Progressioni verticali nel CCNL Funzioni Centrali: criticità nell'applicazione per il Ministero della Difesa
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Le progressioni verticali nella Pubblica amministrazione rappresentano uno degli strumenti attraverso cui le amministrazioni possono valorizzare l’esperienza e le competenze maturate dal personale interno nel corso degli anni: analizziamo l’applicazione delle progressioni verticali previste dal CCNL Funzioni Centrali all’interno del Comparto del Ministero della Difesa.
All’interno di questo quadro, il CCNL Funzioni Centrali ha introdotto negli ultimi cicli contrattuali alcune novità pensate proprio per favorire percorsi di crescita professionale all’interno delle amministrazioni statali.
Tra queste misure rientra la possibilità, prevista in via straordinaria, di effettuare passaggi di area anche in deroga al titolo di studio, con l’obiettivo di riconoscere la professionalità acquisita sul campo da molti dipendenti pubblici.
Nel caso del Ministero della Difesa, l’applicazione concreta di queste disposizioni offre alcuni spunti di riflessione sul modo in cui gli strumenti previsti dalla contrattazione collettiva vengono tradotti nella prassi amministrativa. I dati disponibili nei bandi pubblici e nella programmazione del personale consentono infatti di delineare un quadro utile a comprendere lo stato di attuazione di queste procedure.
Il quadro contrattuale delle progressioni verticali
Il CCNL Funzioni Centrali 2022–2024 ha introdotto, in via temporanea, la possibilità di attivare progressioni verticali anche in assenza del titolo di studio normalmente richiesto per l’accesso alle aree superiori.
La scelta contrattuale si inserisce in una logica di valorizzazione dell’esperienza professionale maturata dal personale già in servizio, riconoscendo che competenze e capacità operative possono essere state acquisite nel tempo anche attraverso l’attività lavorativa.
Proprio per questo motivo l’istituto è stato concepito come uno strumento straordinario, destinato a favorire percorsi di crescita interna e a rafforzare il riconoscimento delle professionalità presenti nelle amministrazioni.
Il successivo CCNL Funzioni Centrali 2025–2027 ha confermato l’importanza di questa misura prorogando il termine della deroga fino al 30 giugno 2026, consentendo quindi alle amministrazioni di continuare a utilizzare questo meccanismo per un periodo limitato ma significativo.
Il personale potenzialmente interessato e i posti banditi
Nel caso del Ministero della Difesa, la platea di dipendenti potenzialmente interessata dalle progressioni verticali riguarda in particolare il personale inquadrato nell’area degli Assistenti, stimato in circa 14.000 unità.
Le procedure bandite negli ultimi due anni hanno previsto:
-
160 posizioni nel 2024
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120 posizioni nel 2025
Nel complesso si tratta quindi di 280 progressioni verticali nell’arco di due anni.
Se si rapporta questo dato alla platea complessiva dei lavoratori potenzialmente interessati, l’incidenza risulta inferiore al 2% del personale appartenente all’area degli Assistenti.
Va tuttavia ricordato che le progressioni verticali rappresentano uno degli strumenti disponibili per la valorizzazione del personale e si inseriscono in un sistema più ampio che comprende anche progressioni economiche, mobilità e procedure concorsuali, tutti elementi che concorrono a definire le dinamiche di sviluppo professionale all’interno delle amministrazioni pubbliche.
Le modalità di attuazione delle procedure nel 2024
Un aspetto che ha caratterizzato le procedure del 2024 riguarda l’interazione tra progressioni verticali e progressioni economiche orizzontali.
Nel corso delle procedure relative agli sviluppi economici, l’amministrazione ha previsto una clausola secondo cui i dipendenti che avessero ottenuto il passaggio di area risulterebbero esclusi dalle graduatorie delle progressioni economiche orizzontali, pur avendo partecipato regolarmente alla procedura.
Questa impostazione, inserita nei bandi relativi alle progressioni economiche, ha avuto l’effetto di introdurre una scelta tra due diversi percorsi di valorizzazione professionale.
