Negare, ritardare, minimizzare: come i governi nascondono l'intelligence sui cambiamenti climatici

A gennaio il governo laburista del Regno Unito ha pubblicato il rapporto “Global Biodiversity Loss, Ecosystem Collapse and National Security” e nelle sue 14 paginette il Department of Environment, Food and Rural Affairs (DEFRA) lanciava quello che sembrava già un preoccupante allarme: la perdita di biodiversità globale e il collasso degli ecosistemi potrebbero minacciare la sicurezza nazionale e la prosperità stessa del Regno Unito e avverte che «Esiste un'alta probabilità che ogni ecosistema critico sia sulla strada del collasso», un effetto a cascata che potrebbe avere importanti implicazioni per la sicurezza alimentare del Paese.
Ma il rapporto ha fatto notizia non solo per i suoi contenuti allarmanti, ma anche per le sue omissioni. Infatti, The Times e The Guardian hanno rivelato che Defra ha elaborato il documento con l’aiuto della coalizione di intelligence che sovrintende alle agenzie di spionaggio MI5 e MI6 e che il rapporto avrebbe dovuto essere pubblicato nell'autunno del 2025 , ma è stata bloccato da Downing Street perché era troppo negativo. Solo quando il think tank ambientalista Green Allianc aveva presentato una richiesta di accesso alle informazioni per il rapporto, il DEFRA ha pubblicato la valutazione sul suo sito web, ma non lo ha accompagnato con un comunicato stampa o di un annuncio pubblico, come avrebbe richiesto un documento del genere.
Il giorno dopo la pubblicazione di questo storico rapporto sul sito web del DEFRA, The Times ha rivelato di aver letto una versione interna e integrale della valutazione, che includeva avvertimenti molto più gravi rispetto al rapporto reso pubblico: un'enorme migrazione di massa verso l'Europa, una politica sempre più polarizzata e populista nel Regno Unito, conflitti della NATO per il crollo della produzione alimentare in Russia e Ucraina e crescenti tensioni tra Cina, India e Pakistan che potrebbero potenzialmente portare a una guerra nucleare.
Rachel Santarsiero, direttrice del Climate Change Transparency Project del National Security Archive a Washington, DC, dove ottiene la declassificazione di documenti statunitensi sulle politiche in materia di cambiamenti climatici attraverso riichieste ai sensi del Freedom of Information Act e ricerche d'archivio, ha scritto sul Bulletn of the Atomic Scientists che «I media britannici hanno criticato duramente il governo per aver occultato l'esistenza della versione integrale e per aver ritardato la pubblicazione della valutazione. Ma il governo ha risposto alle critiche pubbliche con un'alzata di spalle. "La valutazione è stata sviluppata attraverso processi di analisi e autorizzazione intergovernativi, che hanno incluso la valutazione di come e quando dovesse essere pubblicata", mi ha detto via email un portavoce del DEFRA. "La pubblicazione avviene ora, dopo il completamento di tali processi, in linea con l'impegno del governo per la trasparenza e un processo decisionale informato».
La Santarsiero non è sorpresa da questo atteggiamento: «I governi occidentali hanno una lunga storia di occultamento delle valutazioni di intelligence sui cambiamenti climatici. Prendiamo ad esempio la comunità di spionaggio statunitense. Nonostante decenni di monitoraggio e analisi dei rischi per la sicurezza nazionale posti dai cambiamenti climatici e la pubblicazione di molti di questi prodotti di intelligence, l'Office of the Director of Intelligence insiste sulla necessità di mantenere segreta la National Intelligence Assessment del 2008 sulle "Implicazioni per la Sicurezza Nazionale dei Cambiamenti Climatici Globali fino al 2030". Ex funzionari dell'intelligence hanno testimoniato pubblicamente in merito al rapporto, lo hanno citato in letteratura e hanno sostenuto le richieste di declassificazione del rapporto, senza alcun risultato . Dopo quasi due decenni, il rapporto rimane ancora oggi classificato al livello di riservatezza, il livello più basso di segretezza per la sicurezza nazionale. Più di recente, nel 2022 , il Primo Ministro australiano Anthony Albanese ha chiesto al capo dell'intelligence nazionale Andrew Shearer di condurre personalmente un'analisi delle minacce alla sicurezza poste dalla crisi climatica. Mesi dopo, Albanese si è rifiutato di pubblicare il rapporto o addirittura di dire quando fosse stato completato». Il portavoce per la Difesa del Australia’s Green Party, David Shoebridge, ha definito quello del governo laburista australiano «Il «culto della segretezza a Canberra» e Albanese ha continuato a respingere le richieste di rendere pubblica «anche una versione ripulita della valutazione».
La Santarsiero è convinta che «Considerando questo modello di negazionismo climatico e di repressione all'interno dell'apparato di intelligence del Nord del mondo, questo recente incidente per i britannici potrebbe essere ancora più complicato». Rod Schoonover, ex funzionario del Bureau of Intelligence and Research del Dipartimento di Stato Usa ed ex presidente del National Intelligence Council, ha però fatto praticamente notare che le cose negli altri Paesi potrebbero essere messe ancora peggio e ha detto che «La valutazione del Regno Unito dovrebbe essere lodata per la sua attenzione alla perdita di biodiversità e al collasso degli ecosistemi. I rischi per la sicurezza legati al cambiamento climatico stanno (giustamente) ricevendo l'attenzione che meritavano da tempo, ma si sta prestando meno attenzione alla destabilizzazione dei sistemi terrestri. Sono stato molto incoraggiato... nel vedere una voce ufficiale come il Regno Unito affrontare la questione della sicurezza ecologica, che si sta ampliando e deve essere presa sul serio. Mi piacerebbe vedere altre nazioni seguire l'esempio".
Schoonover, co-fondatore dell'Ecosecurity Council e professore associato presso la School of Foreign Service della Georgetown University, si è detto gratificato nel vedere citato nella valutazione del Regno Unito il suo rapporto "The Security Threat That Binds Us" del 2021 che definisce la crisi ecologica globale come «La minaccia alla sicurezza più sottovalutata del XXI secolo».
La Santarsiero ricorda che «La perturbazione ecologica è incredibilmente complicata e interconnessa: i cambiamenti fondamentali dei sistemi terrestri causati dall'uomo stanno innescando trasformazioni rapide e potenzialmente irreversibili nella composizione dell'atmosfera, sovraccarichi e impoverimenti dei suoli, oceani tossici e acidificati e sistemi di acqua dolce riconfigurati, per citare solo alcuni degli impatti. La biosfera, che comprende tutti gli esseri viventi della Terra, le creature, le piante e i microrganismi, si sta destabilizzando rapidamente e sta disfacendo "il tessuto ecologico da cui dipende la società umana". Questi tipi di cambiamenti sono indissolubilmente legati alla sicurezza ecologica, un approccio globale alla sicurezza umana, nazionale e globale che segue tale perturbazione caotica».
Erin Sikorsky, funzionaria di carriera della CIA e ora direttrice del Center for Climate Security, ha criticato apertamente i precedenti rapporti dell'intelligence statunitense che ignorano o minimizzano la serie di fattori di rischio a cascata posti dal cambiamento climatico e dal collasso del sistema Terra. Rapporti come il Worldwide Threat Assessment del 2019, ad esempio, nascondono accuratamente qualsiasi riferimento al dissesto ecologico "verso la fine del documento", e persino la National Intelligence Estimate del 2021 sui cambiamenti climatici, pubblicata sotto la presidenza di Biden sottovaluta il rischio.
Il recente rapporto “abbreviato” del Regno Unito di gennaio si distingue da quelli precedenti perché affronta le complesse minacce alla sicurezza poste dal collasso degli ecosistemi. Il portavoce del DEFRA ha detto alla Santarsiero che «La natura è alla base della nostra sicurezza, prosperità e resilienza, e comprendere le minacce che derivano dalla perdita di biodiversità è fondamentale per affrontarle di petto. Comprendere i rischi per la sicurezza derivanti dalla perdita di biodiversità e dal degrado degli ecosistemi è fondamentale per rafforzare la resilienza a lungo termine del Regno Unito... I risultati di questo rapporto influenzeranno le azioni che adotteremo per prepararci al futuro».
