La sconfitta politica di Meloni ha un nome e un cognome, Donald Trump

Se è vero, come dicono tutti, che il voto del referendum è stato un voto politico e una bocciatura del governo di Giorgia Meloni, ben più di un semplice No alla pasticciata e residuale separazione delle carriere, allora la Presidente del Consiglio dovrebbe fare una riflessione seria non tanto sulla riformetta offerta agli italiani, ma sulla sua traiettoria politica da qui alla fine della legislatura.
Riavvolgiamo i nastri: da quando è in carica, il governo Meloni ha fatto poco o niente a fronte di tante chiacchiere e parecchi distintivi, motivo per cui il bilancio è certamente deludente per i suoi elettori, ma non catastrofico per i suoi detrattori. L’unico risultato del governo, approvato esibendo una certa arroganza parlamentare, è stato bocciato dal voto popolare di ieri.
Eppure, fino a pochi mesi fa Meloni sembrava invincibile, e le elezioni europee, le varie tornate di voti amministrativi, e i sondaggi (compresi quelli sul referendum) hanno quasi sempre confermato una certa aura di inevitabilità.
C’è, quindi, da chiedersi che cosa sia successo in questi mesi da aver convinto la maggioranza degli italiani a cambiare opinione su di lei, fino a sconfessare in modo così spettacolare l’operato del suo governo.
È successa una cosa semplice: Donald Trump.
Sia pure con colpevole ritardo, negli ultimissimi mesi tutto il mondo (con l’eccezione dei ribaldi giornali della destra italiana) si è finalmente accorto della tragedia che ci è capitata con il secondo mandato di Donald Trump, una catastrofe non solo per gli americani, ma anche per gli europei, e in particolare per noi italiani.
Ormai è inconfutabile l’impatto negativo di Trump sulla nostra economia: i dazi punitivi per le imprese del Made in Italy; il diktat sull’aumento delle spese militari per pagare la sicurezza fin qui gentilmente offerta della Nato, le cui nuove risorse sono state trovate sottraendole a ospedali, scuole e pensioni; l’abbandono dell’Ucraina e il sostegno alle mire imperialiste della Russia che ci ha costretto a impegnare altri miliardi di euro per la sicurezza europea; la guerra all’Iran che ha ulteriormente aumentato il costo dell’energia e rallentato l’economia.
Insomma, il quadro è chiaro, addirittura chiarissimo se si aggiungono le follie quotidiane di un anziano signore non esattamente lucidissimo che gioca a fare l’imperatore, che uccide gli americani per strada, che rastrella le città democratiche servendosi di squadracce paramilitari alla caccia di persone con il colore della pelle diverso dal bianco, che lascia spianare impunemente Gaza a Netanyahu, che si fa comprare apertamente da chiunque gli offra denari e servizietti, che fomenta il caos globale aprendo fronti militari contro i nemici e politici contro gli amici, senza alcuna ragione se non il soddisfacimento del suo ego adolescenziale.
Tutto questo c’entra con Giorgia Meloni perché Giorgia Meloni è l’unica leader occidentale a non aver preso le distanze da Trump, anzi a considerarlo un grande amico e un grande presidente, anche di fronte alle sue mattane. Meloni è l’unica leader occidentale che ha sostenuto Trump, e che lo continua a sostenere, l’unica che ha abbracciato anche i suoi più improbabili agenti del caos come Elon Musk, al quale fino a poco fa avrebbe voluto addirittura affidare le chiavi della sicurezza nazionale italiana.
Per seguire Trump, Meloni fa anche campagna elettorale per il punto di riferimento di Washington in Europa nonché burattino di Vladimir Putin nell’Ue, quel Viktor Orbán che straparla di democrazia illiberale e il cui ministro degli Esteri comunica con il collega russo Sergei Lavrov durante i vertici europei, passandogli informazioni riservate.
La totale subordinazione di Meloni a Trump è evidente, ed è radicata nella tradizione autoritaria della destra italiana, ma è politicamente insensata per un capo di governo di un paese democratico europeo, specie ora che i deliri di onnipotenza trumpiani sono diventati imbarazzanti per gli stessi americani e pericolosi per tutti quanti.
Eppure Meloni è rimasta l’unica follower del pazzo americano, nonostante il fallimento del suo surreale tentativo di fare da ponte tra l’Europa e Washington, una manovra che in realtà serviva a nascondere l’asservimento a Trump in cambio di un trattamento di favore che ovviamente non c’è mai stato.
Meloni probabilmente si è accorta da tempo della radioattività di Trump, ma non sa come liberarsene, ammesso che possa e voglia farlo. Ha provato a tergiversare, ha sperato che l’adolescente-in-chief non peggiorasse la situazione, ma quello ha pure scatenato una guerra in Iran senza motivo, senza strategia e senza via d’uscita.
Intanto, in Italia il conto è arrivato.
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