L’eredità di Don Luigi Di Liegro: verso una “città giusta” che non esclude nessuno
Non una semplice memoria, ma un’eredità viva che continua a respirare tra le strade della Capitale. Dal 1999, la Fondazione Internazionale don Luigi Di Liegro porta avanti il solco tracciato dal fondatore della Caritas diocesana di Roma, dedicandosi instancabilmente alle fragilità e, in particolare, alla salute mentale. Con oltre 15.000 persone accompagnate e migliaia di volontari coinvolti, la Fondazione oggi rilancia il pensiero del “prete degli ultimi” attraverso nuove iniziative editoriali e sociali. Luigina Di Liegro, nipote di don Luigi e Segretaria Generale della Fondazione, ci guida alla scoperta di un metodo umano e politico che appare oggi più attuale che mai.
La voce dell’archivio: pensieri per il presente
Il recente volume “La città giusta. Scritti su esclusione e comunità” (Edizioni Lavoro) non è solo una pubblicazione celebrativa. “Nasce da un patrimonio prezioso custodito nel nostro Archivio storico”, spiega Luigina Di Liegro. Il libro raccoglie riflessioni che toccano i nervi scoperti del Paese: povertà, immigrazione, emergenza abitativa e salute. “Pubblicarlo significa restituire alla comunità una parte viva di quel pensiero che invita a costruire una società equa. È un atto di restituzione e, al tempo stesso, un impegno a proseguire il cammino”.
Una memoria che trasforma la città
L’anniversario della scomparsa di don Luigi, celebrato lo scorso ottobre, ha visto una partecipazione corale, culminata nella Messa presieduta dal Cardinale Baldo Reina. “Il 12 ottobre racconta la continuità di un legame mai interrotto”, prosegue la Segretaria Generale. “Abbiamo scelto un ricordo più ampio perché il tempo che viviamo chiede profondità. La frase di don Luigi, “La pace è una verità in costruzione”, è la bussola che ci orienta ancora oggi”. L’Archivio storico della Fondazione, riconosciuto di notevole interesse dalla Soprintendenza, funge da vera e propria “sorgente” operativa. Non è un museo, ma un manuale di metodo: “Dentro vi si ritrova la capacità di don Luigi di vedere la persona prima del problema. Ogni volta che ci chiediamo “da dove ripartire?”, la risposta è già lì: nella comunità come primo luogo di cura”.
Salute mentale: Una sfida collettiva
Guardando al bilancio di questi vent’anni e alle sfide future, la priorità della Fondazione resta la salute mentale, intesa non come questione meramente sanitaria, ma come responsabilità di tutti. Attraverso laboratori di teatro, arteterapia e musicoterapia, l’organizzazione mira a risvegliare l’autostima e la fiducia in chi spesso vive ai margini. “Il bilancio è un intreccio di volti e autonomie ritrovate”, conclude Luigina Di Liegro. “Il pensiero di don Luigi ci chiede di non limitarci a conservare, ma di trasformare e generare possibilità. La nostra priorità è combattere lo stigma e la solitudine, costruendo ogni giorno una città più giusta”.
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