Iran, Kallas riunisce i ministri UE e i Paesi del Golfo: “L’Ucraina può aiutare a intercettare i droni”
Bruxelles – Di fronte a una guerra che si allarga e che entra oggi (5 marzo) nel suo sesto giorno di ostilità, i Paesi europei provano a coordinarsi per venire in soccorso in primis di Cipro, Paese membro affacciato sul Medioriente, e poi dei partner del Golfo bersaglio delle ritorsioni indiscriminate dell’Iran. Mentre, dopo Grecia e Francia, anche Italia, Spagna e Paesi Bassi preparano mezzi navali da dispiegare nell’area, l’Alta rappresentante UE per gli Affari esteri, Kaja Kallas, riunisce i ministri dei 27 e il Consiglio di Cooperazione del Golfo in videoconferenza. E suggerisce: “L’Ucraina può aiutare con i suoi sistemi anti-droni”.
Al suo arrivo alla Lanterna, palazzo del Consiglio dell’UE e del Consiglio europeo da dove dirigerà i lavori, Kallas ha affermato: “L’Iran sta esportando la guerra, sta cercando di estenderla al maggior numero possibile di Paesi per seminare il caos”. I droni lanciati da Teheran e dai suoi alleati nella regione hanno preso di mira non solo le monarchie del Golfo, ma anche la Turchia e la base britannica di Akrotiri, a Cipro. E in molti casi sono gli stessi Shahed, di fabbricazione iraniana, “che attaccano Kiev ogni giorno”, ha accusato il capo della diplomazia UE. Ecco perché secondo Kallas “l’Ucraina può aiutare i Paesi del Golfo, perché ha sviluppato intercettori di droni e sistemi di protezione dai droni, tenendo a mente che sono costantemente sotto pesanti attacchi”.
Lo stesso presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha confermato che l’Ucraina è pronta a offrire sostegno concreto nella lotta contro i droni iraniani Shahed. In un post su X, ha affermato che diversi Paesi partner, tra cui gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein, la Giordania, il Kuwait e il Qatar, stanno “richiedendo la nostra competenza”. Zelensky ha sottolineato che la richiesta proviene anche dagli alleati europei e dagli Stati Uniti. Per quanto riguarda le armi, “noi stessi siamo in guerra”, ha ricordato il presidente ucraino, ipotizzando uno scambio di “tecnologia o armi”. Perché Kiev “ha una carenza di ciò che hanno loro”, i missili Patriot, troppo costosi per intercettare “centinaia o migliaia” di droni Shahed. “Hanno bisogno di droni intercettori, che noi abbiamo”, ha insistito Zelensky.
Nel frattempo, anche Italia, Spagna e Paesi Bassi hanno annunciato che invieranno mezzi navali a protezione di Cipro. Non solo, la premier Giorgia Meloni ha affermato, in collegamento con radio RTL 102.5, che l’Italia sta pianificando di inviare aiuti per la difesa aerea ai Paesi del Golfo. In un colloquio telefonico con Emmanuel Macron – che ha promesso a Cipro l’invio di sistemi anti-drone -, i due hanno “ribadito il comune impegno per sostenere i Paesi del Golfo colpiti dagli ingiustificabili attacchi iraniani e la sicurezza di Cipro e per evitare un’escalation militare in Libano”. Italia e Francia producono insieme il sistema missilistico terra-aria SAMP-T e l’ipotesi di inviare i SAMP-T nel Golfo sarebbe ora al vaglio delle due capitali.
Inevitabilmente, riorientare l’arsenale militare sul Golfo avrà “un chiaro impatto sulla guerra in Ucraina”, ha ammesso Kallas. Ma l’idea che proprio Kiev si impegni a supporto dei Paesi attaccati dall’Iran apre a uno scenario potenzialmente ancora più pericoloso. Quello della cristallizzazione di un unico grande fronte, in cui vengono trascinati un po’ tutti. Da un lato Russia, Iran, Corea, “l’asse del male”, come lo definiscono già da tempo a Bruxelles, dall’altro gli Stati Uniti, l’UE, l’Ucraina, Israele. Kallas ha insistito perché “ci deve essere spazio per la diplomazia per uscire dal ciclo di escalation”. Nella dichiarazione congiunta diffusa al termine della riunione, si sottolineano “gli intensi sforzi diplomatici” compiuti dall’UE e dal CCG “prima degli attacchi, nonché l’impegno di questi ultimi a non consentire che i loro territori fossero utilizzati per sferrare attacchi contro l’Iran”. Ma a ben vedere, tra le forze che seminano il caos ci sono anche gli alleati che li stanno trascinando in guerra.
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