Ma la ricercatrice statunitense fa notare che «Il rigore della valutazione del DEFRA non ne annulla l'implementazione pasticciata, né la conseguente reazione pubblica». E Schoonover è d’accordo: «Qualsiasi arretramento in termini di trasparenza è un errore da parte di qualsiasi governo. Non è certamente positivo in questo contesto». Naturalmente, ci sono ragioni perfettamente legittime per mantenere riservate informazioni di intelligence, come la protezione di reali preoccupazioni per la sicurezza nazionale o la mancata identificazione di fonti e metodi specifici utilizzati nella raccolta di informazioni. Per contestualizzare la situazione, l'Office of the Director of National Intelligence crea una versione sia classificata che non classificata del suo Annual Threat Assessment. Ma Schoonover ritiene che «I cittadini del Regno Unito abbiano tutto il diritto di presentare petizioni al proprio governo per la sua mancanza di trasparenza. Sospetto che non sia stata la comunità dell'intelligence a decidere che questo [rapporto] non dovesse essere pubblicato. Sembra che [sia arrivato] da qualcuno più in alto - afferma, alludendo al numero 10 di Downing Street - Il documento del Regno Unito sembra politico... Forse riguarda meno la soppressione di informazioni e... più la volontà di evitare imbarazzi».
La Santarsiero sottolinea che «Qui, Schoonover tocca un argomento importante: è stato ampiamente documentato che le agenzie di intelligence a volte nascondono informazioni per proteggersi dalla vergogna pubblica o da situazioni imbarazzanti. Il rapporto del National Intelligence Council del 2008, ancora classificato, è un perfetto esempio di questo fenomeno». In un articolo del Bulletin del 2021, Thomas Fingar, all'epoca presidente del council, affermò che «Il rapporto era stato mantenuto classificato perché gli Stati Uniti non volevano che gli ambasciatori dei Paesi identificati come particolarmente vulnerabili ai cambiamenti climatici iniziassero a chiamare e chiedere risorse per contribuire alla mitigazione e all'adattamento prima del previsto».
Un atteggiamento simile potrebbe essere in atto in questo momento nel Regno Unito, con alcuni organi di informazione che riportano che il primo ministro potrebbe non pubblicare il rapporto integrale del DEFRA per evitare le critiche pubbliche secondo cui il governo non starebbe facendo abbastanza per scongiurare gli effetti peggiori della perdita di biodiversità e del collasso dell'ecosistema. Ma la Santarsiero fa ancora notare che «Purtroppo, qualsiasi motivazione politica alla base della decisione di ritardare o impedire la pubblicazione del rapporto integrale sulla biodiversità si inserisce in un contesto di fallimenti degli impegni ambientali globali. Le nazioni stanno ritirando gli obiettivi di riduzione delle emissioni o li mancano del tutto, i Paesi stanno ignorando i contributi ai fondi globali per il cambiamento climatico destinati ai Paesi in via di sviluppo e gli Stati Uniti si sono ritirati per la seconda volta dallo storico Accordo di Parigi, abbandonando l'infrastruttura diplomatica generale dell’United Nations Framework Convention on Climate Change. Quando nazioni dotate di servizi di intelligence ben forniti, come il Regno Unito e l'Australia, scelgono di proteggere i propri cittadini dalle evidenze degli impatti concreti del riscaldamento planetario e del dissesto ecologico, rischiano di allinearsi con iniziative di negazionismo climatico come quelle in atto negli Stati Uniti, come la decisione dell'attuale direttore dell'intelligence nazionale Tulsi Gabbard di eliminare qualsiasi riferimento al cambiamento climatico dall'ultimo Annual Threat Assessment della comunità di spionaggio».
Schoonover ribadisce quella che divrebbe essere un’ovvietà: «Il compito della comunità dell'intelligence è valutare il rischio e lanciare un allarme preventivo. Se si mettono artificialmente i paraocchi, si restringe artificialmente il panorama delle minacce. La dottrina della sicurezza a cui si sta realmente orientando l'amministrazione [Trump] è... intenzionalmente ignorante. Sta destabilizzando la comunità della sicurezza e rendendola più politica. I cittadini americani sepolti dalle frane in North Carolina, o le persone le cui case, i cui mezzi di sussistenza e i cui rifugi sono stati bruciati dagli incendi boschivi sulle montagne della contea di Los Angeles, non meritano forse di essere presi in considerazione nell’ Annual Threat Assessment? La domanda sorge spontanea: di chi stiamo parlando?». La Santarsiero conclude con un filo di speranza: «Forse altri Paesi, come il Regno Unito, potrebbero prestare attenzione al suo avvertimento, anche se gli Stati Uniti al momento non lo faranno».
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