Ho tradito il mio parrucchiere di fiducia e me ne sono pentita
Ci sono persone che trovano rilassante andare dal parrucchiere, ma per me è come fare la pulizia dei denti. Non mi piace che mi si tocchino i capelli e sono terrorizzata dall’idea che me li tirino (scalpo sensibile) durante il brushing, ma soprattutto non mi fido di nessuno con in mano un paio di forbici. O meglio, do una possibilità a chi mi ispira fiducia, ma se l’hairstylist sbaglia taglio o colore, eccomi che divento la regina del ghosting. Proprio non capisco come parrucchiere vicino a me possa essere un criterio di scelta per decidere a chi affidare la propria immagine.
Chiariamo una cosa: faccio il colore in un salone e il taglio in un altro, cosa che già di per sé è faticosa (e dispendiosa) e implica un impiego di ore non indifferente. Ma nei periodi frenetici, spesso capita che mi ritrovi in contemporanea con capelli senza forma e una ricrescita che non sono più in grado di gestire. Ecco allora che in uno di questi momenti ho fatto una delle scelte più sbagliate degli ultimi mesi: mi sono fatta tagliare i capelli da uno sconosciuto. E vi assicuro che me ne sono pentita amaramente.
Parrucchiere vicino a me: come sceglierlo
Se c’è una cosa che non manca, soprattutto in una grande città come Milano, sono i saloni di parrucchieri. Dal parrucchiere cinese al salone di quartiere fino al parrucchiere famoso di qualche franchise o indipendente, c’è un’offerta in grado di soddisfare le esigenze di chiunque.
Il punto è che il parrucchiere è come la skincare: se un prodotto funziona sulla mia pelle non significa che sia adatto alla tua. E lo stesso vale per l’hairstylist: se taglia bene i capelli a te, non significa che farà un buon lavoro anche con me.
Andare da un parrucchiere nuovo è un salto nel buio e spesso lo si prova grazie al passaparola.Ma, a meno che non si tratti di una piega (che può comunque andare male, ma al massimo si torna a casa e si rifà), non sceglierei mai un parrucchiere vicino a me solo per comodità.
Purtroppo però, poco prima di Natale non sono stata fedele ai miei principi. Per questioni di tempo ho deciso di farmi tagliare i capelli nello stesso salone dove faccio il colore. È un parrucchiere Milano famoso, ma non dirò il nome del salone, perché il problema è chi mi ha tagliato i capelli. Avevo visto tagli meravigliosi su colleghe e amiche, quindi pensavo che tanto male non potesse andare. Mi sbagliavo. Eccome se mi sbagliavo.
Fai attenzione durante il consulto
Faccio una premessa. Sono abituata fin da ragazzina ad andare dal parrucchiere con l’immagine del taglio o del colore che vorrei. In questo modo, anche se non riesco a spiegarmi perfettamente, una reference visiva dovrebbe ridurre al minimo il margine di errore. Che illusa.
Da adolescente portavo le pagine delle riviste, oggi ho una bacheca Pinterest dove salvo i tagli di capelli che mi piacciono. Più semplice di così è impossibile. Anche stavolta avevo le immagini pronte, peccato che il parrucchiere in questione si sia rifiutato di vederle. Prima red flag, ma ho pensato di essere io mal disposta.
Mostrare sempre al parrucchiere la foto di ciò che si vuole
Porto da anni un long bob ad altezza clavicola (al momento del taglio erano molto più lunghi). In inverno però i capelli sfregano contro cappotti e maglioni a collo alto, si annodano e si incastrano nelle tracolle. Erano lunghi, sì, ma anche belli e sani, senza doppie punte.
Il consulto doveva aiutarmi a decidere se mantenere la lunghezza o accorciare leggermente sopra la spalla. Alla fine, come sempre, mi manca il coraggio di tagliare troppo e chiedo un caschetto con le punte tra spalla e clavicola.
La seconda richiesta riguardava il volume in radice. Ho i capelli lisci e non voglio usare lo styler ogni volta che li asciugo, ma detesto le radici piatte. Le punte, invece, le preferisco piene ma non gonfie. Non è difficile da capire e l’ho chiarito subito.
Lo ammetto, ero ancora infastidita dal rifiuto di guardare la reference, ma dopo quindici minuti sembrava ci fossimo capiti. E qui la parola chiave è sembrava, perché quando ha iniziato a tagliare, da dietro, è partito troppo corto, tranciando a metà collo. E a quel punto ha “corretto” con un taglio corto dietro e lungo davanti, con la lunghezza massima comunque ben sopra la clavicola. Il risultato? Piatto in radice e voluminoso sulle punte. L’esatto opposto di quello che avevo chiesto.
Cos’ho sbagliato
Ho scelto un parrucchiere per comodità, me ne sono pentita e la colpa è solo mia. Sarebbe troppo facile dare la colpa a lui, ma quando ho percepito che le vibes non erano buone, mi sarei dovuta rifiutare di farmeli tagliare.
Ogni volta che mi siedo sulla poltrona di un parrucchiere che non mi conosce, racconto subito i miei traumi passati di tagli sbagliati sperando in un minimo di empatia. Se davanti a questo qualcuno alza gli occhi al cielo, è già un segnale. E io l’ho ignorato.
Secondo errore: accettare che non volesse vedere le foto. Nessuno lo fa mai, perché un’immagine evita fraintendimenti, soprattutto al primo appuntamento.
Terzo errore: soprassedere sull’atteggiamento. Era scostante, quasi paternalistico. Un parrucchiere con un ego smisurato è l’ultima persona a cui affidare i propri capelli. Avrei dovuto fermarmi al colore e basta.
Non andrò mai più dal parrucchiere vicino a me solo perché è comodo
Forse non tutte vivono male un taglio sbagliato come me, ma chi ha provato la sensazione di convivere per mesi con un taglio che non sente proprio, sa quanto possa pesare.
Non abbiate paura di cambiare idea e andarvene. Non è maleducazione, è autodifesa.
Un’amica mi ha raccontato recentemente un’esperienza simile, e si trattava solo di una piega. Quella che doveva essere una coccola si è trasformata in una prova di resistenza: capelli annodati al lavatesta, strattoni continui, risultato finale inguardabile. Anche lei non ha avuto il coraggio di chiedere di cambiare parrucchiere.
Io, almeno, una cosa l’ho fatta. Non sono rimasta zitta. Quando mi ha salutata con un “arrivederci”, ho risposto: «non penso proprio». E alla reception ho raccontato nel dettaglio tutto quello che era andato storto.
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