Venti di guerra dal Golfo Persico con due variabili non conosciute: la possibile reazione di Russia e Cina

Aprile 9, 2026 - 18:30
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Venti di guerra dal Golfo Persico con due variabili non conosciute: la possibile reazione di Russia e Cina

Nel frattempo, mentre tanto si continua a parlare di tregua e di “cessate il fuoco” sei sommergibili russi (di cui due a propulsione nucleare) e almeno due dotati di missili a testata nucleare, hanno attraversato lo Stretto di Hormuz per posizionarsi nel tormentato scacchiere del Golfo Persico; per non farci mancare nulla, in questi giorni Mosca ha anche ufficialmente annunciato che sta radunando truppe cecene per far fronte ad una possibile invasione dell'Iran da parte americana. Diversi rapporti provenienti da fonti di stampa russe di fine marzo e inizio aprile 2026, infatti, affermano che sta prendendo sempre più corpo la possibilità di inviare i temibili combattenti ceceni: gli "Akhmat" (fedeli al leader ceceno Ramzan Kadyrov e oggi inquadrati nella Rosgvardija russa, dispiegata in Ucraina) per spostarli nell'area del Golfo Persico e, segnatamente in Iran, e tutto ciò in conseguenza dell'escalation del conflitto in corso Iran-USA-Israele, iniziato come sappiamo il 28 febbraio 2026.

Questi contingenti di militari bene equipaggiati e ben temprati da anni di guerra combattuta in territorio ucraino, rappresentano forze che si dichiarano pronte a intervenire nel caso in cui “gli Stati Uniti avviino un'invasione via terra dell'Iran” poiché, in questo caso, il potenziale conflitto assumerebbe il carattere di una vera e propria Jiahad (guerra santa) contro l'aggressione dell’Occidentale.

Segnali inequivocabili, dunque, ci inducono a ritenere che i ceceni, - popolo islamico già inglobato nella ex URSS e oggi appartenente alla Federazione Russa - intendono oggi sostenere le ragioni della Repubblica Islamica dell'Iran contro gli attacchi combinati di Stati Uniti e Israele, pronti ad intervenire al semplice comando di Putin.

Anche la prudente Cina, sembrerebbe stia predisponendo preparativi per l’invio un proprio contingente (fonti non verificate parlano di 100 mila soldati) in soccorso di Teheran. Del resto, sono noti a tutti gli interessi cinesi convergenti in quell’area; infatti, la Cina è il più grande importatore di petrolio greggio proveniente dalla regione e il Golfo Persico costituisce un punto vitale per la propria economia energetica.

A più di un mese dall’inizio dell’aggressione contro l’Iran, quindi, la logica militare sviluppata dagli USA appare essere risultata fuorviante oltre che segnata da un eccessivo tratto di sicumera; questa almeno è la percezione che sembra prevalere a Pechino; infine, vale la pena riportiamo quello che hanno affermato diversi esponenti della politica cinese, interpellati dall’autorevole “The Economist”, tra i quali diplomatici, consiglieri, accademici ed esperti, oltre a funzionari attuali ed ex funzionari cinesi, giudicando unanimemente la guerra scatenata come un grave errore americano.

La Cina, hanno spiegato, ha scelto di restare (almeno per ora) in disparte, seguendo una massima attribuita a Napoleone: “non interrompere mai il tuo nemico mentre sta commettendo un errore”.

Occorre però ricordare che, in primo luogo, a Pechino ritengono che gli Stati Uniti stiano reagendo contro l’Iran perché percepiscono un indebolimento della propria potenza, a similitudine della Gran Bretagna nel XIX secolo: una dimostrazione così imponente di forze militari appare in netto contrasto con la mancanza di una strategia chiara, che indichi anche quali siano gli obiettivi da perseguire.

Il Presidente Donald Trump ha volutamente continuato ad ignorare i consigli degli esperti del Pentagono, lanciandosi in invettive e minacce estemporanee, mentre, nella sostanza, si preparava a comunicare alla nazione un possibile disimpegno dal Golfo Persico.

Questa assenza di una strategia coerente con gli obiettivi espone, inevitabilmente, Washington al rischio di un cogente fallimento militare.

Le ipotesi di un’operazione terrestre più volte avanzate da Trump mostrano, in definitiva, quanto una decisione assunta avventatamente possa condurre a un’escalation militare incontrollabile; se l’Iran dovesse sprofondare nel caos e il regime sopravvivere, gli Stati Uniti potrebbero restare impantanati per anni in Medio Oriente, una situazione analoga a quella di mezzo secolo fa in Vietnam.

Queste considerazioni qualcuno normodotato le ha avanzate al “The Donald”?

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia