Bruno Contrada, morto l’ex super poliziotto e dirigente Sisde
È morto ieri sera a Palermo Bruno Contrada, ex super poliziotto protagonista della stagione delle stragi. Figura di spicco dei servizi segreti, è stato al centro di una lunga e controversa vicenda giudiziaria legata alla lotta alla mafia.
Ex ‘numero tre’ del Sisde, Contrada fu condannato negli anni ’90 per concorso esterno in associazione mafiosa, pena che scontò per alcuni anni, ma in seguito la condanna fu annullata dopo pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo e ritenuta senza effetti penali.
Contrada è morto in ospedale a Palermo, dove era ricoverato da 20 giorni per una grave polmonite. I funerali saranno celebrati lunedì mattina nella chiesa di San Tommaso d’Aquino a Palermo, poi la salma verrà tumulata nel cimitero dei Rotoli.
Una vita tra polizia, intelligence e vicende giudiziarie
Bruno Contrada, nato a Napoli il 2 settembre 1931, è morto ieri sera a Palermo all’età di 94 anni. È stato per decenni una figura di primo piano nella lotta alla criminalità organizzata in Italia, ma anche protagonista di una delle vicende giudiziarie più controverse degli ultimi decenni.
Contrada entra nella Polizia di Stato nel 1958, iniziando una carriera che lo porta a ricoprire incarichi di rilievo nella lotta alla mafia. Negli anni ’70 diventa capo della Squadra mobile di Palermo, città duramente colpita da Cosa Nostra, e si distingue per le operazioni investigative e per il coordinamento con i magistrati impegnati contro la criminalità organizzata. Successivamente assume ruoli di vertice nella Criminalpol e nel Sisde, il servizio di intelligence civile italiano, dove viene considerato uno dei dirigenti di maggiore responsabilità sul territorio siciliano e sardo. La notorietà di Contrada assume un’altra dimensione nel dicembre 1992, quando viene arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo l’accusa, avrebbe fornito informazioni riservate alla mafia, ostacolando le indagini della polizia. La vicenda diventa subito uno dei casi giudiziari più discussi d’Italia, con un iter giudiziario lungo e complesso. Nel 1996 viene condannato a 10 anni di carcere in primo grado. L’appello inizialmente lo assolve, ma la Cassazione annulla l’assoluzione e dispone un nuovo processo, confermando successivamente la condanna.
Contrada sconta la pena tra carcere e arresti domiciliari fino al 2012. Il caso approda infine alla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu). Nel 2015 la corte stabilisce che al tempo dei fatti contestati il reato di concorso esterno in associazione mafiosa non era sufficientemente chiaro e prevedibile, violando il principio di non retroattività della legge penale. Lo Stato italiano viene condannato e Contrada ottiene un risarcimento. Nel 2017 la Corte di Cassazione dichiara la condanna ineseguibile e senza effetti penali, recependo le indicazioni della Cedu. La vicenda, durata oltre vent’anni, si conclude quindi con un riconoscimento ufficiale della violazione dei diritti del dirigente dei servizi. Contrada ha raccontato la propria esperienza nel libro di memorie ‘La mia prigione’, in cui descrive il lungo caso giudiziario e il proprio punto di vista sugli eventi storici e investigativi in cui è stato coinvolto.
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