Smart working nella PA: la ricerca europea REMAKING conferma benefici per lavoratori e territori
lentepubblica.it
Lo smart working nella Pubblica Amministrazione non è più un’eredità emergenziale della pandemia, ma una leva strutturale di organizzazione del lavoro e di politica territoriale.
A confermarlo sono i risultati del progetto europeo REMAKING, presentati il 12 febbraio al Politecnico di Milano in un workshop che ha riunito istituzioni, sindacati, università e rappresentanti del mondo produttivo.
Tra i partecipanti anche la FLP – Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche, rappresentata dal Segretario Generale Marco Carlomagno, che ha ribadito la necessità di consolidare il lavoro agile in forma ibrida, garantendo al contempo tutele e diritti.
Il progetto REMAKING – coordinato dall’Università di Bologna e finanziato dall’Unione europea – coinvolge 14 partner europei e analizza gli effetti del lavoro da remoto su persone, organizzazioni e territori alla luce dei megatrend della digitalizzazione e degli shock globali recenti.
I numeri dello studio europeo: il lavoro ibrido aumenta la soddisfazione
La ricerca ha coinvolto 14.000 lavoratori della conoscenza in sette Paesi europei (Italia, Germania, Grecia, Portogallo, Irlanda, Repubblica Ceca e Ucraina).
Il dato più significativo: il 41,8% degli intervistati lavora da remoto almeno in parte.
L’analisi quantitativa, curata da Ilaria Mariotti e Patrizia Leone insieme al team accademico del progetto, evidenzia che la modalità più efficace non è il full remote, ma il modello ibrido, con alcuni giorni a distanza e altri in presenza.
I fattori che aumentano la soddisfazione di vita sono:
- lavoro a distanza per alcuni giorni alla settimana
- minori tempi di spostamento casa-lavoro
- livello di istruzione elevato
- presenza di figli
Al contrario, riducono la soddisfazione:
- lavoro completamente da remoto
- condizione di lavoratore autonomo
- essere donna
- essere straniero
Il risultato è chiaro: lo smart working funziona quando è integrato e regolato, non quando sostituisce integralmente la presenza.
Il caso Milano: smart working come leva di attrattività della PA
Accanto ai dati europei, il progetto ha analizzato in profondità l’esperienza del Comune di Milano, attraverso 56 interviste qualitative a dipendenti selezionati per età, genere e posizione lavorativa.
Il quadro che emerge è decisamente positivo:
- miglior equilibrio tra vita privata e lavoro
- riduzione di stress e costi di trasporto
- maggiore benessere percepito
La possibilità di lavorare due giorni a settimana in modalità agile viene considerata uno dei principali strumenti di fidelizzazione e di attrazione dei talenti nella PA.
Un elemento distintivo dell’esperienza milanese è rappresentato dagli spazi di near working: 24 sedi attivate (di cui 8 biblioteche pubbliche) per un totale di 124 postazioni.
Gli utilizzatori sono in prevalenza pendolari extraurbani, con tempi di percorrenza tra 60 e 90 minuti e carichi di cura familiare. Lavorare in spazi decentrati consente di ridurre gli spostamenti e migliorare la qualità della vita.
Non mancano, tuttavia, alcune criticità: il rischio di isolamento, la riduzione delle interazioni informali e la necessità di doppia dotazione tecnologica.
La posizione della FLP: diritti e innovazione organizzativa
Nel corso del workshop, Marco Carlomagno, Segretario Generale della FLP, ha sottolineato come i risultati della ricerca confermino una posizione sostenuta da tempo dal sindacato:
«Il lavoro a distanza, se ben regolamentato e organizzato in forma ibrida, è uno strumento fondamentale per migliorare la qualità della vita dei lavoratori pubblici, favorire la conciliazione vita-lavoro e rendere più attrattiva la Pubblica Amministrazione».
Carlomagno ha però evidenziato la necessità di un quadro regolatorio chiaro:
- piena attuazione del diritto alla disconnessione
- rimborsi per attrezzature e spese
- tutela contro forme di controllo invasivo
- innovazione nei modelli di leadership
Secondo la FLP, lo smart working deve essere accompagnato da politiche integrate tra livelli istituzionali e da un cambiamento organizzativo profondo.
Smart working e politica pubblica: una leva per famiglia e territori
Dalle evidenze di REMAKING emerge un messaggio che va oltre la dimensione aziendale.
Secondo Ilaria Mariotti, il lavoro da remoto può essere considerato una vera politica pubblica per la famiglia, in quanto:
- favorisce la conciliazione vita-lavoro
- sostiene la natalità
- amplia la partecipazione al mercato del lavoro, in particolare femminile
- contribuisce a ridurre le disuguaglianze territoriali
Il lavoro ibrido diventa così uno strumento di riequilibrio tra città e territori, in grado di redistribuire opportunità e migliorare il benessere complessivo.
Le raccomandazioni emerse dal workshop
Il confronto tra istituzioni, università e parti sociali ha portato a delineare alcune priorità operative:
- promuovere il lavoro a distanza come politica per la famiglia
- sviluppare reti di spazi di near working
- investire in formazione e nuovi modelli di leadership
- rafforzare il diritto alla disconnessione
- costruire politiche integrate tra Comuni, aree metropolitane e Regioni
Hanno partecipato al workshop, oltre alla FLP, rappresentanti di Comune di Bologna, Regione Emilia-Romagna, Università Bocconi, INAPP, Assolombarda, IWG Italia, Southworking e Officelayout.
Verso una PA più attrattiva e sostenibile
Il progetto REMAKING dimostra che lo smart working nella PA non è soltanto una modalità organizzativa, ma una leva di trasformazione economica e territoriale.
La sfida ora è consolidare un modello ibrido sostenibile, capace di coniugare benessere dei lavoratori, efficienza amministrativa e sviluppo dei territori.
Come emerso al Politecnico di Milano, il lavoro a distanza non sostituirà il lavoro in presenza, ma può diventare uno degli strumenti più efficaci per modernizzare la Pubblica Amministrazione, renderla più attrattiva e rafforzarne il ruolo nei processi di innovazione sociale e territoriale.
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