In Italia ci sono 21 milioni di pensioni, la spesa vola a 353 miliardi e vale quasi il triplo della sanità pubblica

Ogni anno lo Stato italiano eroga in pensioni una cifra che la maggior parte delle persone non riesce nemmeno a immaginare concretamente: 353,5 miliardi di euro. È il dato fresco di giornata, pubblicato oggi dall’INPS nel suo aggiornamento annuale al 1° gennaio 2026.
Per capire quanto pesi davvero questa cifra, bisogna metterla a confronto con il resto. La sanità pubblica, che finanzia ospedali, pronto soccorso e medici di base per sessanta milioni di italiani, costa circa 135 miliardi. L’istruzione, dalle elementari all’università, ne assorbe circa 80. Le pensioni, da sole, costano più del doppio della sanità e quasi cinque volte l’istruzione. È di gran lunga la voce singola più grande dell’intera spesa pubblica italiana.
Un esercito di 21 milioni di pensioni
Al 1° gennaio 2026 le pensioni vigenti sono esattamente 21.257.999 — in crescita dello 0,6% rispetto all’anno precedente. Sono molti molti di più degli occupati dell’intero settore industriale italiano. Di queste, il 79,2% ha natura previdenziale (pensioni formate a partire dai contributi), mentre il restante 20,8% è assistenziale, cioè a carico diretto della fiscalità generale: quasi 4,4 milioni di persone sostenute dallo Stato per invalidità civile, pensioni sociali, assegni ai più poveri.
La spesa previdenziale vera e propria ammonta a 325 miliardi, cresciuta del 2,3% in un anno. Quella assistenziale è 28,5 miliardi, cresciuta ancora più velocemente: +5,6%. Le due componenti accelerano insieme, trascinate dall’inflazione degli anni passati e dall’invecchiamento della popolazione.
Chi paga e chi riceve
La struttura interna della spesa racconta molto del sistema. I dipendenti privati (Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti) rappresentano il 36,7% delle prestazioni. I dipendenti pubblici — inclusi per la prima volta in modo integrato in questo osservatorio — pesano per il 14,9% e da soli costano 94 miliardi. I lavoratori autonomi coprono il 23,9% delle pensioni ma solo il 18% della spesa: storicamente, chi lavora in proprio paga contributi più bassi e riceve assegni meno generosi.
Dal punto di vista geografico, il Nord riceve il 47,8% delle pensioni per numero, ma ben il 51,6% in termini di importi. Il Sud e le Isole ricevono il 30,9% delle pensioni ma solo il 27,6% del totale erogato: segno di carriere più frammentate, salari più bassi, contributi minori.
L’età media dei pensionati è 74 anni. E le pensioni basse restano una piaga
Il pensionato italiano medio ha 74,3 anni. Gli uomini vanno in pensione mediamente prima (71,9 anni contro 76,3 delle donne), ma anche qui il dato nasconde storie diverse.
Il punto più critico è la distribuzione degli importi: il 36% degli uomini e ben il 54% delle donne riceve una pensione inferiore a 750 euro al mese — meno di quanto costerebbe affittare un monolocale nelle principali città italiane. Questo riguarda circa 9,7 milioni di pensioni. Solo il 42% di queste è legato a meccanismi di integrazione reddituale: significa che la maggior parte di chi riceve meno di 750 euro ha semplicemente lavorato poco, in modo discontinuo, o con bassi salari. Una carriera povera genera una pensione povera, e il sistema non sempre riesce a correggere questo esito.
Per gli uomini con pensione di vecchiaia il quadro è radicalmente diverso: quasi la metà (48,2%) riceve tra 1.500 e 3.000 euro al mese. Un divario di genere non solo demografico, ma strutturale.
Meno nuove pensioni, ma la spesa cresce comunque
Nel 2025 sono state liquidate 1,54 milioni di nuove pensioni, l’1,8% in meno rispetto al 2024. Il sistema si assesta, ma il costo non scende: le nuove prestazioni valgono 18,6 miliardi di euro annualizzati, circa il 5,3% dell’intera spesa già in pagamento.
La fotografia che emerge è quella di un sistema solido nella sua architettura, ma che assorbe una quota enorme di risorse pubbliche — risorse che per definizione non possono essere usate per investimenti, scuola, infrastrutture o ricerca. Non è una questione di “sprechi”: è semplicemente il peso di una popolazione che invecchia e che ha versato contributi per decenni. Ma è un peso che ogni italiano, volente o nolente, porta sulle spalle ogni giorno.
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