Il gruppo di influencer trumpiani che vuole normalizzare il nazismo in America

Gen 27, 2026 - 21:30
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Il gruppo di influencer trumpiani che vuole normalizzare il nazismo in America

Nell’America che spara ai suoi cittadini è in atto un tentativo di normalizzazione del nazismo. Non si tratta di reductio ad Hitlerum, quella per la quale è nazismo qualsiasi cosa più a destra di Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez, ma di un fenomeno che da tempo ha preso piede nella società statunitense: account istituzionali che ripropongono estetiche e slogan legati specificatamente ai forum di estrema destra, capi dell’Ice che fanno il cosplay dei gerarchi delle Ss e l’introduzione, nel dibattito pubblico, di temi fino a pochi anni fa circoscritti al recinto della destra radicale (in Italia ne stiamo avendo un assaggio con la comparsa della parola «remigrazione» sui nostri giornali).

È in questo contesto che va inquadrato un episodio risalente a poco più di una settimana fa. Lo scorso 18 gennaio, sette influencer si incontrano per passare una serata in un club di Miami. Di per sé, una non notizia. Ma i sette in questione – i fratelli Andrew e Tristan Tate, Nick Fuentes, Sneako, Justin Waller, Myron e Clavicular – sono tra i volti più noti del sottobosco online. Più precisamente, sono i piccoli capipopolo della manoshpere (la bolla online che riunisce i vari filoni della misoginia radicale) e dell’estrema destra più o meno organica al mondo Maga.

L’incontro ha avuto una certa rilevanza solo per due categorie distinte: gli incel sedicenni che venerano i soggetti coinvolti e gli addetti ai lavori che, per forza di cose, si ritrovano ad essere chronically online. Appartenendo alla seconda categoria, ci sembra il caso di scriverne. Per capire perché questa serata – e la copertura social ossessiva che ne hanno fatto i partecipanti – rappresenti un ritratto perfetto della nuova ondata culturale che ha preso piede negli Stati Uniti, bisogna prima spiegare cosa sia il griefing e perché questo concetto sia alla base dell’abbraccio tra due realtà, quella maschilista e quella pseudopolitica, che adesso si intestano la battaglia per la creazione dell’uomo nuovo.

Un griefer (letteralmente “giocatore in malafede”) è un utente che per ottenere seguito sui social e aumentare l’engagement della sua pagina punta tutto su dichiarazioni scioccanti, apparendo costantemente tra gli account con più visibilità sulle diverse piattaforme – l’ex Twitter sopra tutti – ritagliandosi nel frattempo una nicchia di fedelissimi che contribuisce ad alimentare la macchina della fama online. Quando un personaggio diventa prevedibile, bisogna alzare il tiro ed è per questo che molti presunti maschi alfa (i Tate, Clavicular e Waller) dopo aver munto per anni la propria platea di ragazzini insicuri, con regole su donne e lifestyle, si sono buttati sull’hitlerismo. Ne è un esempio il personaggio Dan Bilzerian – grande assente a questa rimpatriata di sfigati – celebre dieci anni fa per i post su Instagram in cui ostentava soldi (non suoi) e donne (affittate con il denaro del padre) e oggi riciclatosi negazionista dell’Olocausto ed estimatore del führer.

Fosse solo questo, si tratterebbe dell’ennesimo fenomeno grottesco partorito da Internet. Peccato che i fratelli Tate vadano a braccetto con l’amministrazione Trump – la quale ha fatto pressioni sulla Romania affinché lo Stato revocasse le restrizioni di viaggio per il duo, conseguenza del processo per traffico di esseri umani, accogliendolo con un jet negli Stati Uniti – e personaggi come Nick Fuentes, nato come commentatore politico e arrivato all’attenzione della nostra stampa dopo l’omicidio di Charlie Kirk, siano seguitissimi dalla giovanile del Partito Repubblicano.

Le condizioni generali della nuova società statunitense hanno permesso a questi troll di trovare una legittimità nel dibattito pubblico: non più reietti da forum online ma figure mainstream. Ed è qui che, come sempre quando si tratta degli Stati Uniti, il tragico si trasforma in farsa.

Della serata incriminata potremmo riportare tutti gli aspetti più ridicoli, già finiti in pasto a quegli utenti slegati dalle fanbase dei singoli influencer (Fuentes a disagio quando nel club compaiono delle donne, il confronto tra Clavicular e Tristan Tate che sfocia in un’involontaria tensione omoerotica, e altro ancora), ma l’immagine che spiega meglio il fenomeno para-politico di cui stiamo scrivendo è quella del viaggio in limousine.

Il gruppetto si fa immortalare mentre canta a squarciagola “HH”, pezzo del griefer per eccellenza, Kanye West, con particolare enfasi sul ritornello: «Nigga, heil Hitler». Lo fanno ridendosela come dei ragazzini in gita scolastica ed è questo il ritratto più fedele della hitlerjugend trumpiana. Myron, afroamericano, spara un salutone romano verso la telecamera. Sneako, mulatto di origini haitiane, ride e canta al suo seguito. Come fa notare giustamente un utente, nessuno dei presenti rappresenta lo standard idealtipico del nazista, almeno sul piano etnico. Ma non è questo il punto.

Il neonazismo di questi soggetti è una parodia, è lo stesso dei liceali che fanno battute sulla Shoah per provocare i “benpensanti”. L’unico tra loro con velleità politiche, Fuentes, da un po’ di settimane ha capito che il nazismo da solo non basta per fare griefing e di conseguenza sta conducendo, con il suo programma, una personalissima battaglia per la riabilitazione di Jeffrey Epstein e della pedofilia (sul suo sito, vende l’esatta replica della felpa indossata dal criminale nelle sue celebri foto già diventate meme). Una linea editoriale che ha preso alla sprovvista solo chi, negli ultimi mesi, ha voluto prendere sul serio le rivendicazioni del movimento groyper, i nazistelli di Fuentes critici di Trump.

Qualsiasi cosa fatta da loro è dettata dalla ricerca disperata della rilevanza. Se però ci limitassimo alla volontà diretta dei soggetti, non dovremmo scriverne e li lasceremmo con piacere al baratro che meritano. Ma la loro presenza è indicatrice di una realtà con la quale bisogna fare i conti: eventi come quello che abbiamo raccontato sono, negli Stati Uniti, la nuova normalità. I griefer neonazisti non fanno notizia non perché il pubblico riconosce le loro intenzioni, ma perché le loro presunte rivendicazioni politiche sono state normalizzate.

Metà dei partecipanti della serata incriminata ha rapporti con le istituzioni americane, viene ascoltata e ricondivisa da una frangia sempre più numerosa del Partito Repubblicano e quelli che fino a poco tempo fa erano soltanto griefer rinchiusi nella sfera online adesso partecipano a eventi istituzionali. Questa presenza aliena è stata più o meno accettata anche dai detrattori, rassegnati a doversi rapportare con loro. Possiamo ridere dei nuovi hitleriani americani – gente che è riuscita a superare, sul piano dell’imbarazzo, anche il vecchio American Nazi Party reso celebre dai “Blues Brothers” – ma non del loro ingresso nel dibattito pubblico. Un fenomeno che avrà conseguenze tutt’altro che ridicole.

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