Modifiche sì, sospensione no: la linea Meloni sull’Ets non fa breccia al Consiglio europeo

Mar 20, 2026 - 17:00
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Modifiche sì, sospensione no: la linea Meloni sull’Ets non fa breccia al Consiglio europeo

Concluso il Consiglio europeo dedicato principalmente agli scenari di guerra e al caro energia, la premier italiana Giorgia Meloni prova a guardare al bicchiere mezzo pieno con cui ne esce il suo governo. Commentando con i giornalisti la due giorni di Bruxelles, fa buon viso a cattivo gioco su quanto concordato da capi di Stato e di governo sull’Ets e concentra invece l’attenzione sul fatto che il decreto bollette non dovrebbe trovare ostacoli a livello comunitario. «La questione centrale per l’Italia era quella della competitività e dei prezzi dell’energia – dice – Siamo arrivati segnalando come in una situazione ancora più complessa determinate regole europee finiscano per impattare in modo asimmetrico sugli stati membri e la necessità che abbiamo che si risolvano queste asimmetrie. Dopo lunga discussione siamo riusciti a far entrare nelle conclusioni la possibilità di dare vita a misure nazionali urgenti che riescano a mitigare l’impatto delle varie componenti della formazione del prezzo dell’elettricità, Ets compreso, il che ci consente da lunedì di lavorare sulla base del decreto bollette. Nell’immediato per noi era importantissimo».

La verità è che se ci sono stati segnali positivi sulla misura per dare un minimo di sollievo riguardo i pagamenti dell’elettricità, sul fronte del meccanismo europeo di scambio delle emissioni la proposta di Meloni era quella di approvare una sospensione finché non si fossero calmate le acque in Medio Oriente. Sul primo punto, la stessa presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha detto nella conferenza stampa al termine dei lavori che «per quanto riguarda la situazione italiana, siamo impegnati a lavorare molto da vicino con il governo italiano sul decreto in linea con l’orientamento delle conclusioni del Consiglio europeo» e che «a partire da lunedì inizieranno le consultazioni e siamo fiduciosi di poter fare progressi per affrontare, nel breve termine, le specificità italiane»: daremo ulteriore flessibilità ai Paesi Ue sull’uso degli aiuti di Stato per contrastare il caro energia, è stata la conclusione della presidente della Commissione Ue.

La quale invece sull’Ets ha confermato che non ci sarà la sospensione chiesta dall’Italia. Se Meloni dice che, al di là dell’immediato del decreto bollette, «nel medio termine c’è il tema della revisione degli Ets, di come risolvere strutturalmente questi impatti non equilibrati tra nazione e nazione» è perché la sua proposta di accantonare il meccanismo di scambio delle quote di emissioni non ha fatto breccia. Von der Leyen ha invece aperto sulla possibilità di rivedere alcuni punti dell’Ets, che però rimane un punto fermo della lotta ai cambiamenti climatici da parte dell’Europa.

Come in parte aveva anticipato in una lettera inviata nei giorni scorsi ai membri del Consiglio europeo, la presidente della Commissione Ue ha spiegato che si sta lavorando alla revisione del sistema Ets, che prevede, tra l’altro, «una traiettoria più realistica per le quote gratuite destinate alle industrie oltre il 2034 e condizioni di parità per il nostro settore marittimo». Fa sapere von der Leyen nella conferenza stampa al termine dei lavori: «Oggi abbiamo concordato di sviluppare queste misure insieme agli Stati membri e alle parti interessate. Infine, si tratta anche di investimenti nelle tecnologie pulite e nella decarbonizzazione. Pertanto, forniremo il sostegno finanziario di cui la nostra industria ha tanto bisogno. Ecco perché ho proposto un “Ets Investment Booster”. Avrà un budget di 30 miliardi di euro, finanziato da 400 milioni di quote Ets, e l’obiettivo è finanziare progetti per la decarbonizzazione. I punti chiave sono la rapidità e la solidarietà. Rapidità significa “primo arrivato, primo servito”, e nel momento in cui un progetto è pronto, dobbiamo esserlo anche noi. Solidarietà significa concentrarsi sugli Stati membri a reddito più basso, ai quali sarà garantito l'accesso a questo importante sostegno finanziario».

Come si legge invece nelle conclusioni del Consiglio Ue, nel paragrafo dedicato al tema «prezzi dell’energia accessibili e Unione dell’energia 2030», l’organismo comunitario «invita la Commissione a presentare una revisione del sistema di scambio di quote di emissione (Ets) al più tardi entro luglio 2026, per ridurre la volatilità del prezzo del carbonio e attenuare il suo impatto sui prezzi dell'energia elettrica, compresi i correlati costi della catena di approvvigionamento, e sul riorientamento delle attività, preservando nel contempo il ruolo essenziale dell’Ets nella transizione climatica ed energetica attraverso un segnale di prezzo basato sul mercato per le emissioni di carbonio che stimoli gli investimenti e l’innovazione».

La decisione stoppare la richiesta di sospensione dell’Ets avanzata dall’Italia viene giudicata positivamente dal Wwf («i leader Ue evitano di darsi la zappa sui piedi, ma il pericolo di un gesto che sarebbe davvero autolesionistico non è del tutto scongiurato») e per il think tank Ecco rappresenta il riconoscimento che le rinnovabili sono la soluzione strutturale al caro energia. «Da Bruxelles arriva la conferma che le misure emergenziali debbano essere allineate alla strategia di sicurezza energetica dell’Unione europea, attraverso rinnovabili e investimenti in grado di restituire competitività all’Europa», afferma Matteo Leonardi, co-fondatore e direttore esecutivo del centro studi sul clima. «Per l’Italia – continua Leonardi - è importante sottolineare la volontà del Consiglio di non sospendere il meccanismo Ets, confermato come strumento centrale delle politiche europee della transizione e per il quale è già prevista una revisione a luglio».

In questo senso, il decreto bollette presentato dal Governo, che si fondava proprio sulla possibilità di annullare l’Ets nel sistema elettrico italiano, non trova supporto, in quanto andava nella direzione opposta, minando la certezza normativa per gli investimenti in rinnovabili e alterando il funzionamento del mercato interno. «Se il decreto bollette non verrà corretto, cogliendo le raccomandazioni che vengono da Bruxelles, ovvero una riduzione del carico fiscale e degli oneri nella bolletta elettrica, non si offrono soluzioni tangibili alla crisi, con pesanti conseguenze economiche per famiglie e imprese», conclude Leonardi.

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