Tomodachi Life: Una vita da sogno – Provato

Il ritorno di Tomodachi Life con un capitolo nuovo di zecca è quello che meno si aspettava tra tutti prima del suo annuncio ufficiale. Eppure Nintendo ha pensato benissimo di sfruttare l'enorme base installata di Switch 1 per portarci sopra la terza iterazione della saga (la seconda se escludiamo Tomodachi Collection, uscito nel 2009 solo in Giappone).
Non solo; forte del successo dell'ultimo capitolo di 12 anni fa nel Sol Levante, Una vita da sogno gioverebbe in questi casi del vasto pubblico di Switch 1 per accogliere nuovi potenziali giocatori e giocatrici appassionati di simulatori di vita, magari orfani del già citato primo Tomodachi Life.
Oppure per coloro che vorrebbero staccarsi momentaneamente dal recentissimo Pokémon Pokopia (trovate qui la recensione), questo potrebbe diventare un'ottima alternativa, o un suo valido sostituto, nonostante la sua impostazione di gioco sia differente da certi punti di vista.
In vista dell'imminente uscita su Switch 1 il mese prossimo, ho provato le prime 3 ore di Tomodachi Life: Una vita da sogno, corrispondenti a una corposa sezione tutorial dove ho tastato le basi essenziali e assistito ai primi scenari di natura sociale.
Il Provato di Tomodachi Life: Una vita da sogno
Prima di proseguire con l'articolo ci tengo a delineare delle piccole, doverose premesse. Non avendo mai giocato l'ultimo capitolo del 2014 per Nintendo 3DS mi limiterò a parlare solo dei contenuti visti in queste prime ore, senza scendere nei dettagli delle differenze tra i due giochi e le novità presenti in Una vita da sogno. Tuttavia conosco soltanto un aspetto del primo Tomodachi Life, legato ai rapporti sociali. Ovvero, situazioni surreali e piene di quell'umorismo leggero che possono far strappare un genuino sorriso, e che sicuramente mi aspetto di vedere nella medesima forma anche qui. Chiusa la parentesi, direi di procedere con la lettura. [caption id="attachment_1120267" align="aligncenter" width="1200"]
Darete la vita dei sogni ai vostri Mii nel nuovo Tomodachi Life?[/caption]
La vita paradisiaca dei Mii
Lo ammetto: rivedere i Mii mi ha subito alimentato quel senso di nostalgia forte del periodo Wii. E Tomodachi Life: Una vita da sogno ci introduce nella creazione del primo abitante di un'isola dal nome scelto a nostro piacimento. Immaginerei solo fin dove può dirigersi la fantasia di certi nomi, a loro modo singolari, da parte dei giocatori e giocatrici... Creare il primo Mii (e analogamente i successivi) è esattamente come si faceva su Wii tramite l'apposito Canale Mii, soltanto più espanso dal punto di vista del numero di elementi di personalizzazione della sua faccia. Si possono attribuire l'orientamento sessuale, dove è presente anche l'opzione "non binario", e i tratti caratteriali scelti liberamente su 5 diversi parametri, i quali influiranno nei rapporti sociali con gli altri Mii dell'isola. Inoltre è possibile impostare il tono di voce e la pronuncia corretta del nome e di certe parole. Una volta creato il primo Mii si scende sull'isola ed è ora di iniziare a soddisfare le sue esigenze aumentando il suo livello di felicità. A mano a mano popoleremo il posto con altri Mii, così da alimentare il motore della socialità e combattere la solitudine. Parallelamente a ciò prenderanno vita i primi servizi, come il supermercato per gli acquisti del cibo, il negozio d'abbigliamento per i vestiti, il centro urbanistico per l'abbellimento dell'isola e via discorrendo. Non saprei dire quanti servizi ci sono in totale, così come il numero massimo di Mii che possono abitare nell'isola. Ad ogni modo lo sviluppo dell'isola e dei suoi abitanti procede in maniera organica, e il tutto risulta intuitivo nelle meccaniche e tranquillo nel ritmo di gioco.La Fontana dei desideri
L'elemento che salta immediatamente all'occhio in Tomodachi Life: Una vita da sogno è la Fontana dei desideri, un luogo dove vengono raccolti i cosiddetti "batuffoletti", flussi dorati ottenuti dai Mii ogni volta che si soddisfano le loro necessità. Essa rappresenta il principale sistema di progressione del gioco, da cui si sbloccano svariati elementi per migliorare l'esperienza e il grado di felicità dei Mii. Anche qui non posso confermare il livello massimo raggiungibile dalla Fontana dei desideri, ma per ora è importante sapere che il suo funzionamento è propedeutico all'evoluzione dell'isola e al benessere dei Mii. [caption id="attachment_1120266" align="aligncenter" width="1200"]
Abbellire l'isola è il primo passo per una convivenza migliore e duratura[/caption]
Socialità vieni a me!
In aggiunta allo sviluppo dell'isola, l'altro motore di Tomodachi Life: Una vita da sogno è la vita sociale. Ai Mii infatti piacciono conoscere persone nuove, frequentarle in amicizia o ben oltre quest'ultima... insomma, interagire a tutto tondo sia nel bene sia nel male. Siamo però noi i veri direttori d'orchestra di tutti gli intrighi che capitano durante la vita sull'isola. Ad esempio si può trascinare un Mii e collocarlo vicino un suo simile per avviare l'interazione, che sia il semplice presentarsi la prima volta o aiutare l'altro quando è in difficoltà. A volte può anche succedere che un Mii ponga una domanda a proposito del legame instaurato con un altro Mii, per dire un'improvvisa cotta. Ma sta sempre a noi stabilire il grado di relazione a seconda della domanda posta e volendo potrebbe succedere anche il peggio! Di situazioni assurde penso ce ne siano parecchie e sarà interessante approfondirli, per quanto al momento mi è capitato solo una circostanza di infatuazione improvvisa da parte di una Mii (smorzata con "è solo una tua immaginazione"). Lo stesso dicasi per l'evoluzione dei rapporti creati, da valutare meglio in sede di recensione. Ciò che non mi aspetto, vuoi soprattutto per l'impostazione leggera e scanzonata del gioco, è l'assistere a vicende narrative profondissime e dialoghi pregni di spunti di riflessione. Al netto di questo e per quanto visto, la parte più sociale di Tomodachi Life: Una vita da sogno si è dimostrata solida nella sua semplicità più pura del termine. [caption id="attachment_1120265" align="aligncenter" width="1200"]
In Tomodachi Life: Una vita da sogno potrebbero insorgere delle scaramuccie tra i Mii, ma è ancora presto per confermarlo[/caption]
Impressioni generali dal Provato
In chiusura, le prime 3 ore di Tomodachi Life: Una vita da sogno sono state nel complesso positive. Chi ha giocato al predecessore del 2014 senz'altro si troverà in uno scenario familiare e riconoscerà in un battito di ciglia le novità implementate, diversamente da un neofita come il sottoscritto. Nostalgico al punto giusto per chi ha vissuto l'epoca Wii, il gameplay loop del titolo è sembrato buono, immediato nella comprensione delle meccaniche e naturale nella progressione. Ma soprattutto, sembra adeguarsi bene al ritmo di ciascuna persona senza richiedere fretta, offrendo un'esperienza più mite, rilassata... e a tratti anche surreale nelle relazioni tra i Mii. Forse la miglior fruizione del gioco è la portabilità tramite l'apposito touch screen di Nintendo Switch, mentre un dubbio percepito durante la prova è se c'è un sistema di obiettivi più avanti (come in Animal Crossing), il quale darebbe ai giocatori e giocatrici un ulteriore strumento di stimolo per la progressione. Infine rimangono da approfondire le variabili sociali, i quali per adesso sembrano funzionali al contesto. Aspettando l'esito finale nella recensione in arrivo prossimamente su queste pagine, ricordo che Tomodachi Life: Una vita da sogno sarà disponibile su Nintendo Switch 1 dal 16 aprile 2026.L'articolo Tomodachi Life: Una vita da sogno – Provato proviene da GameSource.
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