Come sprecare altri 500 mln di euro: il Governo proroga il "taglio" accise carburanti al 1 maggio

Aprile 3, 2026 - 15:30
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Come sprecare altri 500 mln di euro: il Governo proroga il "taglio" accise carburanti al 1 maggio

Il Consiglio dei ministri ha approvato stamani il nuovo decreto Carburanti, che proroga al 1 maggio lo sconto sulle accise per 25 centesimi al litro su benzina e diesel, che sarebbe dovuto scadere il prossimo 7 aprile, come spiegato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in una conferenza stampa di appena 6 minuti. Non si tratta dunque di un ulteriore sconto alla pompa del carburante, ma del mantenimento in essere di quello attuale; il costo della materia prima continua però a salire a causa della guerra innescata in Medio Oriente da Paesi teoricamente alleati al nostro come Usa e Israele, sterilizzando di fatto l’intervento governativo.

A taglio accise in vigore, oggi 3 aprile, il prezzo medio dei carburanti lungo la rete stradale nazionale è pari a 1,763 euro al litro per la benzina e 2,096 euro al litro per il gasolio, lungo la rete autostradale sale invece rispettivamente a 1,822 e 2,137 euro al litro, come informa il ministero delle Imprese. Costi decisamente più elevati rispetto a quelli precedenti la guerra avviata il 28 febbraio coi bombardamenti sull’Iran, perché è in corso uno shock da due a tre volte superiore rispetto alla crisi energetica del 1973 in termini di ammanco giornaliero di offerta petrolifera: ieri il prezzo più importante al mondo per i barili di petrolio “fisici” – il dated Brent, ovvero il prezzo del petrolio estratto nel Mare del Nord oggetto di compravendita immediata, non attraverso contratti future – è balzato a 141,37 dollari al barile, il livello più alto dal 2008.

In questo contesto, la tentazione di intervenire con sconti diretti sul costo di benzina e gasolio è elevata dal punto di vista politico, perché dà all’elettorato la sensazione di un Governo attento e pronto a rispondere alla crisi. In realtà si tratta di un approccio dannoso per più motivi.

In primo luogo non è a costo zero: il taglio delle accise in vigore dal 19 marzo è costato 500 mln di euro, e altrettanto costerà prorogarlo al 1 maggio. Il primo decreto ha comportato tagli alla spesa pubblica, tra cui 86 mln di euro sottratti al ministero della Salute e 16 all’Ambiente, mentre su questo secondo decreto – spiega Giorgetti – per «200 milioni c'è l'auto copertura che deriva dall'incremento del gettito Iva, per altri 300 milioni sono risorse che sono state recuperate dalle risorse Ets che non erano state ancora utilizzate». L’Eu Ets è il mercato europeo della CO2 (che peraltro il Governo Meloni vorrebbe sospendere), dal quale l’Italia ha ottenuto 20,8 miliardi di euro negli ultimi anni; avrebbe dovuto spenderli per favorire la decarbonizzazione e dunque l’abbandono progressivo dei combustibili fossili, oltre che per ridurre i costi della transizione energetica su famiglie imprese, ma continua a usarli prevalentemente per altri scopi.

Cos’altro si potrebbe fare dunque, se non tagliare il costo delle accise? La Spagna, ad esempio, pur proponendo alcuni sconti sui carburanti ha messo in campo 5 mld di euro e 80 misure che rafforzano la strategia a lungo termine per ridurre la dipendenza da petrolio e gas accelerando l’elettrificazione in diversi settori: includono detrazioni fiscali estese per veicoli sprovvisti di motori endotermici, sistemi di autoconsumo e ristrutturazioni energetiche delle abitazioni, supporto normativo per la sostituzione delle caldaie a gas con pompe di calore, con particolare attenzione alle famiglie vulnerabili.

Più in generale, tra i suggerimenti messi in campo dalla Commissione Ue spiccano l’accelerazione nell’installazione di impianti rinnovabili - la sola fonte solare ha fatto risparmiare 110 milioni di euro al giorno dall'inizio della guerra, a livello Ue - la (nuova) diffusione dello smart working, la riduzione degli spostamenti in auto e in aereo, di fatto ricalcando quanto già affermato dalla Iea, dal trasporto pubblico al car sharing. Tutte misure temporanee per tagliare da subito i consumi di gas e petrolio, anziché incentivarne il consumo con riduzioni alle accise.

Gli sconti a pioggia infatti non solo non funzionano, ma vanno a beneficio soprattutto dei ricchi, allo stesso modo degli extraprofitti che stanno gonfiando i guadagni delle imprese oil&gas come mostrano a livello internazionale economisti come Isabella Weber. Anche in Italia, come ricorda Matteo Villa dall’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi), nel 2022 i tagli alle accise decisi dal Governo Draghi non impedirono la corsa dell’inflazione, costarono 9 miliardi di euro e i due terzi andarono a beneficio della metà più ricca della popolazione (che consuma più combustibili fossili); meglio sarebbe intervenire sui costi dei beni e servizi di prima necessità, ad esempio abbassando l’Iva per alcuni prodotti alimentari o incidendo sui costi dei trasporti pubblici.  

«In caso di shock dei prezzi, la tentazione è quella di sopprimerli, come si è visto durante la crisi energetica del 2022-2023. Questo sarebbe un errore – confermano oggi dal think tank Bruegel – Gli aiuti finanziari dovrebbero essere mirati ai gruppi più vulnerabili, mantenere intatti gli incentivi al risparmio e promuovere gli investimenti in tecnologie di elettrificazione a prova di futuro. Invece di ridurre le tasse sul gas, una riduzione delle tasse sull'elettricità contribuirebbe a diminuire le bollette energetiche delle famiglie. Ciò renderebbe anche più economiche le tecnologie di elettrificazione, come le pompe di calore e le auto elettriche».

Anziché seguire quest’approccio, il Governo Meloni sta invece ripetendo gli errori del 2023, quando – calcola Legambiente – complessivamente ha stanziato 33 miliardi di euro di sussidi emergenziali per il settore energetico e 374 milioni di euro per il settore trasporti. Se solo 20 di questi miliardi fossero stati investiti in rinnovabili anziché per tenere artificialmente basso il prezzo dei combustibili fossili, avrebbero portato – spiega il Cigno verde – a circa 13,3 GW di nuova potenza installata e una produzione di 30 TWh di energia pulita; pari al fabbisogno di 12 milioni di famiglie e la metà del fabbisogno elettrico domestico italiano, con un risparmio annuo di 4 miliardi di metri cubi di gas. Tutto questo però non è stato bollato come “Green deal ideologico”, e a pagarne le conseguenze sono ancora una volta i cittadini oltre al clima.

L’ennesima crisi innescata dai combustibili fossili, se approcciata con razionalità e sostenibilità, potrebbe invece dare l’occasione per portare avanti la doppia istanza della decarbonizzazione e della giustizia sociale. Basti osservare che il sistema fiscale italiano è regressivo (in barba all’articolo 53 della Costituzione), mentre se fosse applicata una patrimoniale anche solo all’1% più ricco – cioè a chi possiede almeno 1,7 milioni di euro di patrimonio – si otterrebbe un gettito addizionale di circa 30 miliardi di euro, come già spiegato su queste colonne da Demetrio Guzzardi, ricercatore dell'Università della Calabria e della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. Risorse per trovare le quali serve però coraggio politico, ben più che per tagliare di qualche centesimo le accise alla pompa di benzina.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia