Accoltellata e sequestrata sull’autobus: “Antonio Meglio usciva dalla caserma dei Carabinieri, lamentava di non essere ascoltato”

Mar 13, 2026 - 08:30
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Accoltellata e sequestrata sull’autobus: “Antonio Meglio usciva dalla caserma dei Carabinieri, lamentava di non essere ascoltato”

Stava tornando a casa dopo il lavoro Alessia Viola, sembrava una serata come tante per la 32enne avvocato penalista che invece dopo esser salita sull’autobus nel quartiere Vomero di Napoli è stata sequestrata e accoltellata da Antonio Meglio, un 39enne sconosciuto, che dopo l’arresto si è tolto la vita all’Ospedale San Giovanni Bosco dov’era piantonato per via dei suoi problemi psichici. “In questa storia ci sono due vittime: io e il mio aggressore”, ha detto la donna in un’intervista a Il Corriere del Mezzogiorno.

Viola ha raccontato che l’uomo era appena uscito da una caserma dei Carabinieri, quando ha preso il pullman in una fermata a Piazza Quattro Giornate. E che si lamentava “che non veniva preso in considerazione. E anche quando mi ha accoltellato e mi teneva costantemente sotto la minaccia dell’arma ripeteva che si sentiva minacciato, sotto ricatto”. Meglio “si era rivolto alle forze dell’ordine pochi minuti prima, si vedeva che era in evidente stato di alterazione ma il suo disagio non è stato pienamente intercettato. E l’abbandono di chi necessita attenzioni può produrre questi episodi. Penso che come me sia una vittima anche lui”.

“Quando il mezzo si è fermato lui è stato l’ultimo a salire e, dopo essere rimasto in piedi da solo, si è sistemato alle mie spalle. C’erano tanti posti liberi e la cosa mi ha colpita”. Prima coltellata al braccio, la seconda in faccia: i medici hanno detto che per un centimetro non ha raggiunto la giugulare. La 32enne ha riconosciuto il ruolo fondamentale dell’autista, Davide, nel salvare: ha preso tempo e ha provato a calmare il 39enne.

Le immagini dell’aggressione hanno preso a circolare tra social e media. Per poco l’uomo non ha rischiato il linciaggio della folla quando è stato bloccato e accompagnato a una pattuglia. Aveva addosso un’altra lama, secondo quanto comunicato dai Carabinieri. Singolare la scena dell’uscita dal pullman dell’uomo che, accompagnato militari, urlava: “Avvertite Nicola Gratteri”, il Procuratore Capo di Napoli. La ricostruzione avrebbe chiarito perché. In ospedale il 39enne era piantonato, aveva provato già altre volte a togliersi la vita dopo l’arresto. “Si tratta dell’ennesima tragedia annunciata frutto del fallimento delle Rems dopo la chiusura degli Opg e noi, come sindacato, da anni denunciamo le gravi criticità legate alla gestione dei soggetti psichiatrici ristretti nelle carceri, soggetti spesso incompatibili con il regime detentivo ordinario”, le parole del sindacato Uspp, con il presidente Giuseppe Moretti, e con il segretario regionale Ciro Auricchio.

ANSA scriveva che Meglio forse era stato vittima di un tentativo di truffa e che forse aveva ricevuto qualche minaccia. La sera dell’aggressione avrebbe tentato di depositare una denuncia ma non ci era riuscito: aveva raccolto delle prove in una pen-drive, la memoria sarebbe stata sequestrata. Il suo avvocato aveva invece chiesto che fosse ricoverato in una struttura sanitaria adeguata alle sue necessità. “Il vuoto produce abbandono. Ed è mancato qualcosa, qualche elemento strategico, anche in questa vicenda – ha aggiunto l’avvocato al Corriere – chi deve farsi carico del disagio psichico delle persone. Sarebbe bastato che i carabinieri avessero allertato il 118 oppure l’Asl dopo aver notato lo stato di alterazione di quell’uomo: non ci sarebbe stata l’aggressione né il tragico epilogo della sua morte”.

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