Dialogo sociale e parità di genere: il progetto SD4EU per un’Europa più equa

Aprile 9, 2026 - 09:30
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Dialogo sociale e parità di genere: il progetto SD4EU per un’Europa più equa

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La conferenza di Bruxelles ha segnato la conclusione di due anni di lavoro sul dialogo sociale per contrastare le disuguaglianze di genere. Dal progetto SD4EU, coordinato da Confprofessioni, sono emerse proposte su protezione sociale, parità salariale ed equilibrio vita‑lavoro.


di Diana Larenza, Centro Studi Confprofessioni

Si è concluso il 26 marzo 2026, con la conferenza finale ospitata presso il Comitato economico e sociale europeo di Bruxelles, il progetto SD4EU Social Dialogue for a Union of Equality, iniziativa cofinanziata dalla Commissione europea nell’ambito del bando “Supporto al dialogo sociale”. Avviato nell’aprile 2024, il progetto ha rappresentato un importante laboratorio europeo per rafforzare il ruolo delle parti sociali nella costruzione di politiche più inclusive ed efficaci, con particolare attenzione alla dimensione di genere.

Coordinato da Confprofessioni e sviluppato in collaborazione con partner europei come CEPLIS, Malta Federation of Professional Associations, EQUAL Ireland, UNPLIB, UILTuCS ed Eurocadres, il progetto ha riunito esperti, rappresentanti istituzionali e organizzazioni sindacali provenienti da diversi Stati membri. L’obiettivo: potenziare il dialogo sociale come strumento chiave per affrontare le disuguaglianze di genere nel mercato del lavoro europeo.

Tre pilastri per il cambiamento

Il lavoro del progetto si è articolato fin dalle sue fasi iniziali attorno a tre grandi aree tematiche: protezione sociale; parità retributiva ed equilibrio tra vita professionale e privata. Tre ambiti strettamente connessi, nei quali persistono profonde disparità che penalizzano soprattutto le donne. Per ciascuna tematica è stato costituito un gruppo di lavoro, composto dalle rappresentanze di ciascun partner.

Attraverso un confronto strutturato e basato su analisi normative e ricerche comparative, i gruppi hanno elaborato una serie di raccomandazioni volte a rafforzare il ruolo del dialogo sociale e a migliorare l’efficacia delle politiche europee e nazionali in materia di parità di genere, in linea con l’obiettivo generale del progetto di promuovere un’Unione più equa e inclusiva.

Protezione sociale: meccanismi di compensazione e contrattazione collettiva

Nel campo della protezione sociale, le criticità derivano principalmente da carriere frammentate, lavoro part-time (spesso “involontario”) e distribuzione diseguale dei carichi di cura. Questi fattori si traducono in minori guadagni complessivi e in un accesso più fragile a pensioni e strumenti di welfare. I sistemi contributivi, ancora spesso modellati su carriere lineari e continuative, faticano ad adattarsi a percorsi lavorativi discontinui o non standard, inclusi quelli dei lavoratori autonomi.

Per questo, il progetto ha evidenziato la necessità di introdurre meccanismi di compensazione per le interruzioni di carriera legate alla cura e di rafforzare strumenti come la contrattazione collettiva e l’intervento degli enti bilaterali, estendendo le relative tutele anche alle forme di lavoro autonome o atipiche.

Il nodo del divario retributivo

Altro tema centrale affrontato nel progetto è stato quello della parità salariale. Nonostante i progressi normativi, il divario retributivo di genere resta una realtà strutturale in Europa. Le cause sono note: segregazione occupazionale; scarsa presenza femminile nei ruoli apicali; interruzioni di carriera legate alla maternità e alla cura familiare.

I dati elaborati dall’Osservatorio delle Libere Professioni di Confprofessioni mostrano come, ancora nel 2024, nessun Paese europeo abbia raggiunto una distribuzione equilibrata delle posizioni manageriali tra uomini e donne. Un segnale chiaro di quanto la strada verso l’uguaglianza sia ancora lunga.

Tra le raccomandazioni emerse all’interno del gruppo di lavoro dedicato al tema, spicca l’importanza di attuare pienamente la direttiva europea sulla trasparenza retributiva (UE 2023/970), estendendone i principi anche a lavoratori autonomi. Fondamentale, altresì, il ruolo delle parti sociali nel promuovere standard retributivi equi attraverso il dialogo con le istituzioni e la contrattazione collettiva.

L’equilibrio vita-lavoro: una sfida culturale

Non meno rilevante è il tema della conciliazione tra vita privata e lavoro, ancora fortemente segnato da squilibri di genere. Il carico di cura non retribuito continua a ricadere prevalentemente sulle donne, mentre l’utilizzo del congedo parentale da parte degli uomini resta limitato.

Le soluzioni proposte dal gruppo di lavoro puntano, in questo caso, ad un cambiamento sistemico: congedi parentali equi e ben retribuiti; maggiore flessibilità lavorativa e investimenti in servizi di cura accessibili e di qualità, soprattutto nelle aree più fragili. Non si tratta solo di misure tecniche, ma di un vero e proprio cambio di paradigma culturale, che riconosca il valore sociale della cura e ne redistribuisca le responsabilità.

Verso una nuova cultura della cura e del lavoro

Il messaggio finale del progetto SD4EU è chiaro: la parità di genere non può essere raggiunta senza un approccio integrato e trasversale. È necessario intervenire contemporaneamente su protezione sociale, sistemi retributivi e organizzazione del lavoro, coinvolgendo tutte le forme occupazionali, dal lavoro dipendente a quello autonomo, libero professionale e su piattaforma.

In questo percorso, le parti sociali assumono un ruolo strategico. Attraverso il dialogo con le istituzioni e la contrattazione collettiva possono contribuire a ridurre le disuguaglianze strutturali e promuovere modelli più equi e sostenibili.

Ma la vera sfida resta culturale. Costruire un’Europa più giusta significa riconoscere la parità di genere come responsabilità condivisa tra istituzioni, imprese, lavoratori e cittadini. Solo attraverso un impegno coordinato sarà possibile trasformare le iniziative virtuose in cambiamenti concreti e duraturi.

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