Da Dawson's Creek a Kylie Minogue: le sfilate e le campagne pubblicitarie del nuovo Chanel sono piene di omaggi alla cultura pop dei millennial
Gli indizi c’erano tutti, e ora ne abbiamo la conferma: Matthieu Blazy, stilista intellettuale e visionario ora alla guida della Maison Chanel, nel cuore è un vero millennial. Lo è anagraficamente (ha 41 anni) ma anche per formazione: la cultura pop dei primi anni Duemila fa continuamente capolino nel suo lavoro.
Gli omaggi di Matthieu Blazy alla cultura anni Duemila
L’ultimo esempio è lo spot della borsa Chanel 25 con protagonista Margot Robbie, amica e testimonial del brand: il video di Michel Gondry è un esplicito omaggio al videoclip di Come Into My World di Kylie Minogue. La cantante australiana fa addirittura un cameo nello spot.
Matthieu Blazy ha portato un tocco pop in casa Chanel, tempio della moda parigina. Ha ambientato le sfilate tra set rosa con funghi giganti da cartone animato o in metropolitana, ma senza mai perdere l’essenza raffinata del brand. L’anima millennial dello stilista si esprime soprattutto nelle colonne sonore, che spaziano da hit degli anni Novanta (come Rhythm is a dancer) e pezzi ultrapop degli anni Duemila.
La playlist millennial di Chanel
Matthieu Blazy ha messo le cose in chiaro nella sfilata di debutto, in cui echeggiavano le note di I don’t want to wait, colonna sonora della serie cult Dawson’s Creek. Nella più recente collezione Autunno/Inverno 2026 invece ha stupito tutti con il disco pop degli anni Dieci: Just Dance di Lady Gaga. Per poi proseguire con le note di pianoforte di Dario Marianelli, colonna sonora di Orgoglio e Pregiudizio del 2005.
Per la prima sfilata couture ha affidato la colonna sonora a Michel Gaubert e Fabien Leclercq: il risultato è un mosaico di citazioni che si apriva con un accenno fiabesco (Mary Costa, la voce di Aurora nel cartone animato Disney La Bella Addormentata) e proseguiva con Porcelain di Moby e All Good Things di Nelly Furtado.

La colonna sonora dell’ultima sfilata Haute Couture Chanel includeva artisti come i The Verve, Nelly Furtado e Moby.
Dopo un omaggio a Joan Baez, si tornava agli anni Novanta con Bitter Sweet Symphony dei The Verve. Praticamente, l’educazione musicale di ogni millennial che si rispetti. In un’intervista a Vogue ha spiegato che la musica di quella generazione ha una «sorta di malinconia» che lo affascina. Che poi, è l’essenza stessa della generazione.
C’entra sicuramente il revival Y2K, ma non è solo una questione di nostalgia, forza capace di trascinare l’economia tra reboot, remake e sequel (l’esempio più recente è il ritorno di Miley Cyrus nei panni di Hannah Montana, 20 anni dopo). I millennial sono diventati adulti. Si avvicinano ai 40 anni e sono all’apice del percorso professionale: è (anche) a loro che si rivolge il nuovo Chanel.
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