Sul relitto della gasiera russa Arctic Metagaz sta per abbattersi il ciclone mediterraneo Jolina

La gasiera russa Arctic Metagaz è stata da un drone la notte del 3 marzo scorso e, per ragioni che riesce assai difficile qualificare, resta ancor oggi – a 28 giorni di distanza dall’evento – abbandonata in mezzo al Mediterraneo centrale, dopo che il suo equipaggio composto da 30 marinai è stato fortunatamente (e fortunosamente) tratto in salvo da un’unità mercantile omanita di passaggio in quel tratto di mare, a circa 25 miglia a sud delle coste maltesi.
Da allora il relitto della gasiera, ha continuato a vagare, come uno spirito dannato, senza alcuna destinazione, rimasto in balia delle correnti e dei venti che lo hanno sospinto in ultimo verso le coste della Libia.
Da settimane stiamo assistendo day by day a un costante rimpallo di responsabilità, che ha portato le autorità nazionali (italiane e maltesi) e gli istituti preposti alla lotta contro antinquinamento (Rempec in testa e subito a seguire l’Emsa) ad assumere una sempre crescente distanza dalle sorti del relitto che, dopo tante peripezie, è giunto a galleggiare in acque ricadenti sotto la giurisdizione dello Stato libico e, pertanto, le autorità di quel Paese sono impegnate da giorni nel tentativo – finora rivelatosi vano – di rimorchiare il relitto verso un porto rifugio e, soprattutto, evitare che possa collidere con qualcuna delle piattaforme di estrazione di idrocarburi offshore presente in quell’area.
Purtroppo, le ultime informazioni provenienti da “Radio Radicale” – unica emittente italiana rimasta a seguire con scrupolo e attenzione le sorti del relitto –, non sono positive nel senso che i tentativi di rimorchio finora effettuati dai libici, con l’ausilio di due distinte unità navali, non sono andati a buon fine né è dato conoscere, fino ad oggi, la destinazione finale del relitto che, in un primo momento, sembrava pacificamente essere il porto di Misurata.
La situazione attuale si presenta concretamente di difficile soluzione; ai tanti teorici che, anche dalle rassicuranti e comode file delle Istituzioni, profetizzavano del relitto quale “bomba ecologica” pronta ad esplodere possiamo, adesso, contrappore un’altra previsione non meno pericolosa e forse, dal punto di vista ambientale, ancora più dannosa: l’affondamento se non deliberato almeno premeditato, al quale il ciclone “Jolina”, che da domani si scatenerà su vasti settori del Mediterraneo centrale, con ogni probabilità, darebbe una grossa mano.
La soluzione finale, l’epigono più temuto si sta, purtroppo, per verificare: lasciare affondare il relitto della gasiera “Arctic Metagaz” con tutto quello che contiene e che rappresenta davvero una gravissima minaccia e le cui conseguenze non sono ancora quantificabili (solo immaginabili) per gli ecosistemi marini e la ricchezza della biodiversità presente in quell’area di mare: il Mediterraneo centrale che resta ancora, a parole, il Mare Nostrum.
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