Bankitalia nel 2025 torna in utile, Panetta: “Conflitto in Medio Oriente pesa su crescita e inflazione”

Aprile 1, 2026 - 04:00
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Bankitalia nel 2025 torna in utile, Panetta: “Conflitto in Medio Oriente pesa su crescita e inflazione”

Nel 2025 il sistema bancario italiano nel suo complesso registra un’elevata redditività e una solida posizione patrimoniale. Il contesto internazionale, però, è dettato oggi da disordini geopolitici. Alla crescita del pil e del commercio globale dello scorso anno è seguito un rapido deterioramento dello scenario nelle prime settimane del 2026. Il conflitto in Medio Oriente ha modificato bruscamente le prospettive: si consolida un contesto di elevata incertezza, destinato verosimilmente a protrarsi oltre la fase acuta del conflitto. Il quadro delineato dal governatore di Banca d’Italia Fabio Panetta, durante l’assemblea annuale dei partecipanti per l’approvazione del bilancio sul 2025 mostra segnali di crescita per il sistema bancario italiano. Il settore si affaccia però a un 2026 che si apre con un peggioramento rapido e significativo. Il vertice dell’istituto di via Nazionale ha evidenziato la necessità “essenziale” di monitorare “attentamente” le aspettative e, quindi, prevenire effetti di retroazione sui salari, al fine di assicurare che l’azione di politica monetaria resti proporzionata e coerente con il mandato della Bce.

L’evoluzione internazionale è il tema cardine intorno a cui il governatore di Bankitalia sviluppa la sua relazione illustrata oggi. Parole, quelle di Panetta, che rimarcano l’intensificazione delle tensioni economiche e geopolitiche in Medio Oriente. E richiamano l’attenzione sull’effetto più immediato del conflitto che attualmente coinvolge i Paesi del Golfo: forte aumento dei prezzi del gas e del petrolio, con un conseguente indebolimento delle prospettive di crescita e nuove pressioni inflazionistiche. Avvertendo, inoltre, che anche in caso di una rapida cessazione delle ostilità, il ritorno a condizioni ordinate nel mercato dell’energia richiederebbe tempi non brevi. Il contesto geopolitico attuale frena le proiezioni recentemente diffuse dalla Bce, secondo cui nel 2026 l’inflazione sarebbe superiore all’obiettivo, con un graduale rientro nell’anno successivo, e la crescita economica sarebbe più contenuta rispetto alle stime precedenti. Tuttavia, se lo shock energetico risultasse “più forte e persistente di quanto previsto nello scenario di base – ha incalzato Panetta -, l’inflazione aumenterebbe ulteriormente mentre la crescita risulterebbe più debole”.

La prospettiva non rosea per il 2026 trova la sua origine anche dalla dinamica del conflitto. Significativi rincari delle materie prime infatti potrebbero derivare da danni alle infrastrutture energetiche. Inoltre, eventuali interruzioni delle catene globali del valore potrebbero tradursi in aumenti dei prezzi dei beni intermedi, accentuando le pressioni sui prezzi al consumo. L’intensità di tali effetti dipenderà in misura cruciale dalla trasmissione degli shock alle retribuzioni e dalle ripercussioni sulle aspettative, con il rischio di un circolo vizioso tra prezzi e salari. Su quest’ultimo punto, Panetta ha invitato a monitorare le aspettative e prevenire effetti di retroazione sui salari.

Per quanto riguarda i risultati dell’Istituto centrale italiano sul 2025, l’utile lordo è ora tornato positivo per circa 3 miliardi. L’andamento odierno arriva dopo perdite lorde pari a 7,1 nel 2023 e 7,3 miliardi nel 2024. Il miglioramento, di oltre 10 miliardi, “riflette soprattutto gli effetti della politica monetaria” ha spiegato Panetta, citando il calo dei tassi ufficiali e le consistenze di bilancio che si sono tradotti in un forte miglioramento del margine di interesse. Per le banche centrali, ha continuato, è importante che dispongano di un adeguato livello di patrimonializzazione, così da poter fronteggiare con efficacia l’eventuale manifestarsi di risultati economici negativi. Il governatore di Bankitalia ha proposto all’assemblea di partecipanti la distribuzione di dividendi per 340 milioni di euro sull’utile netto di 1,65 miliardi. Alcuni partecipanti che detengono oltre il 5 per cento del capitale non riceveranno, come previsto dalla legge, i dividendi (pari a un totale di 1,17 milioni euro). L’utile residuo destinato allo Stato 1,272 miliardi, equivalente al “doppio rispetto al 2024”. Negli ultimi dieci anni, allo Stato sono andate risorse per 41,3 miliardi di cui 34,8 per l’utile netto e 6,5 come imposte correnti mentre ai partecipanti sono andati dividendi per 2,9 miliardi.

Il bilancio, come premesso, ha registrato una crescita di circa 10 miliardi. Un andamento motivato soprattutto per le plusvalenze sulle riserve auree, pari a 91 miliardi, che hanno più che compensato la diminuzione dei titoli detenuti per finalità di politica monetaria. Tali plusvalenze, però, “non incidono sul risultato economico, ma alimentano l’apposito conto di rivalutazione del passivo, contribuendo ad assorbire eventuali future fluttuazioni del prezzo dell’oro” ha precisato Panetta. Il governatore ha poi sottolineato che la norma introdotta quest’anno con la legge di Bilancio non modifica “né la rappresentazione in bilancio, né i compiti e le finalità legate alla detenzione dell’oro da parte dell’Istituto”. Il livello complessivo e la corretta gestione delle riserve ufficiali, incluse quelle auree, “contribuiscono a rafforzare la fiducia nella stabilità del sistema finanziario italiano” ha ribadito. In particolare, al 31 dicembre 2025 il controvalore in euro dell’oro detenuto da Banca d’Italia era pari a 289,2 miliardi di euro (197,9 alla fine del 2024); l’aumento di 91,3 miliardi è ascrivibile interamente al rialzo del prezzo di mercato del metallo, che, espresso in euro, è stato nell’anno del 46,1 per cento. La crescita del controvalore in euro dell’oro si è riflessa in un equivalente incremento del rispettivo conto di rivalutazione. Le riserve auree sono depositate per il 44,9 per cento in Italia, per il 43,3 negli Stati Uniti, per il 6,1 in Svizzera e per il 5,7 nel Regno Unito. Panetta ha precisato che “tutte le attività e passività della Banca d’Italia, compreso l’oro, sono detenute e gestite avendo come unico riferimento l’interesse dell’Italia e dell’Europa”.

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