Santanchè sta già preparando la sua vendetta nei confronti di Meloni

Mar 26, 2026 - 07:00
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Santanchè sta già preparando la sua vendetta nei confronti di Meloni

Odiava Gianfranco Fini. «Umanamente è una merda», disse. Quello normalizzava, lei radicalizzava. Cercò di creargli dei guai quando, con Francesco Storace e Teodoro Buontempo, Daniela Santanchè fondo La Destra. Era il 10 novembre del 2007. Non si può escludere che la “Santa” ce l’abbia con Giorgia Meloni più di quanto detestasse l’allora leader di Alleanza Nazionale. Quello che non è ragionevole pensare è che da domani Daniela Santanchè, non più ministro dalle ore 18 di ieri, starà ferma. Non è una che fa l’offesa e si ritira in buone ordine. Qualcosa s’inventerà pur di vendicarsi.

Diciannove anni fa provò a dare fastidio a Fini ma alle politiche del 2008 racimolò il 2,4 per cento, mentre alle Europee del 2008 il 2,2: in entrambi i casi zero seggi. Magari stavolta sceglierà un altro autobus. Non è che ci sia molto spazio, però qualcosa già esiste. Roberto Vannacci, per esempio, è già un buon brand. La sua linea molto di destra potrebbe funzionare per togliere voti alla cara Giorgia consumando una vendetta mica male.

Vedremo se la “Pitonessa”, come la chiamavano i giornali ai bei tempi di Berlusconi, avrà ancora voglia di dare battaglia malgrado gli anni passino in fretta e lei sa bene che nella vita non c’è solo la politica.

Ma certo questa vicenda se la lega al dito. Dimettermi perché hanno perso il referendum? «Non vorrei essere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e sinanche nel mio municipio», ha scritto nella lettera di dimissioni nella quale conclude con un garibaldino «Obbedisco». In senso stretto non ha nemmeno tutti i torti.

Nella furia post-sconfitta, Giorgia, ormai “la gatta sul tetto che scotta”, ha preteso l’uscita di Daniela che ci ha rimesso la testa per colpe pregresse. Beninteso, lei ha scritto che «ad oggi il mio certificato penale è immacolato e che per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio». Però mentre Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi hanno responsabilità specifiche per la disfatta referendaria, Danielona che c’azzecca? Se non andava bene perché la presidente del Consiglio l’ha difesa in tutti questi anni?

È amareggiata, l’ex ministra del Turismo, perché considera ingiusto essere finita nel tritacarne meloniano insieme a Delmastro («una vicenda separata»). Di buono, se così si può dire, è che scende da una nave piena di falle, che può affondare presto: lo ha capito anche Elly Schlein. Quindi ha fatto passare una giornata giusto così, per non fare vedere che chinava all’istante il capo dinanzi alla Capa. Poi ieri Daniela Santanchè ha scritto per l’ultima volta sulla carta intestata del ministero una lettera che ricorda un po’ il Maurizio Ferrini di “Quelli della notte”, «non capisco ma mi adeguo». Si è dimessa, finalmente, tanto mercoledì il Parlamento l’avrebbe cacciata all’unanimità. Sarebbe stata un’umiliazione insopportabile, per una come lei. Una che non dimentica. Ma – chissà – forse stavolta saranno tutti gli altri a dimenticarsi di lei.

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Redazione Redazione Eventi e News