Israele come l’Iran, approvata la pena di morte per i (soli) palestinesi accusati di “terrorismo”

Aprile 1, 2026 - 04:00
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Israele come l’Iran, approvata la pena di morte per i (soli) palestinesi accusati di “terrorismo”

La Knesset, il Parlamento israeliano, ha approvato una legge che imporrà ai tribunali militari di comminare la pena di morte ai palestinesi condannati per aver ucciso israeliani in atti classificati come terrorismo, senza prevedere la stessa applicazione per gli ebrei condannati per l’uccisione di palestinesi. Il provvedimento, che entrerà in vigore entro 30 giorni, è passato con 62 voti favorevoli, 48 contrari e un’astensione.

L’approvazione rappresenta una vittoria politica per l’estrema destra israeliana, prima fautrice del genocidio in corso contro i palestinesi. Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir aveva infatti posto questa norma tra le condizioni principali dell’accordo di coalizione con il primo ministro Benjamin Netanyahu, che ha votato a favore. Al contempo Amichai Cohen, ricercatore senior presso l’Israel Democracy Institute, ha sottolineato all’Associated Press che «gli ebrei non saranno incriminati in base a questa legge».

Durissima la reazione dell’Autorità palestinese, che ha definito il testo «un crimine di guerra» contro il popolo palestinese, sostenendo che viola la Quarta Convenzione di Ginevra e le garanzie di un giusto processo.

B’Tselem, organizzazione israeliana per i diritti umani, ha ricordato che il tasso di condanna dei palestinesi nei tribunali militari si aggira intorno al 96%, denunciando anche il ricorso a confessioni ottenute con pressioni e torture. Per l’organizzazione la legge «è formulata in modo tale da colpire esclusivamente i palestinesi». Addameer, associazione palestinese che difende i diritti dei prigionieri, segnala inoltre che oltre un terzo dei 9.500 palestinesi detenuti da Israele all’11 marzo si trovava in detenzione amministrativa senza processo.

Subito dopo il voto, l’Associazione per i diritti civili in Israele ha annunciato un ricorso alla Corte suprema, definendo la legge discriminatoria e priva di fondamento giuridico nei confronti dei palestinesi della Cisgiordania. Tra i rilievi sollevati c’è anche l’abbassamento della soglia per la condanna a morte, che potrà essere decisa con maggioranza semplice invece che all’unanimità.

Sebbene Israele prevedesse già formalmente la pena di morte per genocidio, spionaggio in tempo di guerra e alcuni reati di terrorismo, il Paese ufficialmente non esegue condanne dal 1962, anno dell’esecuzione del criminale di guerra nazista Adolf Eichmann.

A chiedere l’abrogazione urgente della legge è anche Amnesty International. Erika Guevara-Rosas, direttrice senior dell’organizzazione, ha dichiarato che il provvedimento «facilita l'uso della pena di morte, in una pubblica dimostrazione di crudeltà, discriminazione e totale disprezzo per i diritti umani» e rafforza «il sistema di apartheid israeliano».

Secondo Amnesty, la legge crea due distinti quadri giuridici per l’applicazione della pena di morte: uno nella Cisgiordania occupata, dove i tribunali militari potranno condannare a morte i palestinesi accusati di omicidi premeditati considerati atti terroristici, e uno in Israele e a Gerusalemme Est, dove i tribunali civili potranno emettere condanne capitali per chi venga ritenuto colpevole di aver ucciso con l’obiettivo di negare l’esistenza dello Stato di Israele. Nella lettura dell’organizzazione, si tratta di un impianto concepito di fatto per colpire i palestinesi.

Per Amnesty, qualsiasi condanna a morte inflitta in base a questa legge violerebbe il diritto alla vita e, se applicata ai palestinesi dei Territori occupati, potrebbe configurarsi come crimine di guerra. Si tratta di una condanna superpartes, in quanto sempre la stessa Amnesty denuncia da tempo le condanne a morte in corso in Iran – sono oltre 1.000 le persone giustiziate dal regime nel corso dell’ultimo anno –, Stato contro il quale paradossalmente si è scagliato proprio Israele a fianco degli Usa nella guerra in corso, apparentemente a tutela dei diritti civili oltre che per scongiurare un’improbabile escalation nucleare.   

«L’approvazione da parte della Knesset dell’applicazione della pena di morte per i palestinesi, e solo per i palestinesi, condannati per terrorismo, rappresenta un punto di non ritorno gravissimo. Un atto che segna l’ennesimo crimine contro il popolo palestinese, contro il diritto internazionale e contro i diritti umani – commenta Annalisa Corrado, eurodeputata S&D e responsabile Conversione ecologica del Pd nazionale – È tempo che l’Unione europea sospenda l’accordo di associazione con Israele e assuma una posizione chiara, coerente e all’altezza dei suoi valori. È tempo che la Ue e gli Stati membri trattino il governo di Benjamin Netanyahu per quello che è: un governo criminale, genocida e liberticida, e che, coerentemente, vengano applicate tutte le sanzioni del caso. Perché no, il diritto internazionale non può valere solo fino ad un certo punto».

Oltre 580mila cittadini europei hanno già firmato la richiesta di sospensione totale dell'accordo di associazione Ue-Israele, in considerazione delle violazioni dei diritti umani da parte di Israele: al raggiungimento di 1 milione di firme in almeno 7 Paesi Ue la Commissione europea è tenuta a pubblicare una risposta formale, spiegando per quali ragioni intende presentare o meno una nuova normativa sulla base della proposta articolata nell’Iniziativa dei cittadini europei (Ice).

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia