Date ascolto a Cercas: l’Ucraina è la nostra guerra di Spagna

Le Monde ha pubblicato ieri un importante intervento di Javier Cercas, grande romanziere spagnolo, tra i pochissimi al mondo capaci di scrivere e parlare di politica con intelligenza e serietà (come in quel gioiello che è «Anatomia di un istante»). La sua tesi è semplice: la guerra in Ucraina è la nostra guerra di Spagna. Non nel senso che sarà il preludio di una nuova guerra mondiale, questo Cercas ovviamente non può saperlo. Quello che però sa è che oggi si combatte una guerra tra autocrazia e democrazia e che «la prima linea del fronte si trova in Ucraina, come si trovava in Spagna negli anni Trenta».
Da tempo ministri e capi di stato maggiore europei ci mettono in guardia sulla probabilità che la Russia sferri un attacco diretto su suolo europeo entro il 2030, mentre subiamo già i suoi attacchi informatici, i ripetuti sconfinamenti dei droni, le campagne di disinformazione mirate a favorire i partiti più allineati agli interessi del Cremlino. E il peggio è che, a differenza degli anni Trenta, non possiamo nemmeno contare sugli Stati Uniti, che fanno ormai a gara con Mosca nel tentativo di smantellare l’Ue (e infatti sostengono gli stessi partiti nazionalpopulisti e filorussi).
Ecco perché, per prima cosa, l’Ue deve continuare a sostenere l’Ucraina, per non ripetere l’errore commesso dai democratici europei negli anni Trenta, quando abbandonarono la Repubblica spagnola nel tentativo di trovare un appeasement con Hitler e Mussolini. E sappiamo come è finita.
Cercas allarga poi il discorso alla «rivoluzione ideologica» di cui l’Europa ha bisogno per poter superare questo difficile momento. Il ragionamento si conclude così: «Il nazional-populismo scatenato dalla crisi del 2008, i cui leader più in vista sono attualmente Donald Trump e Vladimir Putin (con Xi Jinping sullo sfondo), incarna l’ultimo o il penultimo sussulto di un nazionalismo che si rifiuta di scomparire e che è il responsabile ultimo della guerra tra democrazia e autocrazia che si sta attualmente svolgendo nel mondo (…). Abbiamo bisogno di una rivoluzione incruenta per passare dal modello di pensiero nazionalista – fatto di scontri, identità e sovranità esclusive – al modello di pensiero federalista – fatto di collaborazione, identità e sovranità condivise. Una rivoluzione tanto colossale quanto indispensabile, senza la quale un’Europa veramente unita è impossibile».
Condivido tutto e aggiungo solo una cosa: una differenza che mi pare importante, e particolarmente evidente in Italia, come mostra da ultimo l’osceno video in cui i professori Alessandro Barbero e Angelo d’Orsi, dal palco di una pubblica iniziativa, sghignazzano sulla storica appartenenza della Crimea alla Russia, esattamente come due fascisti dell’epoca avrebbero potuto fare a proposito dell’appartenenza dei Sudeti alla Germania.
La differenza fondamentale tra oggi e allora, caro Cercas, è purtroppo proprio questa: che allora almeno gli antifascisti sapevano da che parte stare, e da che parte stava il fascismo.
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