Le M&A nel 2025: meno terzisti e più brand. E lo sport cattura l’attenzione
C’è un nome importante che potrebbe ridefinire gli assetti del mondo delle M&A da qui al 2027 ed il riferimento va al gruppo Armani. Nel suo testamento, Re Giorgio ha definito un periodo di 18 mesi durante il quale la Fondazione dovrà avviare la cessione del gruppo a uno dei tre player designati (Lvmh, L’Oréal o Essilux) o procedere con la quotazione. Il termine fissato scadrà dunque a marzo del 2027 ma il caso Armani – tra i disaccordi tra i membri della famiglia e i dirigenti della Fondazione sul futuro della maison e le analisi sui pretendenti (di fatto, per ora, solo L’Oréal ha rilasciato dichiarazioni ufficiali) – sta tenendo banco tra gli addetti ai lavori.
Indipendentemente da come si evolverà, è chiaro che questo rappresenta un esempio emblematico di un’importante direttrice verso la quale si stanno orientando le operazioni di acquisizione nel mondo della moda, ovvero il tema della successione. Lo conferma anche il caso di Missoni, altro storico nome su cui per mesi si sono susseguiti rumors su una possibile cessione ad Authentic Brands Group fino al colpo di scena con l’acquisizione delle quote della famiglia da parte del Fsi – Fondo Strategico Italiano che già deteneva il 41,2% e l’ingresso di un nuovo socio, Katjes International tramite la sua controllata Katjes Quiet Luxury con il 27 per cento.
Allargando la lente di ingrandimento, si nota come nelle operazioni di M&A del fashion si stiano delineando caratteristiche differenti rispetto al recente passato. In base ai dati raccolti da Pambianco, se nel 2024 e prima ancora nel 2023 il diktat principale era il controllo della filiera e la verticalizzazione produttiva, con massicce acquisizioni di terzisti e di aziende a monte della filiera, questo trend, sebbene sempre rilevante, ha rallentato la sua corsa. Nel 2025 a destare interesse, oltre alle operazioni sui grandi marchi c’è il fermento in due settori meno impattatati dalla crisi, ovvero la gioielleria e lo sport.
Partendo dai dati, emerge, che le operazioni di M&A nel settore fashion nel 2025 si sono fermate a 110, un numero però di poco inferiore rispetto alle 117 dell’anno prima e in crescita se si considerano le 89 operazioni sempre lato moda del 2023. Soprattutto, non sono mancati i deal di grandi dimensioni. Oltre al citato Prada-Versace, vanno ricordati altre importanti cessioni avvenute negli Stati Uniti, da Skechers passata sotto 3G Capital per 9,7 miliardi di dollari (pari a 8,2 miliardi di euro), il take-private di Guess da parte di Authentic Brands Group che poco prima ha acquistato anche Dockers per 311 milioni di dollari ed, infine, l’acquisizione da parte del private equity cinese HSG di Golden Goose con una valutazione di circa 2,5 miliardi di euro.
Lo spaccato delle varie categorie interessate ai deal ha visto un leggero calo delle operazioni legati ai brand che mantengono comunque la quota prevalente: erano 82 nel 2024, nel 2025 scendono a quota 80. In diminuzione le acquisizioni che hanno interessato i terzisti o i brand della parte a monte della filiera, come le aziende di tessitura o della concia: i 25 deal del 2023, saliti poi a 29 del 2024, sono scesi poi a 21 nel 2025. Si mantiene, invece, stabile il segmento delle acquisizioni legate al real estate a fronte, invece, di un aumento di quelle attribuibili a settori dell’editoria e società specializzate in comunicazione: ben sei operazioni nel 2025. Un trend che permane anche a inizio 2026. Nel mese di gennaio, infatti, si sono contate due operazioni in quest’area. In totale, a gennaio le M&A sono state 11 contro le 13 dello stesso mese del 2025. Tornando all’editoria, tra fine 2025 e inizio 2026 a dare impulso allo shopping in questo segmento c’è sicuramente il caso di Leonardo Maria Del Vecchio. L’erede di EssilorLuxottica, con la sua società Lmdv Capital è già da tempo attivo nei settori dell’hospitality, food & beverage, media, entertainment e tecnologie ed è entrato a dicembre nel capitale de Il Giornale con il 30% mentre a gennaio di quest’anno ha rilevato i quotidiani di Editoriale Nazionale. Una mossa legata alla volontà di preservare l’editoria tricolore che, indirettamente, ne fa da contraltare in Italia di quanto Lvmh sta già facendo da tempo in Francia.
Oltre all’excursus del fuori settore, quel che balza all’occhio rispetto al biennio precedente (2023 e 2024) è l’attenzione verso il settore sportivo che ha catalizzato diverse operazioni anche di grosso valore. Il riferimento va a Foot Locker acquisita da parte di Dick’s Sporting Goods per 2,4 miliardi di dollari. Oltre al retail, si è evidenziato un certo fermento anche sui marchi: oltre alla citata Skechers, anche Helly Hansen passata a Kantoor, Jack Wolfskin rilevata dalla cinese Anta group, la stessa realtà, già definito il contraltare asiatico ai colossi sportivi di Nike e Adidas, che all’inizio di quest’anno ha comunicato di aver rilevato il 29% di Puma dalla famiglia Pinault.
Da segnalare, poi, anche l’operazione di Frasers Group sulla catena italiana Maxi Sport di febbraio. A fare gola, però, ci sono anche i gioielli e orologi, a conferma di un settore a cui il lusso sta guardando con attenzione già da alcuni anni. Nel 2025 sono diversi i deal che si sono susseguiti: Demeglio ha rilevato RF Jewels, Carraro passato sotto Damiani, Gallet acquisita da Breitling e il marchio Corum ricomprato da investitori locali fino all’operazione di Kering con Raselli Franco. Un fermento proseguito anche in avvio d’anno: il 2026 si è aperto infatti con Morellato Group che si è aggiudicato la distribuzione di Fossil Group in Italia. Ancora più significativa è stata la cessione da parte del gigante Richemont del marchio di orologi Baume & Mercier all’italiana Damiani ed infine l’acquisizione della catena texana Deutsch & Deutsch da parte di Watches of Switzerland.
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