E adesso primarie. La scommessa vinta da Schlein apre la corsa nel campo largo

Mar 24, 2026 - 07:00
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E adesso primarie. La scommessa vinta da Schlein apre la corsa nel campo largo

E adesso primarie. Si annunciano primavere democratiche, si intravedono avvisi di sfratto al governo Meloni. Forse si esagera. Vince il No, ma vince soprattutto Elly Schlein, che su questo referendum – al di là dei tanti “non me ne vado” – si era giocata tutto, o quasi. Ne esce più forte la segretaria, dentro e fuori il Pd. Non chiede le dimissioni di Giorgia Meloni: “La battiamo alle politiche”. Guarda già a Palazzo Chigi, ma prima viene la leadership del Campo largo che fa festa in piazza Barberini a Roma. Giuseppe Conte, il rivale sfuggente, questa volta dice sì alle primarie: “Le faremo”. Le vuole, “il prima possibile”, anche Matteo Renzi. Al Nazareno scommettono su ottobre. Schlein scalda i motori: “Siamo pronti”. C’è anche la benedizione di Dario Franceschini: “Sono il metodo migliore, il più democratico”. 

 

L’attesa, il timore, per l’opposizione dura un’oretta al massimo. Poi sulla vittoria del No non ci sono più molti dubbi. Si contano in voti, alla fine saranno quasi il 54 per cento. Ben oltre le aspettative. Il Campo largo è andato oltre il suo perimetro, oltre il referendum di Landini, raggiungendo quasi 14 milioni e mezzo di voti, tra consensi della sinistra più estrema e defezioni nell’elettorato della destra.

Le politiche saranno un’altra cosa. Ma intanto si festeggia in via di Campo Marzio, nella sede del Movimento. Soprattutto si fa festa al Nazareno. A metà pomeriggio Schlein convoca i giornalisti. Arriva tra gli applausi, anche di chi era pronto a farle le scarpe. “Partivano da una sconfitta annunciata. Abbiamo vinto, ha vinto la Costituzione”, esulta la leader dem. “Mette il cappello sul risultato. Aveva fatto all in sulla riforma della Giustizia, girando per settimane l’Italia. E’ la vittoria della segretaria? “E’ la vittoria di chi ci ha sempre creduto”, risponde Dario Franceschini. Schlein non chiede le dimissioni della premier Giorgia Meloni, vuole vincere alle politiche. Scommettono nel Pd sulla palude del governo, sul logoramento. Schlein, sempre “testardamente unitaria”, adesso “sente la responsabilità”. Dice che i giovani “hanno fatto la differenza”. E che “c'è già una maggioranza alternativa al governo”. La segretaria si candida a guidarla, si rivolge anche a chi ha “legittimamente” votato per confermare la riforma. E la sinistra per il Sì, i riformisti? Adesso farete i conti? “E che cos’è la sinistra per il Sì, non ho visto nemmeno i cartelli”, scherza Igor Taruffi, il responsabile organizzazione del Pd. La segretaria è più diplomatica e a chi fa notare le divisioni dem, risponde dicendo che “molti nel centrodestra hanno votato No. Più degli elettori di centrosinistra che hanno votato per il Si”. Scansa anche ogni discorso sulla legge elettorale: “E’ l’antipasto al premierato, la contrasteremo”.

Adesso il tema è un altro, le primarie, e forse sono già iniziate. Giuseppe Conte, l’altro vincitore della giornata, gioca d’anticipo. Prova a guidare. Convoca una conferenza stampa un’ora prima della segretaria del Pd. Parla di “avviso di sfratto al governo”. Vede nel risultato delle urne “una nuova primavera” – lo stesso ha detto il segretario della Cgil Maurizio Landini. Ma la vera novità è che, accanto alle frasi di rito, per la prima volta il leader del M5s si dice apertamente a favore delle primarie. “Che non siano di apparato. Ma dei cittadini. Sono loro che le chiedono e non possiamo sottrarci”. Indica che la priorità è il programma e in base a quello può esserci anche Italia viva. Renzi, esperto in referendum, intanto spiega che “si è rotto il rapporto tra Meloni e la sua base”. Da settimane indica le primarie come soluzione. Ha già detto che ai gazebo potrà esserci anche un suo candidato. Silvia Salis? Chissà. Gaetano Manfredi (con la sponda di Alessandro Onorato)? “Non penso assolutamente, darò il mio contributo al progetto e al programma”, ha risposto ieri il sindaco di Napoli. E mentre leader M5s preferisce dissimulare – “Io candidato? Ancora presto per dirlo” – Elly Schlein è già in campo, per capitalizzare anche sul fronte interno al centrosinistra questo passaggio, il viaggio nelle piazze tra referendum e programma. Ai suoi, e non solo, l’invito è: “Restate mobilitati, ne avremo bisogno”. Con Conte non si sa mai. Anche Alleanza verdi sinistra, Fratorianni&Bonelli, chiede di accelerare sul programma e sul tavolo della coalizione. E’ una richiesta che arriva anche da Più Europa. Al Nazareno sono in molti, dalla corrente Montepulciano in giù, a cerchiare ottobre sul calendario. Lo dicono Roberto Speranza, Marco Sarracino e Gianni Cuperlo, che per questa volta dovrà fare a meno della sua attesissima analisi della sconfitta: “E meno male! Ma c’è sempre tempo”, sorride.

I leader del centrosinistra finiscono la giornata tutt’insieme a Piazza Barberini, convocati da Landini per la festa finale. Poi in corteo fino a Piazza del Popolo. Si stappa, si sparano fuochi d’artificio. Conte non segue il corteo, Schlein resta fino alla fine. Dopo il No è tempo di primarie.

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Redazione Redazione Eventi e News