Il no al nome sulla scheda toglie a Meloni il plebiscito, e costringe Schlein e Conte alle primarie

Febbraio 26, 2026 - 10:00
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Il no al nome sulla scheda toglie a Meloni il plebiscito, e costringe Schlein e Conte alle primarie

Niente plebiscito per Giorgia Meloni, a quanto pare. Non ci sarà il suo nome sulla scheda elettorale, come lei avrebbe voluto: una specie di surroga del premierato, una elezione indiretta del presidente del Consiglio. Ancora ieri si sono riuniti gli sherpa di primo livello dei partiti di centrodestra per esaminare la situazione e chiudere la pratica in tempi rapidi. Ma il nome sulla scheda, questo è certo, non ci sarà.

Meloni ha corso troppo perché ha sottovalutato il fatto che tutto giocava contro la sua proposta. A partire dal Quirinale, che mai avallerebbe che venisse tolto al presidente della Repubblica il potere di nomina del capo del governo; per non parlare dell’opposizione di Salvini, che sarebbe costretto a togliere la dicitura «Salvini premier» dal logo della Lega. Insomma, la presidente del Consiglio ha perso questa mano della partita. Simbolica, ma non solo. Anche se ovviamente nessuno mette in discussione il fatto che il nome del centrodestra per Palazzo Chigi, indicato nel programma, sarà il suo.

E per il campo largo cosa cambia? Sostanzialmente niente. Elly avrebbe preferito vedere il suo nome sulla scheda, nella convinzione che può battere Meloni, ma il problema è sempre quello: come arrivarci?

Ormai è praticamente certo che si renderanno necessarie le primarie. Inevitabilmente primarie di sangue. All’ultimo voto. Schlein contro Conte, più un/a candidato/a della Casa Riformista (Silvia Salis è la speranza di Matteo Renzi), che potrebbe togliere voti a Elly, e poi forse Nicola Fratoianni per Avs. E magari qualcun altro personaggio in cerca di autore, che in questi casi non manca mai.

L’ipotesi di una scelta consensuale tra i leader non è fattibile. L’avvocato del popolo non vuole e, dal suo punto di vista, ha ragione. Ai gazebo intende prendere molti più voti di quelli dei soli elettori del Movimento 5 stelle: voti che peseranno in qualunque situazione e che gli daranno forza alle elezioni vere.

Anche se non parte favorito, perché comunque la segretaria del Partito democratico ha più radicamento, più organizzazione, più consensi elettorali, l’uomo di Volturara Appula può pescare nel mare magnum degli indecisi, dei poco informati, di quelli che conservano un ricordo positivo di quando era capo del governo durante la pandemia. E anche di elettori del Pd che non amano la segretaria e che ritengono che lui sia più attrezzato per contrastare Giorgia, ad esempio, nel duello televisivo finale.

Alla presentazione della rivista online “Rinascita”, il suo grande amico Goffredo Bettini ha ribadito che la leadership nel campo progressista va scelta attraverso primarie democratiche, intese come «una festa di popolo e partecipazione». Ma più che una festa sarà un massacro, ben più aspro del match del 2012 Bersani-Renzi, anche per il fatto che erano entrambi del Pd. Stavolta è diverso. In gioco c’è la guida della coalizione, anche con un occhio al dopo. Non si scappa: o lei o lui. All’ultimo voto.

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Redazione Redazione Eventi e News