“Daredevil: Born Again” Stagione 2 – Recensione

Se la direzione delle ultime fasi cinematografiche di Marvel è dubbia, a livello di serie la qualità si è sempre mantenuta sufficiente, con alcuni picchi costituiti da quelle serie che si allontanano maggiormente dalla formula (Wonder Man è un capolavoro, diciamocelo). "Daredevil Born Again" Stagione 2 da che lato della barricata di qualità sta? Ho potuto vedere in anteprima tutti gli 8 episodi della seconda stagione, e sono pronto per parlartene.
"Daredevil: Born Again" Stagione 2 - Recensione
La prima stagione di Daredevil aveva a mio parere espresso e messo in scena molte incertezze, a livello di direzione creativa. In tutto è e rimane una stagione godibile, in parte distante dal picco qualitativo della prima stagione "originale" (quella sotto Netflix), ma comunque piacevole: detta sinceramente, è difficile cadere male quando Charlie Cox e Vincent D'Onofrio sono così a loro agio nei loro ruoli, e questa seconda stagione, pur allontanandosi dalle scivolate della scorsa, può nuovamente fare affidamento sui suoi due protagonisti principali, per arrivare sana e salva al traguardo, a volte anche a scapito di alcune scelte creative sulle quali ho dei dubbi. Ricordo difetti simili nella scorsa stagione, ma il primo impatto con Daredevil Born Again Stagione 2 è dettato da un certa confusione registica e da una percepibile mancanza di direzione. Non si percepisce troppo il fatto che si stiano mettendo sulla scacchiera nuove pedine, come spesso succede nelle stagioni più regolari delle serie tv d'oltreoceano, e non si capisce bene quale potrebbe essere il filone narrativo di questa stagione. Ci vuole un'episodio e mezzo circa per arrivare alla soluzione della questione: Daredevil Born Again Stagione 2 non ha un vero orizzonte narrativo autonomo, ma è prima di tutto il risultato delle conseguenze della prima stagione.
Lo status quo
C'è un Daredevil che, dopo aver salvato Fisk da un attentato, non può più vestire i panni di Matt Murdock, può solo essere Daredevil. C'è un Fisk ufficialmente sindaco della città di New York e con uno straordinario potere in mano, quello di una forza di polizia autonoma, l'Anti-Vigilante Task Force, che non può non sembrare, oggi, una sorta di ICE, e quello di un sistema organizzativo non più criminale, strutturalmente, ma sicuramente tale negli intenti. Una nave piena di armi sta passando da New York per qualsivoglia scopi, Daredevil interviene, la nave affonda, e Fisk ha una nuova scusa per spingere la sua politica "Strade Pulite", utile a placare gli animi dei cittadini stanchi dei vigilanti, e sicuramente ottima per liberarsi proprio di questi ultimi, potendo compiere azioni criminali alla luce del giorno senza troppi intoppi o fastidi. Sì, lo trovo un inizio leggermente debole, ma è interessante la reintroduzione di un cattivo che ora apparentemente collabora con Daredevil. La stagione prosegue poi con un secondo episodio che mi ha fatto sentire onestamente un po' tradito. Questo episodio, infatti, introduce un utilizzo quasi fumettistico di tavole monocolore in determinati momenti. È una contrapposizione cromatica del rosso di daredevil e del blu di un altro personaggio, come se fossero loro la nuova polizia, la nuova "giustizia" quando quella vera e istituzionale non può che fallire. Sono momenti di pochi secondi ma visivamente interessanti ben oltre il tempo a schermo che occupano. Verranno mai riprese nel resto della stagione? No. Perché? Non te lo so dire.
Potere predittivo
Con una forza di polizia che scorrazza imperterrita per le strade della città, per far scomparire tanto le persone scomode quanto gli onesti cittadini di New York, si manifesta forse il difetto più evidente ma anche quello meno legittimo da attribuirgli: Daredevil Born Again Stagione 2 sembra un documentario, a volte, ma, di contro, i fumetti più memorabili in fondo sono quelli che meglio parlano del nostro tempo in modo onesto, senza troppe metafore o arzigogoli narrativi. In questo, parallelamente a quel diamante 18 carati chiamato Andor Stagione 2, Daredevil Born Again Stagione 2 fa sicuramente centro nel parlare un linguaggio che conosciamo già al di fuori del mondo narrativo della serie. Sfruttare un dizionario esistente è sicuramente una scorciatoia, in mani meno abili, ma Dario Scardapane e Heather Bellson, le penne responsabili della maggior parte degli 8 episodi della seconda stagione, sembrano capaci di sfruttare bene questo stratagemma metanarrativo (anche se c'è da pensare più ad un potere predittivo, considerando che la serie dovrebbe essere stata finita, a livello di scrittura, circa due anni fa). Da questo secondo episodio la serie solca territori narrativi relativamente prevedibili, ma che comunque sono in grado di regalare piccole sorprese. Come anticipavo, D’Onofrio e Cox come sempre al top, ma è lo spazio dedicato a personaggi secondari e terziari che più mi lascia interdetto.
Da un lato, infatti, abbiamo davvero un Daredevil sempre più definito, con i suoi ansimi bestiali, le botte da orbi che il diavolo di Hell's Kitchen regala a destra e manca; dall'altra, un Fisk/Kingpin costantemente inquietante e percettibilmente pericoloso, creatore di un quasi costante senso di ansia in chi guarda, consapevole che la sua forza e la sua violenta furbizia non ha rivali e rappresenta la parola "fine" per chiunque sia dalla parte sbagliata dei suoi pugni.
Stiamo parlando di due titani, come attori e come personaggi, ma questa seconda stagione, per motivi che non del tutto capisco se non, immagino, per tenere il cachet di Cox e D'Onofrio un po' più basso, si allontana da loro in diversi momenti per concentrarsi sulla decina di personaggi che attorno a questi due "pianeti" gravitano.
Alcuni di questi, e alcuni dei momenti - o episodi - che più si dedicano a loro, mostrano un buon carisma: gli attori e le attrici più capaci di esprimere lo spettro di emozioni richiesto rimangono impressi, forse anche a discapito dei plot che sono costretti a vivere (Michael D'Onofrio in particolare). Altre sotto-storie sbagliano però a dare spazio a personaggi poco interessante e piuttosto monotoni, come la dottoressa Glenn, che ancora si sta riprendendo dall'aggressione del vigilante Muse.
Alla ribalta
Ci sono anche esempi di personaggi piuttosto monocorde ma che comunque riescono a restituire performance di nota, come l'ufficiale AVTF Powell, interpretato da Hamish Allan-Headley, quindi potrebbe essere che la colpa sia da attribuirsi un po' ai plot, un po' agli attori/attrici. Quello che so è che alcuni momenti proprio non funzionano e si smaltano di faccia sull'asfalto, in particolare l'evoluzione di Glenn, il rimbalzino che Karen Page è costretta a svolgere in questa stagione e, esempio, più lampante, un episodio flashback. Una seconda serie forse ancora più interessata, rispetto alla prima, ai suoi cattivi, tanto quanto ai suoi eroi, cosa che ha senso in un mondo così grigio come quello di Daredevil, un sottobosco di storie “di strada” che colpisce tanto per la sua attualità quanto per la sua onestà nel riflettere il marcio morale al quale ci stiamo abituando. Un episodio flashback piazzato in modo sensato ma comunque non informativo, oltre a dimostrare quanto sia da sotterrare il trend di usare stupidissime e bruttissime parrucche per rinforzare il fatto che siamo davanti ad un flashback, rallenta di molto la storia nel cercare di fornirci nuovi livelli di lettura ai personaggi, ma fallisce nel farlo e nell’informarci “meglio” su di essi, sulle loro intenzioni e, soprattutto, sulle loro bussole morali. La seconda metà di Daredevil Born Again Stagione 2 è decisamente molto più forte della prima, complice una forza narrativa percettibile e quasi inevitabile, nel suo svolgimento. Quando si ricorda di poter essere anche un legal drama, Daredevil Born Again tocca tra l'altro un picco che spinge questa stagione ad un voto più alto di quello che il resto della stagione meriterebbe. Questa stagione riesce anche a fare qualcosa che solo i momenti migliori degli Spider-Man cinematografici e il terzo atto di The Dark Knight Rises sono riusciti a raggiungere: New York è una città pulsante e viva, e i suoi cittadini ne diventano quasi un organo sinuoso e violento, quando c'è bisogno di esserlo. Congratulazioni anche in questo risultato.
Amore malsano
L'altro riguarda i momenti finali. È l’amore per la città che motiva Matt e Fisk, in fondo, più che una morale lotta tra bene e male. Forse è destino che sia l’amore per la città a far placare la loro sete di “giustizia”, o forse al loro orizzonte non c'è che una mutua distruzione assicurata. L'amore in fondo può anche essere visto come una prigione, e anche persone senza una vera pace interna possono idealmente essere in grado di regalarne ad altri o, addirittura, ad una città intera. Daredevil Born Again Stagione 2 ci pone questa, come "domanda" morale principale, da metà stagione in poi, e con una tesi come quella di Fisk/Kingpin e un'antitesi come quella di Matt/Daredevil, la sintesi che propone è di straordinario impatto, nei momenti finali. Una vera sorpresa, lo confesso. La risoluzione che Daredevil Born Again Stagione 2 propone è quella che forse troverai meno giusta, ma è il finale che un'impostazione morale come quella dettata da Scardapane necessita, quasi richiede. Se Decision to Leave contrapponeva montagne e mari, qui qualcuno finirà per sentirsi a suo agio in una prigione, e qualcun altro a disagio su una spiaggia. Sembra quasi, per come questa stagione si conclude e per come sembra contrapporsi, a livello di equilibrio, alla prima, che, esattamente come l'Andor che citavo prima, Daredevil Born Again possa chiudersi qui... ma stiamo parlando di Marvel, quindi mi aspetto un prosieguo (malgrado il senso di "chiusura" che la serie propone).
Sicuramente questa stagione ha bisogno di qualche episodio per prendere la rincorsa, e il dedicarsi a personaggi secondari e terziari non sempre ripaga la scommessa, ma Daredevil Born Again Stagione 2 può di nuovo fare affidamento su due attori principali - e due personaggi - che da soli potrebbero tranquillamente reggere il comparto più radicato a terra di questo MCU ultimamente più debole e meno marcato.
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