Scarpinato senza precedenti, il senatore chiede al Csm il fascicolo della pm Gallucci: osò disobbedire all’ex procuratore
Può un senatore della Repubblica presentarsi al Consiglio superiore della magistratura e chiedere di visionare il fascicolo personale di un magistrato? E se sì, per quale motivo? In uno Stato di diritto esiste un confine che dovrebbe restare invalicabile: quello tra politica e magistratura. Eppure, la vicenda che coinvolge la pm di Pesaro Anna Gallucci e il senatore del Movimento 5 Stelle Roberto Scarpinato sembra raccontare esattamente il contrario. Secondo quanto denunciato dalla stessa Gallucci in un’intervista rilasciata ieri al Giornale, Scarpinato avrebbe richiesto nei giorni scorsi al Csm l’accesso al suo fascicolo professionale, qualificandosi come parlamentare e allegando il proprio tesserino. Un’iniziativa che, se confermata, non dovrebbe avere precedenti nella storia.
I fascicoli personali dei magistrati non sono archivi pubblici a disposizione della curiosità politica: contengono valutazioni, percorsi professionali ed elementi coperti da tutela della privacy, funzionali esclusivamente all’autogoverno della magistratura. L’idea che possano diventare oggetto di interesse da parte di un parlamentare – per di più coinvolto indirettamente nel contesto evocato dalla stessa Gallucci – apre scenari inquietanti. Per capire i motivi della “curiosità” di Scarpinato bisogna fare un passo indietro, quando Gallucci era pm a Termini Imerese, tra il 2014 e il 2020. Tutto parte da un’indagine sui cosiddetti “furbetti del cartellino”, che finisce per coinvolgere esponenti politici sia di destra sia di sinistra. Ed è qui che, secondo il suo racconto, iniziano i problemi.
Gallucci riferisce che l’allora procuratore capo le avrebbe chiesto di dare priorità al filone riguardante la Lega e di procedere con arresti domiciliari, basandosi su un reato previsto da una vecchia legge elettorale degli anni Sessanta. Pur nutrendo dubbi, la pm avrebbe proceduto. Tuttavia, sia il Tribunale del Riesame sia la Cassazione avrebbero poi annullato il provvedimento. Quando si tratta invece di occuparsi del filone relativo al centrosinistra, la linea — sempre secondo il racconto della magistrata — cambia: le verrebbe chiesto di chiedere l’archiviazione. Una scelta che, a suo dire, sarebbe stata condivisa anche dall’allora procuratore generale Roberto Scarpinato, oggi senatore del Movimento 5 Stelle e componente della commissione Antimafia presieduta dalla meloniana Chiara Colosimo. Gallucci decide di proseguire applicando le stesse regole a tutti. Da quel momento, racconta, la sua vita professionale cambia radicalmente: un procedimento disciplinare (poi archiviato dal Csm perché infondato), una valutazione negativa e una nota — firmata anche da Scarpinato — che, pur riconoscendone le capacità, suggerirebbe di collocarla in collegio, limitandone di fatto l’autonomia.
Il capitolo finale è tra i più delicati: il senatore Scarpinato avrebbe citato pubblicamente in diverse occasioni atti ritenuti riservati del suo procedimento disciplinare. Gallucci, per la cronaca, è tra le poche voci interne alla categoria ad essersi esposta pubblicamente, a differenza di Scarpinato che ha fatto campagna per il No, a favore della riforma della giustizia promossa dal ministro Carlo Nordio. Una posizione legittima e argomentata, ma che — sempre secondo il suo racconto — avrebbe avuto conseguenze pesanti. La pm sostiene di essere stata isolata, derisa e persino minacciata all’interno di chat tra magistrati. Non critiche nel merito, ma attacchi personali, inviti a non considerarla più una collega, fino a espressioni che evocano la violenza fisica. Un clima lontano dal confronto civile e più simile a dinamiche di tipo ideologico, dove il dissenso non si discute ma si punisce. Ancora più rilevante appare il silenzio dell’Associazione nazionale magistrati che dovrebbe garantire tutela a tutti i suoi iscritti. Un’assenza che pesa e che, di fatto, rischia di legittimare un clima di intolleranza interna. Su quanto accaduto è stata comunque annunciata una interrogazione parlamentare da parte del deputato Antonio Baldelli (FdI).
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