Shock rinnovabili, liberiamoci dai ricatti fossili e dal "nuovo" nucleare: greenreport lancia l’idea di un Referendum nazionale

Il risultato del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo lancia segnali che vanno oltre il merito dei quesiti tecnico-giuridici – riforma del Csm, responsabilità diretta dei magistrati, composizione e le funzioni del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei Consigli giudiziari, separazione delle carriere dei magistrati, limiti agli abusi della custodia cautelare, abolizione del decreto Severino –, e con la vittoria del No al 54% contro un Sì fermo al 46%, con un’affluenza spiazzante e imprevista e molto rilevante al 58,9%, la consultazione si è trasformata in un esplicito atto di sfiducia verso l’esecutivo con dimissioni eccellenti e assolutamente non messe in conto fino a lunedì scorso. Il dato della partecipazione è poi particolarmente rilevante: il fronte del No ha intercettato una protesta abbastanza trasversale, alimentata da giovani e da elettori politicamente non schierati.
Mettiamola così. Visto che sognare a occhi aperti fortunatamente è ancora possibile, in una situazione globale così complicata che durerà molto a lungo e dove nessuno riesce a decidere come e dove intervenire e agire sui costi dell’energia fossile, non conviene a tutti liberarsi dalle catene e dal rischio di restare ostaggi dell’energia più climalterante e a costi sempre più elevati? Non converrebbe ad un Paese come il nostro, povero di risorse energetiche fossili e totalmente dipendenti dalle loro importazioni, puntare senza indugi sull’indipendenza energetica con più energia eolica, solare, idroelettrica, con più capacità di accumuli? Non sarebbe urgentissimo oggi concentrarsi sulle energie rinnovabili per uscire dal disastro energetico globale nel quale siamo finiti nell’era Trump? Nel medio e lungo periodo non è fondamentale rafforzare la crescita delle rinnovabili con più innovazione e più occupazione?
Quando l’Unione con il Commissario all'energia Dan Jorgensen avverte gli Stati membri di “prepararsi a un'interruzione delle forniture” che potrebbe anche rivelarsi lunga, a razionare energia elettrica, gas e benzina, siamo ben oltre l’allarme. Ma “evitare misure che possano aumentare il consumo di carburante, limitare la libera circolazione dei prodotti petroliferi o disincentivare la produzione delle raffinerie dell'Ue”, come invita a fare la Commissione Ue, significa avviare o aumentare la sostituzione graduale dei prodotti petroliferi fossili, agire in ogni nostra Regione in maniera coordinata sull'obiettivo della transizione verso fonti di energia rinnovabile.
Con un po’ di coraggio possiamo allora immaginare il lancio di una raccolta di firme per un referendum popolare per l’estensione delle energie rinnovabili sull’intero territorio nazionale e per l’abrogazione di norme per il ritorno del vecchio nucleare? Possiamo ridare la parola agli italiani per mettere fine a decenni di paludi politiche, istituzionali e anche normative che bloccano o limitano gli impianti – da collocare ovviamente nel pieno rispetto dell’ambiente, e questo oggi è possibile ovunque – con danni enormi energetici ed economici che trovano ampie conferme in tutte le analisi strategiche?
L’Italia è in forte ritardo. Non investire in fonti rinnovabili – solare, eolico, idroelettrico, geotermia, etc – per il sistema Paese sta creando e creerà in futuro rischi significativi in termini di insicurezza energetica e di competitività economica. Il mancato raggiungimento dei target europei che impegnano l’Italia sulle rinnovabili comporterebbe perdite economiche stimate a 137 miliardi di euro entro il 2050, oltre 5 miliardi all'anno, più la perdita di almeno 300 mila posti di lavoro. Star fermi sulle fonti fossili significa esporsi a rischi energetici con fluttuazioni dei prezzi e alla quasi totale dipendenza esterna, mentre a noi serve maggior sicurezza energetica nazionale, avere un vantaggio competitivo anche dal punto di vista dell’investimento economico rispetto ai combustibili fossili. Restare ancorati al passato significa perdere l'opportunità di abbattere i costi in bolletta e restare in balia di drammatici conflitti internazionali. Significa anche continuare ad inquinare acque e terre con danni sanitari diretti ai cittadin,i con costi che potremmo ridurre o evitare.
Greenreport apre quindi da oggi, come si dice, il più ampio e partecipato dibattito. Tema per tutti: con quali quesiti estendiamo le energie rinnovabili in Italia? Lanciando una nuova legge, promuovendo la piena attuazione del pacchetto normativo e tecnico entrato in vigore in questi ultimi anni con il Decreto Legislativo n. 5 del 9 gennaio 2026 che recepisce la direttiva europea RedIII e ci obbliga a raggiungere almeno 39,4% di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo entro il 2030? E come sbloccare e velocizzare le rinnovabili bloccate da anni nelle aree idonee per conflitti non solo con comitati ma amministrativi tra Regioni, Comuni e Soprintendenze? Con quale quesito cancelliamo questi “colli di bottiglia” istituzionali che da un paio di decenni riducono l’installazione delle rinnovabili? Oggi sono ben 110 i grandi progetti di rinnovabili bloccati da ricorsi o veti delle Soprintendenze, anche perché ogni Regione ha regole diverse per le aree idonee ma con tempi di attesa di una risposta a richieste ragionevoli anche oltre i 300 giorni.
