Referendum giustizia: vince il No. Meloni: "Andiamo avanti". Schlein: "Disponibili alle primarie"

Mar 24, 2026 - 07:00
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Referendum giustizia: vince il No. Meloni: "Andiamo avanti". Schlein: "Disponibili alle primarie"

 

L'analisi dei flussi: gli elettori di Pd e Avs votano compatti, nella Lega l'astensione maggiore

Il Pd di Elly Schlein si dimostra compatto, con il 75% degli elettori allineati, mentre nel M5s cresce l’astensione. Ancora più netta la posizione di Avs, quasi totalmente contraria alla riforma. Sorprende il comportamento degli elettori di Azione, +Europa e Italia Viva, dove prevale il No nonostante le indicazioni più sfumate dei leader. Nel centrodestra emergono crepe: una quota non trascurabile di elettori vota contro la linea del governo o sceglie di astenersi.

Meloni: "Rispettiamo la decisione. Avanti con responsabilità"

"Gli italiani hanno deciso. E noi rispettiamo questa decisione. Andremo avanti, come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, determinazione e rispetto verso il popolo italiano e verso l’Italia". Sono le parole di Giorgia Meloni che su X commenta i dati consolidati del referendum, che hanno bocciato la riforma della giustizia del suo governo. 

 

 

Schlein: "Avanti unitari. Primarie? Siamo disponibili" 

"Abbiamo vinto, una maggioranza del paese ha fermato una riforma sbagliata. Una vittoria ancora più bella, perché partivamo da una sconfitta annunciata, invece abbiamo ribaltato quell'esito. Hanno fatto la differenza i giovani, nonostante non potessero votare i fuorisede". Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein in una conferenza stampa al Nazareno: "Ci sono più elettori di destra che hanno votato No che il contrario". Dall'esito del referendum "arriva un messaggio politico chiaro a Meloni e al governo, che ora devono riflettere. Devono ascoltare il paese e le vere priorità. È anche un messaggio per noi: il paese chiede un'alternativa e noi abbiamo la responsabilità di organizzarla", ha aggiunto. Per la leader dem, dunque, "c'è già una maggioranza alternativa al governo. Questo voto ci consegna una grande responsabilità. Lavoreremo con le forze della coalizione progressista per costruire l'alternativa", ha detto, per poi aggiungere: "Continuiamo testardamente unitari, troveremo insieme le modalità per portare avanti questo lavoro. Se le modalità saranno le primarie siamo disponibili".

 

Nordio: "Prendo atto della decisione. Non è un voto politico"

"Prendo atto con rispetto della decisione del popolo sovrano. Il nostro intendimento era quello di attuare definitivamente il progetto ideato da Giuliano Vassalli con il processo accusatorio e consacrato dall'articolo 111 della Costituzione che definisce il giudice terzo ed imparziale". Il ministro della Giustizia Carlo Nordio commenta così il risultato del referendum sulla Giustizia che ha bocciato la sua riforma costituzionale. "Abbiamo impiegato tutte le nostre energie per spiegare, in termini accessibili, la complessità di questa riforma. Non è nostra intenzione attribuire o meno a questo voto un significato politico. Ringraziamo la parte dell'elettorato che ci ha dato fiducia e comunque ci consola l'alta partecipazione al voto che conferma la solidità della nostra democrazia". 

Un dato curioso: Treviso, la città natale di Nordio, "boccia" la riforma. Al referendum costituzionale, nel capoluogo della Marca vince il no con il 50,25%, pari a 21.147 voti. Il risultato è in controtendenza rispetto al dato provinciale, dove il sì è al 61,09% provvisorio, e a quello regionale veneto, dove il sì sta vincendo con il 58,12%.

 

Conte: "Si apre una nuova stagione. Questo è un avviso di sfratto per il governo"

"Si apre una nuova stagione, una primavera politica. I cittadini sono protagonisti, vogliono voltare pagina, segnalano la richiesta di un'altra politica, più attenta ai bisogni delle persone e meno a tutelare i politici dalle inchieste. Il M5s ha tutto il diritto, con le altre forze progressiste, di interpretare questa nuova primavera". Lo ha detto il presidente del M5s, Giuseppe Conte, in una conferenza stampa nella sede del partito, a Roma. Conte ha poi aggiunto: "Questo è un avviso di sfratto per il governo".

