Invasione di locuste nell’Africa occidentale, situazione critica anche nell’isola spagnola di Lanzarote

Febbraio 27, 2026 - 04:00
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Invasione di locuste nell’Africa occidentale, situazione critica anche nell’isola spagnola di Lanzarote

Sui social qualcuno (residente fuori dall’Africa) richiama scanzonato l’ottava piaga biblica, quella che si abbatte sull’Egitto dopo la tempesta di grandine che distrugge i raccolti, quella che porta via agli affamati anche l'ultimo, miserevole residuo di cibo rimasto a terra. Altri (residenti soprattutto in Marocco), pubblicano video impressionanti di questi sciami di insetti che si spandono a perdita d’occhio. Il fatto è che da diversi giorni l’Africa occidentale è invasa dalle cavallette. Anzi, per la precisione dalle locuste, la versione dopata di questo ortottero: al contrario delle sorelle più piccole (un paio di centimetri contro i 5-6 delle sorelle maggiori) che conducono una vita più solitaria e anche alquanto sedentaria, le locuste in determinate condizioni si sviluppano molto velocemente, si uniscono in enormi gruppi e migrano alla ricerca di nuovi territori in cui trovare di che sfamarsi. E mangiando ogni giorno una quantità di cibo equivalente al proprio peso (circa 2 grammi) e contenendo uno sciame di un chilometro quadrato fino a 80 milioni di esemplari, si fa presto ad avere un’immagine di quel che resta dei raccolti che incontrano sulla loro strada (che, tra parentesi, con condizioni di vento favorevoli può essere di 150 chilometri al giorno).

Nelle nostre società urbanizzate la questione appare lontana, ma è talmente concreta e seria che la Fao ha istituito da tempo un “Locust watch”, un sistema di monitoraggio e allerta che incrocia i dati provenienti dai satelliti meteorologici con le osservazioni a terra. I livelli di allerta vanno dal verde al rosso, e in quest’ultimo caso si dà il via a interventi di irrorazione aerea per evitare una perdita completa dei raccolti. La Fao definisce infatti le locuste «il parassita migratorio più distruttivo al mondo». L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura diffonde anche periodicamente un apposito bollettino dedicato in particolare alla locusta del deserto, la Schistocerca gregaria, la più veloce e vorace.

Nell’ultimo documento pubblicato, la Fao ha avvertito a inizio mese che si stava creando una situazione da allarme arancione con diverse situazioni di rosso in Mauritania, Senegal e Marocco, dove migliaia di ettari sono stati trattati per proteggere i raccolti, ma ha avvisato che gli sciami si stavano spostando verso nord: «I gruppi di adulti immaturi e i piccoli sciami sono diminuiti in Mauritania, con alcuni che si sono spostati in Senegal. I gruppi di adulti immaturi sono aumentati nel Sahara occidentale, dove erano ancora presenti gruppi di larve. Alcuni gruppi di adulti hanno raggiunto la zona vicino a Tan-Tan in Marocco. La Mauritania ha trattato 7.161 ettari, il Marocco 39.042 ettari e il Senegal 1.155 ettari. Previsioni: Piccoli sciami e gruppi di adulti potrebbero continuare a migrare verso nord dalla Mauritania al Marocco. Alcuni potrebbero raggiungere l’Algeria. I gruppi di adulti e i piccoli sciami potrebbero aumentare nel Sahara occidentale, dove la riproduzione potrebbe riprendere. Le operazioni di monitoraggio e controllo devono continuare».

Passate un paio settimane, le previsioni si sono rivelate del tutto fondate. Complici le abbondanti piogge che si sono riversate sulla costa atlantica dell’Africa, c’è stato un forte aumento del tasso riproduttivo della Schistocerca gregaria: la vegetazione abbondante fornisce infatti nutrimento e condizioni ambientali ottimali per deporre le uova. E ora l’aria secca e i forti venti stanno aiutando le locuste a migrare verso nord-ovest in cerca di nuovo cibo.

Tanto a nord-ovest che ora l’allarme dall’Arica si è trasferito anche alle isole spagnole di Lanzarote, Tenerife, Gran Canaria and Fuerteventura. I turisti postano video e foto di spiagge, balconi di hotel e strade invase dagli insetti, mentre le autorità locali da un lato lanciano messaggi rassicuranti (non pungono, non portano malattie, è uno sciame in movimento che tra poco passa), dall’altro invitano residenti e villeggianti a mantenere comportamenti adeguati (chiudere le finestre, non schiacciarli in casa per evitare macchie e cattivi odori). Ma se i turisti che vogliono evitare il problema possono farlo anticipando il volo di ritorno a casa, per i residenti che vivono di turismo e soprattutto per le popolazioni del continente africano che vedono distrutti i raccolti, il problema è ben peggiore.

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