il piano Nasa per la Luna e Marte

Mar 27, 2026 - 20:00
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il piano Nasa per la Luna e Marte
Con il lancio della missione Artemis 2 — previsto per il 2 di aprile (in Italia) — la Nasa ha svelato una strategia di lungo respiro che ridisegna completamente il futuro dell'esplorazione lunare americana. L'agenzia intende investire 20 miliardi di dollari nell'arco dei prossimi sette anni per edificare una base nei pressi del Polo Sud della Luna, completa di moduli abitativi, rover pressurizzati e impianti di alimentazione nucleare. . Ad annunciare il piano è stato Jared Isaacman, amministratore della NASA, durante una serie di incontri con i principali fornitori dell'agenzia presso il quartier generale di Washington. Isaacman ha delineato una visione ambiziosa: due missioni di allunaggio all'anno, con equipaggi che si avvicenderanno sulla superficie lunare per condurre ricerche scientifiche, sperimentare nuove tecnologie e porre le basi logistiche per le future spedizioni su Marte.. La nuova filosofia della Nasa «Questo approccio graduale — fatto di apprendimento continuo, riduzione progressiva dei rischi e accumulo di esperienza — è esattamente quello che permise alla Nasa di compiere l'impossibile negli anni Sessanta con il programma Apollo», ha dichiarato Isaacman. «Ma stavolta l'obiettivo non è piantare una bandiera e tornare a casa. Stavolta vogliamo restare». Il programma prevede atterraggi con equipaggio ogni sei mesi, affidati ad almeno due fornitori di servizi di lancio distinti (SpaceX e BlueOrigin), aprendo la porta anche a nuovi operatori commerciali nel corso degli anni. «L'America non abbandonerà mai più la Luna», ha sottolineato il responsabile dell'agenzia.. Addio al progetto Gateway: la NASA taglia lo scalo orbitale Uno degli aspetti più rilevanti del nuovo piano riguarda l'abbandono — almeno nella sua forma attuale — del progetto Gateway, la stazione spaziale che avrebbe dovuto operare in orbita lunare e fungere da scalo intermedio per gli astronauti diretti alla superficie. I moduli già in costruzione verranno invece riconvertiti e integrati nella futura base lunare. Gli astronauti delle missioni Orion si agganceranno direttamente ai lander senza passare da una stazione orbitale, semplificando la catena logistica ma ponendo nuove sfide ingegneristiche legate ai tipi di orbita percorribili. Parallelamente, il programma si allontana dal razzo SLS — costoso e a uso governativo esclusivo — per aprirsi a razzi commerciali come Starship di SpaceX e New Glenn di Blue Origin. Un cambio di rotta che riflette la filosofia dell'amministrazione Trump: più mercato, meno burocrazia.. Dalle prime esplorazioni all'insediamento: le tre fasi della base lunare La costruzione della base lunare seguirà un percorso strutturato in tre fasi. La prima punta ad aumentare la frequenza delle missioni, inviando rover, strumenti scientifici per testare sistemi di mobilità, energia, comunicazioni e navigazione. La seconda fase vedrà la realizzazione di habitat e infrastrutture stabili, capaci di supportare operazioni regolari con equipaggio. La terza, quella definitiva, prevede lo sviluppo di un'infrastruttura permanente: centrali energetiche nucleari e solari, macchine per la preparazione dei siti costruttivi, una rete di telecomunicazioni in stile cellulare, un sistema di posizionamento GPS lunare e costellazioni di satelliti di osservazione.. Il futuro dell'orbita bassa e l'ISS Guardando più vicino alla Terra, la NASA ha ribadito l'impegno a sostenere lo sviluppo di stazioni spaziali commerciali che possano subentrare alla Stazione Spaziale Internazionale, il cui ritiro è programmato attorno al 2030.. I funzionari hanno ammesso che finora l'interesse del settore privato è stato inferiore alle aspettative, e stanno studiando nuove formule per stimolarlo: dalla possibilità per privati finanziati autonomamente di condurre esperimenti a bordo dell'ISS, alla "vendita" di slot da comandante a non-astronauti qualificati, fino all'utilizzo del laboratorio orbitale come piattaforma di assemblaggio per futuri moduli commerciali autonomi.. Corsa al Polo Sud: tra l'eredità dei miliardi spesi e la sfida alla Cina Il piano si inserisce in un contesto storico segnato da decenni di cambi di rotta. Dalla visione di George Bush con il programma Constellation (ritorno sulla Luna entro il 2020), passando per la svolta di Obama verso gli asteroidi, fino al rilancio lunare del primo mandato Trump con Artemis e i successivi rallentamenti dell'era Biden — tra pandemia e tagli di bilancio — la Planetary Society stima che gli Stati Uniti abbiano già investito circa 107 miliardi di dollari nei piani di ritorno alla Luna senza ancora aver posato un piede sulla sua superficie. Isaacman non ha usato mezze misure nel tracciare le conseguenze di un eventuale fallimento: «Se dovessimo fallire, e vedere i nostri avversari raggiungere i propri obiettivi lunari prima dei nostri, non potremo consolarci dicendo che abbiamo rispettato i protocolli». Il riferimento alla Cina è implicito ma inequivocabile: anche Pechino punta al Polo Sud lunare con il programma Chang'e, e la corsa per accaparrarsi le risorse idriche dei ghiacci polari — fondamentali per produrre carburante e ossigeno — è già in corso. «Il pubblico americano ha investito oltre 100 miliardi di dollari ed è stato molto paziente», ha concluso Isaacman. «Le aspettative sono giustamente molto alte. E noi non abbiamo intenzione di deluderle»..

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Redazione Redazione Eventi e News