Alcuni lavoratori hanno quindi preferito mantenere la possibilità di ottenere un avanzamento economico all’interno della propria area, mentre altri hanno optato per il passaggio di area.
Il risultato: un numero di sottoscrizioni effettive inferiore rispetto ai posti inizialmente messi a disposizione.
A fronte di 160 posizioni bandite nel 2024, i contratti di inquadramento effettivamente sottoscritti sono stati 76.
Il dato evidenzia come le scelte individuali dei dipendenti possano incidere in modo significativo sugli esiti delle procedure, soprattutto quando si tratta di valutare percorsi di crescita professionale con caratteristiche differenti.
Le risorse economiche disponibili
Le progressioni verticali previste per il personale del Ministero della Difesa risultano accompagnate da uno stanziamento di risorse dedicate.
Secondo le informazioni disponibili, il Ministero dell’Economia e delle Finanze aveva accantonato circa 6 milioni di euro destinati a sostenere questi passaggi di area.
Nel corso dei primi due anni di applicazione delle procedure, la quota di risorse effettivamente utilizzata è risultata inferiore allo stanziamento complessivo.
Secondo le stime disponibili, meno di due milioni di euro risulterebbero finora impiegati per finanziare le progressioni effettivamente realizzate.
Il tema assume particolare rilevanza alla luce del fatto che la misura ha carattere temporaneo. Le progressioni verticali in deroga al titolo di studio potranno infatti essere attivate fino al 30 giugno 2026.
Di conseguenza, l’utilizzo delle risorse disponibili nei prossimi mesi potrebbe risultare determinante per dare piena attuazione alla misura prevista dal contratto collettivo.
La questione della quarta area per le alte professionalità
Un ulteriore elemento del quadro contrattuale riguarda l’istituzione della quarta area professionale, prevista dal CCNL Funzioni Centrali 2022–2024 per il personale ad alta professionalità.
Questa area risulta pensata per valorizzare figure caratterizzate da competenze specialistiche e responsabilità tecniche particolarmente elevate.
Nel caso del Ministero della Difesa, la piena operatività di questa area non risulta ancora concretamente definita, anche se l’istituto è previsto dal contratto nazionale.
Parallelamente, il Piano triennale del fabbisogno del personale 2026–2028 rappresenta uno degli strumenti attraverso cui le amministrazioni definiscono la programmazione del personale e le strategie di sviluppo organizzativo.
All’interno di questo quadro, la valorizzazione delle competenze interne e la definizione di percorsi di crescita professionale costituiscono elementi centrali per il funzionamento delle strutture amministrative.
Un tema rilevante per l’organizzazione del lavoro pubblico
Il tema delle progressioni verticali non riguarda soltanto le singole procedure bandite, ma si inserisce in una riflessione più ampia sul rapporto tra contrattazione collettiva e organizzazione delle amministrazioni pubbliche.
Gli strumenti introdotti dal contratto nazionale mirano infatti a favorire la valorizzazione delle competenze interne, riconoscendo il contributo professionale maturato dai dipendenti nel corso della loro attività lavorativa.
L’efficacia di queste misure dipende tuttavia da diversi fattori: la programmazione del personale, le scelte organizzative delle amministrazioni e le modalità con cui risultano attuate le procedure.
In molti casi, le progressioni verticali rappresentano per i lavoratori una opportunità significativa di sviluppo professionale, soprattutto per chi ha maturato una lunga esperienza all’interno delle strutture amministrative.
Proprio per questo motivo l’attuazione concreta degli strumenti previsti dal contratto collettivo continua a essere un tema di interesse non solo per i dipendenti coinvolti, ma più in generale per il funzionamento dell’intero sistema del pubblico impiego.
Alla luce della scadenza fissata per giugno 2026, i prossimi anni rappresenteranno quindi una fase importante per verificare in che modo le amministrazioni utilizzeranno le opportunità previste dal CCNL Funzioni Centrali per valorizzare il personale interno.
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