Possiamo insieme individuare i quesiti che possono far emergere un’Italia ormai matura per la scelta più conveniente per le nostre tasche, per l’ambiente, per il clima?
Ma proponiamo anche un vero e diffuso dibattito tecnico sulla grande questione nucleare italiana che sta poi producendo sotto banco un quadro normativo per favorire il ritorno all’energia atomica. Non con le grandi centrali degli anni '70 e '80, ma sotto forma di Small Modular Reactors, mini-reattori modulari con potenza inferiore a 300 MW, meno di un terzo delle vecchie centrali che superavano i 1.000 MW.
Il quadro legislativo, tra fine 2025 e inizio 2026, ha fatto passi avanti concreti. La nuova Legge Delega approvata dal Parlamento ha creato la cornice giuridica per il ritorno dell’energia nucleare, superando i blocchi legislativi che vietavano le "grandi" centrali bocciate dagli italiani con 2 referendum. È stata istituita la nuova “Autorità di sicurezza nucleare” per vigilare sui futuri mini-impianti. Aziende italiane come Ansaldo Nucleare e Newcleo stanno collaborando con partner soprattutto francesi e americani per realizzare prototipi. Ma restano grossi nodi irrisolti e irrisolvibili a medio-lungo termine: dove collocare i nuovi siti nucleari? Tra ex aree industriali, vecchie centrali a carbone in dismissione, accanto ad acciaierie o ai grandi distretti industriali in comuni pronti ad ogni protesta visto che nessuno li chiede e nessuno li vuole ad ogni latitudine politica nei propri confini?
E allora, se la pietra di paragone del possibile referendum per sbloccare le rinnovabili, il cosiddetto benchmark referendario, è la valutazione dei risultati d'ogni referendum, guardiamo ai risultati dell’ultimo, che ha stupito tutti con un boom di partecipazione popolare imprevista. Esattamente come spiazzò tutti e stupì il mondo intero la grande partecipazione ai due referendum sul nucleare in Italia, con la stragrande maggioranza dei votanti che si è espressa per l'abrogazione secca dell’energia atomica.
Il primo, l'8 e il 9 novembre del 1987 con l’affluenza del 65% degli elettori e i "Sì" oltre l'80% per l'abrogazione di norme per la localizzazione delle centrali e del potere al Cipe di localizzarle anche in caso di opposizione degli enti locali, per l’abolizione dei contributi finanziari ai comuni ospitanti e il divieto per l'Enel di partecipare alla costruzione o gestione di centrali nucleari anche all'estero. Insomma, l'addio al programma nucleare nazionale e la chiusura delle centrali atomiche. E il secondo referendum del 12 e il 13 giugno 2011 che ha abrogato norme che avrebbero permesso il ritorno alla produzione di energia nucleare. Anche allora il 54,8% dei votanti, oltre il quorum necessario per la validità della consultazione, al 94,05% scelsero il "Sì", bloccando definitivamente i vecchi piani per la costruzione di nuovi impianti atomici sul territorio nazionale.
E oggi? Chiamare alle urne referendarie gli italiani per un Si o un No allo sblocco e al rapido aumento della capacità rinnovabile installata per accelerare la transizione verso la sicurezza energetica e il risparmio di risorse finanziarie mobiliterebbe l’elettorato? Pensiamo proprio di sì.
Pensiamo che con un forte consenso popolare, il Sì potrebbe anche far superare ogni ostacolo e ogni sabotaggio delle rinnovabili. Il No lascerebbe il passo di lumaca attuale con il futuro energetico centrato sulla produzione di energia da fonti fossili - gas, petrolio e carbone - e sul nucleare di nuova generazione, con rischi e sprechi di decine di miliardi di euro.
Sappiamo bene che promuovere un referendum sulle rinnovabili richiederebbe la raccolta di 500.000 firme o la proposta avanzata da almeno 5 consigli regionali. Ma sappiamo anche che siamo in una fase talmente rischiosa, che abbiamo ancora 4 centrali atomiche da smantellare, e che per il necessario Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi è ancora molto ma molto lontana la scelta di un sito.
Per questo, lanciamo la proposta dell’indizione di un referendum che possa accelerare al massimo lo sviluppo delle rinnovabili. Ci sono valutazioni da fare su aspetti giuridici, tecnico-scientifici, ambientali, economici, sociali, politici, geopolitici. Ma le conseguenze di un sonoro Sì potrebbero essere profonde. E vale la pena oggi riportare in prima linea un tema prioritario, dimostrare per la terza volta – speriamo definitiva – che gli italiani con concretezza preferiscono energie a portata di mano, strategiche, convenienti e sostenibili da punto di vista finanziario per privati e per lo Stato rispetto all’avventura nucleare. E mai come oggi, gli italiani sanno che le guerre si fanno in nome del petrolio, che i costi energetici aumentano a livelli inverosimili, che le incognite energetiche pesano sulle economie familiari. Siamo convinti solo un'onda trasversale di Sì alle rinnovali possa tradursi nel rilancio immediato in ogni angolo del nostro Paese delle rinnovabili, nel massimo rispetto della qualità paesaggistica e ambientale dei nostri meravigliosi territori e delle città più amate nel mondo. L’economia della pace e della cooperazione parte da risorse energetiche a disposizione di tutti, dal vento e dal sole, dall’acqua e da altre fonti energetiche pulite.
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