 

I dati definitivi di Eligendo 

Si conferma la vittoria del No per circa 2 milioni di voti: in vantaggio al 53,63 per cento contro il 46,37 per cento del Sì. In numeri assoluti si tratta di 14.592.258 contro 12.615.244.

 

Da Milano a Palermo, il No ha vinto in tutte le grandi città

Anche se nel nord Italia il fronte del Sì ha registrato vittorie regionali, nelle grandi città il No ha avuto la meglio. Il sud, in particolar modo, è stato un fortino: a Napoli il No ha toccato il 75,5 per cento, mentre a Palermo ha quasi raggiunto il 70 per cento. 

 

 

In Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia vince il sì 

Secondo i dati di Eligendo, il Sì ha vinto soltanto in tre regioni: Lombardia, Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Tutte del nord e tutte amministrate dal centrodestra. Invece il No ha vinto nelle altre 17.

Youtrend registra la vittoria del No. Diamanti: "Vantaggio stabile e consolidato"

Youtrend dà per certa la vittoria del No. Secondo quanto scrive su X l'Istituto, con 20.932 sezioni su 61.533 il vantaggio è ormai incolmabile: Sì al 45,6%, No al 54,4%. "Il vantaggio del No è stabile e consolidato fin dai primi seggi scrutinati, e si concentra maggiormente nelle grandi città e nel sud", dice al Foglio Giovanni Diamanti. "Il dato sembra ormai stabile e consolidato: la vittoria del No è netta, e superiore alle aspettative”.

 

 

Le reazioni dal fronte del Sì. Bignami: "Il risultato non incide sul governo"

"Abbiamo fatto tutto quello che andava fatto. Non faccio nessun processo. Nessun rimprovero agli alleati". Lo ha detto Giorgio Mulè, coordinatore della campagna referendaria di Forza Italia commentando vittoria dei no. Sempre da Fi ha commentato il presidente dei deputati azzurri Paolo Barelli: "È stato voto politico e non nel merito della riforma. Auspichiamo di lavorare con l'opposizione sulla giustizia". Per Galeazzo Bignami, capogruppo alla Camera di FdI, è "sempre da accettare il risultato quando gli italiani si esprimono tanto più con una affluenza elevata, che è sempre positiva. Era un provvedimento che noi avevamo nel programma elettorale - ha detto il meloniano - avevamo il dovere di portarlo avanti perché era un impegno che avevamo assunto nei confronti degli italiani e abbiamo chiesto agli italiani di esprimersi". Il risultato del referendum,  "non incide sulle sorti del governo. Lo abbiamo sempre detto e lo diciamo ora", ha poi aggiunto. "Viva la democrazia, grande successo di affluenza. Le persone sono state molto coinvolte con messaggi anche non corretti ma comunque c'è stata una partecipazione. Credo che i termini di analisi difficilmente possiamo andare oltre nel dire che ce l'abbiamo messa tutta", ha detto il presidente del comitato Sì Riforma Nicolò Zanon nella conferenza stampa sul risultato del referendum. "Alcune battaglie sui diritti dei cittadini andranno riprese. Nessun rimpianto e nessuna critica al modo con cui abbiamo condotto la battaglia", ha concluso.

 

Le reazioni dal fronte del No. Renzi: “Meloni non può fare finta di nulla. Io mi dimisi” 

"Ce l’abbiamo fatta! Viva la Costituzione!", ha scritto sul suo account X Giuseppe Conte, leader del M5s, dopo la vittoria del No al referendum sulla giustizia. L'ex premier ha seguito lo spoglio nella sede del Movimento a via Campo Marzio. "Il No a sorpresa ha vinto il Referendum", ha detto il leader di Italia Viva Matteo Renzi a Radio Leopolda. "Oggi - ha continuato il senatore - si consuma un fatto politico enorme: quando il popolo parla, il Palazzo deve ascoltare. Questo è un passaggio molto importante per Giorgia Meloni. Da anni ci racconta di essere benedetta dal popolo ma oggi il messaggio è forte e chiaro: una sconfitta sonora del governo e del modo arrogante con cui il governo ha fatto questa riforma. Io non dico che dovrebbe fare Giorgia Meloni, io mi dimisi. La partita di oggi segna la fine del tocco magico di Giorgia Meloni, l'unica cosa che non si può permettere è fare finta di nulla, altrimenti significa che è diventata una donna del palazzo". Renzi ha poi rilanciato la questione all’interno della sua coalizione, sperando “che il centrosinistra vada rapidamente alle primarie”, aggiungendo che “da oggi il centrosinistra è nelle condizioni di vincere le elezioni politiche". Filippo Sensi, senatore dem, è stato lapidario: "Da oggi a Palazzo Chigi c'è una anatra zoppa". 

 

 

Anche Andrea Orlando, esponente del Pd, ha commentato così la vittoria: "Una vittoria della Costituzione e del Popolo italiano!". I due leader di Avs, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, si sono uniti ai festeggiamenti. “Da qui in avanti cambia il vento, cambia la musica”, ha detto Fratoianni. "Questo risultato dice che l'opposizione esiste – ha aggiunto. È un dato piuttosto clamoroso. C'è un evidente dato politico. Quando tocchi la costituzione c'è una reazione, che chiede di tenere fermo il sistema fondamentale delle garanzie che la destra voleva travolgere. Gli è andata male". Mentre Bonelli ha parlato di “sconfitta politica”. “Oggi - ha detto - è una straordinaria giornata di partecipazione, grazie a tutti gli italiani e a tutte le italiane che hanno difeso la Costituzione". Il segretario della Cgil Maurizio Landini ha invece chiamato tutti i sostenitori del No a raccolta per celebrare il risultato: "Visto questo bellissimo risultato, questa bella giornata, pensiamo sia utile che verso le 18-18.30 chi ha voglia di festeggiare si trovi in piazza Barberini insieme a noi, è iniziata una nuova primavera nel paese". Il presidente del Comitato della società civile per il No, Giovanni Bachelet, ha esultato per la vittoria dicendo che è stata difesa "l'autonomia e l'indipendenza della magistratura e anche l'onore della magistratura rispetto a una campagna di denigrazione inqualificabile che minava alla radice la coesione sociale. Questo risultato – ha concluso - serve anche ai nostri avversari, ai Comitati per il Sì che nel lungo periodo saranno contenti di non aver vinto".

 

Il presidente dell'Anm si è dimesso

Mentre è in corso lo spoglio, arriva la notizia delle dimissioni del presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Cesare Parodi. Come ha potuto verificare il Foglio, la scelta sarebbe legata a motivi personali slegati dalla consultazione.

 

L'attesa del fronte del No

La segretaria del Pd Elly Schlein sta seguendo lo spoglio al Nazareno. Con la leader dem, stando a quanto si apprende, ci sono diversi esponenti, tra i quali il presidente dei senatori Pd, Francesco Boccia, i deputati Nico Stumpo e Arturo Scotto, la responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, il responsabile delle iniziative politiche Marco Furfaro, il capo dell'organizzazione Igor Taruffi e l'ex ministro Roberto Speranza. Mentre dirigenti e parlamentari di Avs stanno seguendo questi primi momenti dello spoglio del referendum nella sede di Corso Rinascimento a Roma. Sono già arrivati Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, Fiorella Zabatta, i capigruppo Peppe De Cristofaro e Luana Zanella.  Nel quartiere San Lorenzo, invece, il centro congressi ospita il Comitato Società Civile per il No, con il presidente Giovanni Bachelet. "Aspetterei a festeggiare ancora un pochino - ha detto Bachelet davanti alle prime proiezioni in favore del No -  ma penso che sia coerente con quello che speravamo e anche che si poteva immaginare con questo aumento non previsto dell'affluenza e mi sembra un segnale importante". Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, aspetterà i risultati della consultazione referendaria presso il Centro Congressi Frentani, a Roma.

 

L'attesa del fronte del Sì

Il vicepremier e segretario di Forza Italia Antonio Tajani è a Montecitorio negli uffici del gruppo per seguire lo spoglio del referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. In occasione dello spoglio, Fi ha aperto alla stampa la Sala Colletti del Palazzo dei Gruppi parlamentari, dove sono attesi i capigruppo di Camera e Senato, Paolo Barelli e Maurizio Gasparri, e lo stesso Tajani. "Noi non abbiamo nulla da rimproverarci, abbiamo mantenuto un impegno con gli elettori", ha detto Lucio Malan, capogruppo di Fdi al Senato a Quarta Repubblica, commentando i dati che danno il no in vantaggio: "Avevamo un programma dove c'era questo, c'è stata una campagna pesante dove sono state attribuite cose che non esistevano". Sul fronte dei comitati, secondo Gian Domenico Caizza (comitato 'Sì separa') dai primi exit poll emerge un "paese spaccato a metà", segno "di una consultazione schiettamente politica" con "la natura dello scontro molto lontana dal quesito: dovremo commentare un risultato decisamente politico che in questo momento ci dà il segnale di un paese spaccato sia sul merito del quesito sia sul contesto politico nel quale si è svolto", ha detto Caiazza. Cautela anche dal Comitato Camere Penali: "Attendiamo le prime proiezioni prima di commentare".

 

Le seconde proiezioni danno il no al 53,9 per cento

Secondo le seconde proiezioni Opinio Rai su un campione del 37 per cento il no è al 53,9 per cento mentre il sì si ferma al 46,1 per cento. 

 

Primo exit poll: il no è in vantaggio

I primi exit poll di Opinio Rai danno il sì tra il 47 e il 51 per cento, il no tra il 49 e il 53. 

 

L'affluenza al 58,9 per cento

Concluso il conteggio, l'affluenza si attesta al 58,9 per cento: uno dei più alti di tutte le consultazioni costituzionali che ci sono state negli ultimi venticinque anni.

Nel 2001, il quesito sulla modifica del Titolo V della Costituzione fu approvato con un'affluenza del 34,05 per cento. Invece per la legge sulla devolution del 2006, che, tra le altre misure, proponeva un senato federale, la diminuzione del numero dei parlamentari e maggiori poteri al premier, si è recato alle urne il 52,46 per cento che bocciò il testo.

Nel 2016, per la riforma costituzionale di Renzi ha votato il 65,5 per cento dei cittadini, con la vittoria del No. In quel caso gli elettori dovevano esprimersi per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari e la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte seconda della Costituzione.

All'ultimo referendum costituzionale, quello sul taglio dei parlamentari, ad andare a votare fu poco più della metà degli aventi diritto: il 51,12 per cento.

 

L'affluenza regione per regione

Secondo i dati di Eligendo, le regioni con l'affluenza più alta sono state quelle del centro-nord. In tre regioni si è recato a votare più del 65 per cento dei cittadini: Emilia-Romagna (66,73 per cento), Toscana (66,27 per cento) e Umbria (65,05), tutte e tre amministrate dal centrosinistra. A seguire ci sono Lombardia (63,77 per cento), Marche (63,74 per cento) e Veneto (63,45).

Al sud e nelle isole, la partecipazione più alta si è registrata in Molise (54 per cento), Basilicata (53,27 per cento) e in Sardegna (52,21 per cento). In Sicilia il dato più basso: 46,23 per cento.

 

Il voto di Giorgia Meloni a Spinaceto

L'ultima a votare è stata proprio Giorgia Meloni, ieri a Pontida per i funerali di Umberto Bossi e oggi a Roma, in zona Spinaceto, al seggio della scuola Rosalba Carriera. "L'affluenza è una buona notizia – ha detto la premier – in generale la democrazia è una buona notizia". In mattinata sul suo profilo X Meloni aveva rivolto un ultimo invito a partecipare al referendum con un tweet: "Pronta per il voto. Ricordate: c'è tempo fino alle 15 di oggi per recarsi al seggio. Partecipare è importante". 

 

Il garantismo della nostra Costituzione 

Nel giorno del voto sul referendum sulla giustizia, il confronto non riguarda solo la modifica degli articoli 104 e 105 della Costituzione – separazione delle carriere e nuova giustizia disciplinare – ma un nodo più concreto: se e quanto l’attuale sistema rispetti davvero i principi garantisti già scritti nella Carta. Nel dibattito, il fronte del No ha difeso l’intangibilità della “Costituzione più bella del mondo”, mentre i favorevoli hanno insistito su dati difficili da ignorare: circa mille casi l’anno di ingiusta detenzione, valutazioni di professionalità positive per oltre il 99 per cento dei magistrati, richieste dei pm accolte in più del 90 per cento dei casi. Numeri che, per i promotori della riforma, segnalano squilibri reali tra accusa e difesa e un deficit di responsabilità interna alla magistratura. Su questo sfondo si inserisce il voto di oggi, che misurerà non solo l’orientamento degli elettori sulle modifiche costituzionali, ma anche il peso politico di una critica al funzionamento concreto della giustizia italiana.

 

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Redazione Redazione Eventi e News