolezza per i governanti dell’isola di Cuba, mentre il blocco petrolifero imposto dagli Usa ha ulteriormente aggravato le già gravi carenze energetiche.
Rileva segnalare che Cuba ha già dichiarato di aver identificato i sei feriti che si sono avuti sull’imbarcazione, due dei quali risultano essere già ricercati dalle autorità cubane con l'accusa di pianificare atti terroristici contro Cuba: si tratta di Amijail Sanchez Gonzalez e Leordan Enrique Cruz Gomez.
Dal lato statunitense, segnaliamo che politici della Florida hanno chiesto indagini separate, affermando di non fidarsi del racconto cubano mentre il procuratore generale della Florida, James Uthmeier, ha dichiarato di aver ordinato ai procuratori dello Stato di aprire un'indagine in collaborazione con altri partner delle Forze dell'ordine statali e federali.
Il deputato Carlos Gimenez, repubblicano il cui distretto comprende la punta meridionale della Florida, ha chiesto un'indagine federale, affermando di aver chiesto al Dipartimento di Stato e alle Forze Armate di indagare sulla questione mentre le autorità statunitensi sono ancora al lavoro per stabilire se alcuni degli esuli deceduti in seguito al conflitto a fuoco siano cittadini statunitensi o residenti legali negli Usa.
Si alza dunque la tensione sui Caraibi, non da meno di quella in corso nell’area del Golfo Persico: resta tutto sospeso e il mondo rimane in attesa delle decisioni che il governo a stelle e strisce vorrà assumere nelle prossime ore. Speriamo prevalga la ragione, in entrambi i casi.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Furioso
0
Triste
0
Wow
0




