Il centrosud italiano flagellato dalla crisi climatica: il ciclone Erminio è solo la punta dell’iceberg

Aprile 4, 2026 - 21:00
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Il centrosud italiano flagellato dalla crisi climatica: il ciclone Erminio è solo la punta dell’iceberg

Il ciclone Erminio che ha colpito in questi giorni il centro-sud Italia non è che l’ultimo segnale di una crisi climatica che da anni mette sotto pressione territori, infrastrutture e comunità. A denunciarlo è Legambiente, che diffonde i nuovi dati del suo Osservatorio CittàClima: dal 2011 a fine marzo 2026, tra Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna si contano complessivamente 794 eventi meteo estremi che hanno provocato danni al territorio.

Nel conto rientrano allagamenti, grandinate, raffiche di vento, esondazioni, mareggiate e danni al patrimonio storico. Un quadro che oggi si intreccia con gli effetti delle forti perturbazioni legate a Erminio e che conferma, secondo l’associazione ambientalista, quanto il centrosud sia sempre più esposto agli impatti della crisi climatica.

La vulnerabilità non riguarda soltanto i fenomeni meteorologici, ma anche ciò che si trova nelle aree più esposte. Secondo i dati della piattaforma Idrogeo di Ispra richiamati da Legambiente, nelle regioni colpite vive oltre un milione di persone in aree mappate ad elevato rischio idrogeologico per frane e alluvioni: 1.161.061 in tutto.

«Lo stato di emergenza chiesto per l’Abruzzo e il Molise e la situazione critica anche in altre regioni della Penisola con fiumi in piena, nevicate record, frane e paesi isolati, il collasso del ponte sul Trigno avvenuto in queste ore e il cedimento di diverse strade in Puglia – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – ci dimostrano ancora una volta quanto l’Italia sia impreparata ad affrontare, gestire e prevenire la crisi climatica, che di anno in anno diventa sempre più intensa e con effetti sempre più impattanti sui territori, mettendo a rischio la vita delle persone e l’economia del Paese».

Da qui la richiesta al Governo di accelerare sulle politiche di adattamento e prevenzione, a partire dall’attuazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici. «Torniamo, dunque – argomenta Ciafani – a chiedere al Governo Meloni che si lavori per definire al più presto una strategia nazionale per la prevenzione con politiche di mitigazione e adattamento efficaci e non più rimandabili, a partire dallo stanziamento delle risorse per attuare il Pnacc, che ad oggi continua a restare un piano solo sulla carta e di cui il Governo, dopo la sua approvazione, sembra essersene totalmente dimenticato».

Ciafani richiama in particolare la necessità di una ricognizione delle infrastrutture del Paese e di un piano di messa in sicurezza, citando tra i casi più recenti anche il collasso del ponte sul Trigno. Guardando invece alla distribuzione territoriale degli eventi estremi censiti dall’Osservatorio CittàClima, la regione più colpita dal 2011 a fine marzo 2026 risulta la Sicilia, con 270 eventi registrati. Seguono la Puglia con 168, la Calabria con 126, le Marche con 107, la Sardegna con 70, l’Abruzzo con 42 e il Molise con 11. Numeri che, letti insieme a quanto sta accadendo in queste ore, delineano un’emergenza ormai strutturale, ben oltre il singolo ciclone.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia