Anche i pesci prendono decisioni irrazionali: le radici profonde delle fallacie cognitive

Gen 27, 2026 - 20:30
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Anche i pesci prendono decisioni irrazionali: le radici profonde delle fallacie cognitive

Uno studio dell’Università di Padova mostra che anche un pesce privo di corteccia cerebrale cade nel dilemma di Monty Hall. Un risultato che apre nuove prospettive sull’origine evolutiva delle fallacie cognitive e sulla natura dei meccanismi decisionali

La razionalità umana, spesso assunta come tratto distintivo della specie, mostra incrinature sistematiche quando viene messa alla prova da decisioni probabilistiche complesse.

Le scienze cognitive studiano da decenni questi scarti tra logica formale e comportamento reale, individuando nelle fallacie di ragionamento un terreno privilegiato per comprendere i limiti – e l’origine evolutiva – dei processi decisionali.

Fallacie cognitive e incertezza decisionale

Gli esseri umani mostrano una sorprendente regolarità nel commettere errori di ragionamento quando le decisioni devono essere prese in condizioni di incertezza.

Le cosiddette fallacie cognitive emergono in particolare quando è richiesta una corretta valutazione delle probabilità condizionate, ovvero di eventi la cui probabilità dipende da informazioni precedenti. In questi casi, l’intuizione tende a prevalere sul calcolo formale, producendo scelte sistematicamente sub-ottimali.

Tra gli esempi più noti figura il dilemma di Monty Hall, un rompicapo probabilistico reso popolare da un celebre quiz televisivo. Il meccanismo è semplice solo in apparenza: su tre porte, una sola nasconde un premio.

Dopo una prima scelta, il conduttore apre deliberatamente una delle porte vuote rimaste e offre la possibilità di cambiare decisione. Sebbene l’analisi matematica dimostri che il cambio raddoppia le probabilità di vincita, la maggioranza dei partecipanti tende a confermare la scelta iniziale.

Il paradosso di Monty Hall come banco di prova cognitivo

Il fascino scientifico del dilemma di Monty Hall risiede nella sua capacità di mettere in crisi l’idea intuitiva di equiprobabilità. L’errore nasce dal trattare le due porte finali come equivalenti, ignorando il fatto che l’azione del conduttore non è casuale ma informata dalla posizione del premio.

Questo passaggio intermedio introduce una probabilità condizionata che molti individui faticano a integrare nel proprio ragionamento. Proprio per questa ragione, il dilemma è stato utilizzato come strumento sperimentale per indagare i processi decisionali anche in specie non umane.

Studi precedenti hanno restituito un quadro eterogeneo: i macachi rhesus mostrano difficoltà analoghe a quelle umane, mentre i piccioni sembrano apprendere rapidamente la strategia ottimale, cambiando scelta dopo poche prove.

Tali risultati avevano rafforzato l’ipotesi secondo cui le fallacie di questo tipo fossero legate a sistemi neuro-cognitivi complessi, tipici dei primati.

Lo studio dell’Università di Padova sui pesci fantasma

La ricerca condotta dall’Università di Padova e pubblicata sulla rivista Cognition introduce un elemento di discontinuità in questo scenario. Il team guidato da Christian Agrillo e Alessandra Pecunioso ha sottoposto esemplari di pesce fantasma (Kryptopterus bicirrhis) a una versione computerizzata del dilemma di Monty Hall.

Si tratta di una specie filogeneticamente distante dall’uomo e priva di corteccia cerebrale, elemento chiave nei modelli tradizionali della cognizione avanzata.

I risultati mostrano che i pesci tendono sistematicamente a mantenere la scelta iniziale, replicando il comportamento osservato negli esseri umani e nei macachi.

Questo schema persiste anche dopo centinaia di prove, nonostante l’esperienza continui a dimostrare che il cambio di scelta porta più frequentemente alla ricompensa. La resistenza all’apprendimento di una strategia ottimale rappresenta uno degli aspetti più rilevanti dello studio.

Probabilità condizionata e limiti cognitivi condivisi

Secondo gli autori, il comportamento osservato nei pesci difficilmente può essere spiegato ricorrendo a componenti emotive complesse, come l’avversione alla perdita o l’illusione di controllo, spesso chiamate in causa per spiegare le scelte umane nel dilemma di Monty Hall.

Una spiegazione più parsimoniosa risiede nella difficoltà di stimare correttamente le probabilità condizionate in decisioni a due stadi.

Agrillo sottolinea come l’errore umano nel test non derivi esclusivamente da un calcolo errato, ma anche da meccanismi psicologici legati alla percezione della perdita e al peso attribuito alla scelta iniziale.

Tuttavia, la presenza di un comportamento analogo in una specie senza corteccia suggerisce che il nodo cruciale sia rappresentato da un limite cognitivo più fondamentale, condiviso da sistemi neurali molto diversi tra loro.

Convergenze evolutive nei processi decisionali

La ricerca si inserisce in un filone sempre più attento alle convergenze evolutive nei processi percettivi e cognitivi. Pecunioso evidenzia come non sia la prima volta che animali lontani dall’uomo mostrino prestazioni sorprendenti, o limiti analoghi, in compiti cognitivi complessi.

Il fatto che una scelta sub-ottimale emerga anche in un pesce suggerisce che le fallacie di ragionamento non siano un’esclusiva della mente umana, ma possano rappresentare un effetto collaterale di strategie decisionali adattive sviluppatesi nel corso dell’evoluzione.

In questa prospettiva, il dilemma di Monty Hall smette di essere soltanto un curioso rompicapo matematico e diventa uno strumento per interrogare le fondamenta biologiche della decisione.

La presenza di errori sistematici in organismi con architetture neurali radicalmente diverse invita a ripensare il rapporto tra complessità cerebrale e razionalità, aprendo nuove linee di ricerca sul funzionamento minimo necessario per generare scelte apparentemente irrazionali.

L'articolo Anche i pesci prendono decisioni irrazionali: le radici profonde delle fallacie cognitive è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia