Nuovo modello per studiare i Campi Flegrei
Sotto Napoli cova qualcosa di antico e irrequieto. I Campi Flegrei, il vasto sistema vulcanico che si distende nell'area metropolitana della città, non danno segni di volersi quietare. Dal 2005 il suolo ha ripreso a sollevarsi senza interruzioni. Al febbraio 2026 il totale del sollevamento registrato al Rione Terra di Pozzuoli ha raggiunto i 162,5 centimetri. Si tratta di un dato che non ha precedenti nell'attuale fase di crisi, ormai ventennale. Con il terreno che sale, anche la sismicità accelera. Tra il 2 e l'8 marzo 2026 sono stati registrati 47 terremoti, con la scossa più forte di magnitudo 2.4. Contemporaneamente, la temperatura della fumarola nel cratere della Solfatara ha toccato una media di circa 173 gradi centigradi, segnalando un progressivo riscaldamento del sistema idrotermale. In questo contesto, un nuovo studio pubblicato sulla rivista Communications Earth and Environment offre uno strumento inedito per leggere — e anticipare — il comportamento sismico della caldera.
L'articolo prosegue dopo l'infografica. Un fenomeno millenario, un problema attualissimo
Il bradisismo flegreo — dal greco bradys, lento, e seismos, movimento — accompagna quest'area da secoli. La sua traccia più celebre è incisa sulle tre colonne del Serapeo di Pozzuoli, il mercato romano dove i fori scavati dai molluschi marini testimoniano come il suolo sia sceso sott'acqua e poi riemerso più volte nel corso dei secoli. Negli anni Settanta e Ottanta del Novecento la crisi fu così grave da costringere all'evacuazione di interi quartieri di Pozzuoli, con un sollevamento complessivo di circa 3,5 metri e danni diffusi agli edifici. Fasi simili, seppur meno intense, si registrarono anche negli anni 1950-52 e 1969-72.. L'ultima eruzione vera e propria, però, risale al 1538, quando nacque il Monte Nuovo, preceduta da oltre un secolo di sollevamento. Oggi la situazione presenta analogie con quella fase storica — una circostanza che non sfugge ai vulcanologi. Dal 2023 si è registrato un graduale incremento nella frequenza dei terremoti, con scosse significative che hanno scandito gli ultimi anni: magnitudo 4.2 e 4.0 nel settembre-ottobre 2023, magnitudo 4.4 il 20 maggio 2024 — evento che spinse il governo a dichiarare la mobilitazione straordinaria della Protezione Civile —, e poi il 13 marzo 2025 una scossa di magnitudo 4.6 nel corso di uno sciame sismico che scosse in modo particolare il quartiere di Bagnoli. A febbraio 2025 si era già registrato uno sciame di 672 eventi con magnitudo massima di 3.9.
Il nuovo studio: capire la logica dei terremoti
È in questo quadro che si inserisce la ricerca del team guidato dal professor Sebastian Hainzl del Centro Helmholtz per le Geoscienze del GFZ di Potsdam, in collaborazione con il professor Torsten Dahm e la dottoressa Anna Tramelli dell'INGV. Il gruppo ha analizzato cataloghi sismici e misurazioni altimetriche che risalgono al 1905, cercando di capire perché i terremoti ai Campi Flegrei si comportino nel modo in cui si comportano. La risposta non era scontata. La frequenza dei sismi, si è scoperto, non cresce semplicemente in proporzione alla velocità con cui il suolo sale. Dal 2005 la relazione è diventata marcatamente non lineare, con un'accelerazione che i modelli tradizionali faticavano a spiegare.. La chiave interpretativa è arrivata combinando due approcci distinti. Per i fenomeni di lungo periodo — l'andamento generale della sismicità nell'arco di decenni — i ricercatori hanno applicato il cosiddetto modello Rate-and-State, che descrive il comportamento di attrito e fratturazione delle rocce così come emerge dagli esperimenti di laboratorio. Per gli sciami sismici a breve termine, invece, il meccanismo dominante sembra essere diverso: non il sollevamento, ma le interazioni tra singoli eventi e le probabili intrusioni episodiche di fluidi nel sottosuolo.
A questi sciami si applica il modello ETAS (Epidemic Type Aftershock Sequence), lo strumento statistico standard per descrivere come i terremoti si "contagino" a vicenda generando repliche. La novità dello studio sta nell'aver unito i due approcci in un unico modello ibrido, capace di riprodurre sia l'andamento dei terremoti con magnitudo superiore a 3 dal 1960, sia la sismicità più minuta osservata dal 2005. I test su dati storici hanno dimostrato che il modello funziona anche in senso predittivo. È in grado di fornire stime probabilistiche sulla frequenza dei terremoti e sulla magnitudo massima attesa su scale temporali che vanno dalle settimane ai mesi.
Prevedere per proteggere
Il contesto in cui questo strumento arriva non potrebbe essere più urgente. La situazione attuale risulta caratterizzata da sollevamenti del suolo e terremoti di magnitudo paragonabili a quelli della crisi bradisismica del 1982-84, anche se finora senza i danni diffusi di allora. Il governo italiano ha risposto con misure straordinarie. La legge di Bilancio 2025 ha stanziato oltre 100 milioni di euro per la riqualificazione sismica del patrimonio edilizio privato residenziale nell'area flegrea. Contemporaneamente a ottobre 2025 la Protezione Civile ha approvato i nuovi livelli di allerta per il vulcano.
Nel frattempo, come spiega la direttrice dell'Osservatorio Vesuviano Lucia Pappalardo, il bradisismo è ancora pienamente attivo. Il motore è il degassamento, con circa 1.300 tonnellate al giorno di CO₂ rilasciate nella zona della Solfatara. Il rallentamento registrato nella velocità di sollevamento nelle ultime settimane — circa 10 millimetri al mese a marzo 2026, meno della metà del picco toccato un anno prima — non significa che la crisi si stia esaurendo. Il nuovo modello del GFZ e dell'INGV non promette certezze — nessuno strumento scientifico può dirci con precisione quando e se un vulcano erutta. Ma aggiunge un tassello importante alla capacità di valutare il rischio in tempo reale, in una delle aree vulcaniche più densamente abitate del mondo..
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